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Frankenstein Mbappé

Tutti i diversi pezzi di cui è composto il fuoriclasse francese: dalla velocità di Ronaldo il fenomeno all'ambizione di Cr7.

Di Claudio Pellecchia

In occasione dell’ottavo di finale contro l’Argentina, KylianMbappé è diventato, a 19 anni e sei mesi, il secondo teenager della storia – il primo fu Pelé in Svezia nel 1958, a 17 anni e otto mesi – a realizzare una doppietta in una gara a eliminazione diretta della Coppa del Mondo, oltre che il secondo più giovane di sempre a segnare almeno due gol totali nella manifestazione dopo Michael Owen (18 anni e sei mesi) nell’edizione del 1998. Al di là del mero dato statistico, la prestazione monstre al cospetto di Messi & co. ha spostato notevolmente in avanti la linea temporale della narrazione intorno al nuovo figlio prediletto della Francia calcistica. Come ha efficacemente sintetizzato John Bennet sul sito della BBC, «in meno di due anni Mbappé è diventato un plurivincitore della Ligue 1, oltre che un elemento indispensabile per la Francia e il Paris Saint-Germain», confermando di fatto quanto Eric Maggiori scriveva sul numero 16 di Undici relativamente ad un’ascesa bruciante e ancora oggi inarrestabile: «La prima presenza in Ligue 1 è datata 2 dicembre 2015; il primo gol il 20 febbraio 2016; il primo contratto da professionista è firmato il 6 marzo 2016; la vittoria della Coppa Gambardella (equivalente del torneo di Viareggio) è datata 21 maggio 2016 e condita da una doppietta in finale contro Lens».

La prova di un Mbappé appena diciassettenne contro il Paris Saint-Germain, sua futura squadra, in occasione della gara disputata il 20 marzo 2016

 Se quello della precocità è certamente il topos più adatto a raccontare le modalità e le tempistiche con cui Mbappé si sta imponendo all’attenzione del calcio mondiale, quello collaterale della velocità (o, meglio, della tecnica in velocità) rappresenta, al momento, l’unico parametro credibile cui riferirsi quando si tratta di descrivere ciò che è in grado di fare sul campo. Quando, in questo pezzo su Ultimo Uomo, Daniele Manusia scrive che Mbappé rappresenta il futuro di «un calcio senza controllo, in cui i migliori calciatori non saranno i pensatori, quelli in grado di rallentare e di vedere passaggi che altri non vedono, ma quelli che sapranno improvvisare meglio, agendo (e reagendo) quasi senza pensare ai singoli momenti di una partita», non fa altro che alimentare quella percezione, condivisa dai più, di trovarsi di fronte al prototipo del calciatore del domani, in grado di calarsi in un contesto in cui l’intervallo tra azione e reazione sia pressoché azzerato e la velocità d’esecuzione del singolo gesto risulti quasi più importante della pulizia tecnica dello stesso.

E se, da questo punto di vista, viene del tutto naturale considerare il francese come il miglior compromesso possibile oggi tra rapidità della giocata ed efficacia della stessa (anche solo pensando a quello che potrà essere di qui a cinque anni), lo è altrettanto rivedere in lui le caratteristiche di quei giocatori che, nel passato più o meno recente, sono riusciti a mettere capacità atletiche sopra la media al servizio di una tecnica superiore (e viceversa), senza per questo cadere nella semplificazione superficiale di paragoni che comunque non avrebbero senso, vista la continua evoluzione del gioco verso un suo sviluppo sempre più rapido, immediato e verticale: Mbappé già adesso è un qualcosa di unico, potenzialmente mai visto e assolutamente non duplicabile, pur avendo messo assieme il meglio dei alcuni suoi illustri predecessori. Anzi, forse soprattutto per questo.

Perciò, piuttosto che chiedersi a chi somigli, varrebbe la pena soffermarsi su ciò che ha ereditato dai grandi che lo hanno preceduto, arrivando a risultare già oggi un freak assolutamente sovradimensionato di piede e di pensiero persino per il palcoscenico calcistico più prestigioso.

Velocità, allungo e tecnica nello stretto: Ronaldo Luís Nazário da Lima

Ci sono stati due momenti della partita con l’Argentina in cui, a molti, è sembrato di rivedere il Ronaldo 1.0, la versione precedente i due gravi infortuni al ginocchio. La prima in occasione della conquista del rigore poi trasformato da Griezmann, concretizzatasi in una corsa di quasi 80 metri palla al piede, con gli avversari saltati di puro slancio e senza perdere un attimo il controllo della sfera fino al fallo terminale di Rojo:

Cronometrato sui 37 all’ora nella sua corsa contro l’Argentina, Mbappé ha richiamato quest’azione di Ronaldo contro l’Olanda ai Mondiali del 1998

La seconda in occasione del gol del 3-2, con una dimostrazione di grande lucidità, dopo aver addomesticato un pallone non semplice, nell’individuazione immediata dell’unico spazio utile per calciare con un ragionevole margine di successo, nonostante l’intera difesa albiceleste stesse già collassando su di lui:

Se non avete subito ripensato al primo gol del “Fenomeno” con la maglia dell’Inter probabilmente avete la stessa età di Mbappé

 Al di là delle suggestioni e delle innegabili analogie nell’interpretazione del ruolo, le differenze tra R9 e il suo epigono sono comunque evidenti. Alcuni dettagli del modo di correre e scattare, in particolare, sono esemplificativi: per quanto entrambi non abbiano necessariamente bisogno di un numero predefinito di metri di campo da attaccare per esplodere la propria velocità (essendo letali tanto nell’allungo quanto nello scatto da fermo), se di Ronaldo ha sempre colpito la brutalità di ogni singolo appoggio a bruciare l’erba, tipica del centometrista di razza, Mbappé è riconoscibile nella leggerezza con cui sembra percorrere una traccia predefinita ad un ritmo che si fa sempre più insostenibile metro dopo metro per chi prova a stargli dietro. Si tratta di ciò che Didier Drogba ha definito come «l’agilità di corsa» tipica dello staffettista che può sfruttare la partenza lanciata, un aspetto che aveva sottolineato anche Oscar Cini qualche tempo fa: «Mbappé è bravo a correre sia in verticale che in orizzontale, tagliando trasversalmente le linee avversarie, cercando di creare superiorità e aprendosi spazi se non ha modo di sprigionare potenza in verticale». E anche per quel che riguarda la dimensione tecnica, gli scarti sono minimi ma sostanziali: come Ronaldo anche Mbappé utilizza l’esterno, la suola o il tacco per cercare lo scambio rapido e/o districarsi in spazi stretti alla massima velocità possibile, ma non è ancora in grado di calcolare con precisione metronomica i modi e i tempi della singola giocata in funzione di un aumento esponenziale dell’efficacia, andando inevitabilmente a sbattere contro il muro difensivo avversario. Esattamente come il mare, però, ha sempre la forza per riprovarci (contro l’Argentina la percentuale di dribbling riusciti si è attestata su punte del 70%) e con il tempo e l’esperienza non potrà che migliorare anche in questo fondamentale.

 


Copertura del fronte d’attacco, potenziale associativo, finalizzazione: Thierry Henry    

In questo articolo su Undici del febbraio 2017, si evidenziava come «quando si parla di Mbappé, si ripete come un refrain senza varianti della somiglianza stilistica e di gioco proprio con Henry. Pur se con sviluppi diversi riguardo la posizione in campo l’attaccante del Monaco ricorda nelle movenze morbide e nella capacità si scattare alle spalle del difensore avversario, proprio l’altro fenomeno francese». Del resto quello con il leggendario terminale offensivo dell’Arsenal è il parallelismo più logico ed immediato dal punto di vista tecnico e di sviluppo delle potenzialità: attualmente Mbappé è già in grado di coprire l’intero fronte del gioco, agendo indifferentemente da prima punta o esterno offensivo (con evidenti miglioramenti nell’uno contro uno: rispetto all’ultima stagione al Monaco, il numero di dribbling tentati ogni 90’ è passato da 1.5 a quasi 3 di media a partita, il 75% dei quali andati a buon fine, almeno in Ligue 1) grazie ad una eccellente capacità di lettura e gestione dello spazio tanto in ampiezza quanto in profondità e ad un’ associatività che si fa sempre più marcata (il dato riguardante la media dei key passes racconta di un aumento, rispetto al 2016/2017, da 0.8 a 1.9).

Sotto questo aspetto, però, Mbappé è ancora poco a suo agio nelle vesti di regista offensivo totale (qualità che Henry ha imparato a sviluppare soprattutto nella seconda parte della carriera), essendo la componente istintiva ancora prevalente su quella della lucidità, così come dalla sua prossima strutturazione fisica (e dal conseguente miglioramento in fase di protezione della palla spalle alla porta, senza cercare di evitare ogni volta il contatto con il diretto marcatore) passeranno gran parte delle sue fortune da centravanti. Tuttavia è in fase di finalizzazione che le qualità dei due collimano fin quasi a sovrapporsi: proprio come “Titì”, Mbappé possiede una grande pulizia di calcio (intesa come capacità di colpire il pallone con la parte del piede più adatta alla singola situazione) oltre che un’innata abilità di (ri)coordinarsi in corsa per prepararsi alla conclusione senza che questa appaia mai forzata o “sporcata” da un errore di valutazione della relativa dimensione spazio-tempo. Come ha scritto Patrick Jennings nell’immediato post partita di Kazan, «Mbappé è uno benedetto dal talento ma con abilità sublimi: velocità di pensiero, due piedi reattivi agli impulsi, una testa lucida, coraggio, fiducia in se stesso e un istinto brutale per il gol. Le sue due realizzazioni sono state basse, potenti, predatorie».

Nel contropiede che porta alla rete del definitivo 4-2 contro l’Argentina, si nota la capacità di Mbappé di aumentare la frequenza di corsa quel tanto che basta per arrivare sul tocco appena troppo lungo di Giroud per poi ricalibrare la falcata in una frazione di secondo e concludere in maniera potente e precisa di prima intenzione, senza perdere un tempo di gioco per controllare il pallone e anticipando il potenziale recupero di Fazio

 

Ossessività, ambizione, ricerca del limite: Cristiano Ronaldo

L’Uruguay e Edinson Cavani ci hanno probabilmente impedito di assistere all’ideale chiusura del cerchio che Mbappé ha cominciato a tracciare tanti anni fa, quando era ancora solo un ragazzino che nella sua cameretta di Bondy fissava i poster di Cristiano Ronaldo alle pareti e passava ore su Internet a studiarlo nei video per carpirne i segreti. In quello che ha tutti i crismi di un patto faustiano, il giovane si è forgiato nella feroce ambizione di spodestare quelli che da modelli sarebbero poi diventati suoi avversari, tracciando una sorta di “road map” personale in cui l’ossessività, l’attenzione ai dettagli e la maniacalità nella cura del proprio fisico costituiscono l’architrave del suo piano di battaglia. L’influenza e l’esempio di CR7 per quel che riguarda cultura ed etica del lavoro sono evidenti: Mbappé è perfettamente conscio di quali siano attualmente i suoi limiti fisici e lavora duro per superarli, aggiungendo al quotidiano lavoro sul campo e in palestra sedute settimanali di talassoterapia per facilitare il recupero tra una partita e l’altra.

Il tutto nell’ambito di un programma pluriennale che dovrebbe portarlo ad un primo apice del suo sviluppo psico-fisico nelle prossime due stagioni, come ha rivelato recentemente Marc Westerloppe ex capo del reclutamento del Psg: «Il suo sviluppo muscolare non è ancora terminato e si completerà soltanto a cavallo dei 21 anni. A quel punto la parte superiore del corpo si rinforzerà naturalmente, le spalle si allargheranno ancora di più, la muscolatura e le articolazioni si definiranno ulteriormente. Kylian ne guadagnerà in velocità, esplosività ed abilità tecniche». Senza, per questo, arrestarsi nella ricerca di limiti ulteriori verso cui spingersi: perché oltre ad essere già «sulle orme di coloro che hanno segnato la storia» (Sidney Govou a France Football) Mbappé intende scriverla a sua volta, continuando a mostrarci quel futuro dal quale sembra provenire dopo aver sintetizzato il meglio del passato.