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La nuova era della Champions League

Nel regno dei Messi e dei Ronaldo, mai come in questa edizione gli youngsters delle big, da Dybala a Mbappé, sono chiamati a trascinare le loro squadre.

Di Simone Torricini

Ci sono i Messi, i Ronaldo, i Buffon e gli Ibrahimovic: quelli, insomma, che da anni sono i giocatori più attesi delle serate di Champions League. Ma ci sono anche gli Mbappé, i Dembélé, i Dybala e gli Asensio: mai, come quest’anno, la Champions fotografa un ricambio generazionale forse ancora lontano, eppure già tangibile. Per molti di loro la competizione di quest’anno potrebbe rappresentare la consacrazione a livello internazionale, un motivo in più per seguirla sin dalla fase a gironi che scatta questa sera.

Il Barça se la vedrà all’esordio con la Juventus nel gruppo D, che comprende anche Olympiacos e Sporting Lisbona: un remake preziosissimo per i catalani, che nel doppio incontro dei quarti di un anno fa persero la strada per Cardiff, ma anche un primo, vero momento clou per la stagione di Paulo Dybala. Le cinque reti segnate sin qui in Serie A dicono molto sull’accelerata della carriera dello juventino, e confermarla al Camp Nou nella casa del mentore (Messi, appunto) gli garantirebbe l’ennesimo passo avanti nell’ottica di una definizione ancora più completa della sua nuova dimensione. Ad oggi nessuno è in lizza più di Dybala per prendere le redini della successione dei grandi e, se da un lato è vero che la sua età più navigata lo rende meno futuribile rispetto ad altri, va anche considerato questo aspetto nella sua accezione positiva: se paragonato ai migliori classe ’98, ’97 o ’96, Dybala è il più maturo e quello più carico di responsabilità nel proprio contesto di squadra.

Di fronte a lui, sul campo, ci sarà uno degli youngsters più attesi: Ousmane Dembélé, che ha esordito sabato in Liga contro l’Espanyol e si trova alle prese con la delicatissima impresa di attutire il colpo conseguente alla cessione di Neymar. Il Barça che ospita la Juventus è una squadra profondamente rivisitata nella sua struttura offensiva, e non solo negli uomini quanto nelle disposizioni tattiche. Nell’ultima gara di campionato, Messi è tornato ad occupare la posizione di falso nove dopo una stagione intera passata sull’half-space di destra, mentre Suárez partiva dalla inusuale posizione di ala sinistra per accentrarsi.

Niente di nuovo a livello tattico per il Real di Zidane, che ruoterà verosimilmente i suoi uomini dopo due Supercoppe vinte ed un avvio di Liga decisamente a rilento se rapportato alle aspettative. Marco Asensio, che della prolifica linea verde madrilena è soltanto la vetta dell’iceberg, rappresenta più di tutti l’icona del futuro dei blancos: è spagnolo, è innamorato della maglia che indossa e si è dimostrato straordinariamente umile. Le sue prospettive di crescita (e soprattutto di definizione) sono ampissime, molto più ampie di quelle di Dybala, e la sensazione è che il livello cui è destinato ad avvicinarsi in valore assoluto non sia troppo lontano da quello dei grandi di oggi. Il fatto che sia sbocciato all’età migliore, e che abbia avuto il tempo di misurarsi sia in una realtà minore (l’Espanyol) che con una stagione di panchina, suggeriscono l’ottima gestione che ne è stata fatta sin qui. Ad aumentare sensibilmente l’attrattiva del suo profilo sono le doti associative che riesce a mettere in pratica con sensibilità e semplicità eccezionali. Claudio Pellecchia lo definiva attraverso «un giocatore duttile, tatticamente versatile e dal sicuro impatto a gara in corso»; non sarà certo estetico quanto Ronaldo né avrà mai la velocità di Messi, ma l’Asensio che ci immaginiamo in Qatar nel 2022 avrà davvero poco da invidiargli. Le sue caratteristiche consentono a Zidane la possibilità di variare il sistema di gioco a gara in corso, e anche se questo aspetto non dovrebbe influenzare più di tanto la gara contro l’Apoel è indubbio che nel corso dell’anno potrà tornare utile.

Nel gruppo B lo scontro diretto tra Bayern e Psg può aspettare: la prima giornata prevede i parigini a Glasgow contro il Celtic e i bavaresi all’Allianz contro l’Anderlecht. Inutile sottolineare come proprio tra i colossi francesi e quelli tedeschi proliferi una discreta quantità di campioni. Ancelotti ha Thiago, Tolisso e Kimmich, ma nessuno dei tre (per motivi diversi) vanta un profilo indicato per issarsi tra i grandissimi del futuro, e in fondo quando parliamo dei giocatori migliori del Bayern i nomi sono sempre piuttosto datati. Discorso un po’ diverso, invece, quello in casa Psg: l’era di Neymar è già iniziata, mentre per Mbappé servirà pazienza. Il francese, che compirà 19 anni soltanto a dicembre, ha alle spalle appena una mezza stagione giocata da titolare, e nonostante i segnali incoraggianti è bene tracciare una linea preventiva tra il suo status e quello degli altri youngsters. Il sorteggio non è stato propriamente clemente, ma tutt’altro che proibitivo: anche per questo al ritorno al primato in Ligue 1 è lecito aspettarsi l’affiancamento di un cammino convincente in Champions.

Una condizione simile al Manchester City di Guardiola, il cui esordio avrà come teatro lo Stadion Feijenoord di Rotterdam. Il processo evolutivo dei Citizens sta dando buoni riscontri in Premier anche per merito del contributo di Gabriel Jesus e di Ederson, due dei migliori giocatori in prospettiva dell’intera Premier League. L’attaccante, prelevato dal Palmeiras lo scorso gennaio per oltre 30 milioni di euro, sta dando continuità alla prima parte della sua avventura britannica: ha un ottimo controllo del proprio corpo e uno spiccato senso della posizione, sa giocare nello stretto ed è generoso – oltreché estremamente tenace. Tutte caratteristiche che fanno di lui una potenziale stella della Champions del domani, ma anche una solida certezza all’interno dei meccanismi del gioco di posizione di Guardiola, che lo schiera dal primo minuto sin dalla prima giornata di campionato.

Ad incuriosire per il tasso di interesse tattico è anche Tottenham-Borussia Dortmund, che si affrontano in una gara che già adesso odora di scontro diretto per il secondo posto del gruppo H – lo stesso del Real Madrid. Tra gli Spurs ci sono Alli e Kane, ma anche due giovani promettenti come Davinson Sánchez e Juan Foyth, pressoché sconosciuti oggi al grande pubblico ma ben più che delle semplici scommesse. Saranno loro a guidare la next-gen dei difensori del decennio che verrà. Un occhio di riguardo durante la gara dovrà essere tenuto nei confronti di Christian Pulisic: come Mbappé anche lo statunitense non ha ancora compiuto 19 anni, eppure, come ha scritto Alfonso Fasano, «ha già il profilo statistico di un calciatore completo e disciplinato, che sa abbinare creatività e concretezza». Il suo bottino in Champions League parla di una rete e tre assist in dieci partite giocate, ma considerato il contesto (un allenatore come Bosz, che sa parlare ai giovani, e un sistema di gioco estremamente proattivo) è più che probabile un suo upgrade a partire da quest’anno.