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Perché Gareth Southgate è un allenatore diverso

La passione per il basket e il rugby, ma anche lo studio dell'utilizzo dei media mutuato dalla Nfl.

Di Redazione Undici

Gareth Southgate ha rifondato il calcio inglese. Non solo è riuscito a spezzare la decennale maledizione legata ai calci di rigore, ma ha reso nuova vita a diversi aspetti legati alla Nazionale. Ha rinnovato elementi legati alla comunicazione, ha lanciato un nuovo stile modaiolo con il suo fidato gilet ed è riuscito a costruire da zero la forza mentale di alcuni dei suoi giocatori. In più è evidente come all’allenatore dei Tre Leoni abbia portato alcuni principi nuovi nella fase realizzativa legata alle palle inattive. Otto degli 11 gol realizzati dall’Inghilterra sono arrivati dagli sviluppi di un calcio da fermo, e in questo conta molto la passione di Southgate per il mondo Usa. Nello scorso mese di febbraio era negli States per partecipare al 52 ° Super Bowl a Minneapolis qui ha anche trovato il tempo di assistere alla gara tra Minnesota Timberwolves e i Milwaukee Bucks, per studiare come i giocatori di basket si muovano per trovare lo spazio in gare bloccate, analizzare i blocchi in spazi ristretti e altre cose del genere.

Questo non è l’unico elemento di novità portato da Southgate in Inghilterra. Jason Burt del Telegraph ha raccolto tutti gli elementi per cui il tecnico è considerabile come un vero innovatore, che ama molto studiare gli altri sport – tattiche, tecniche, ma anche elementi psicologici – e applicare poi alcuni principi al mondo del calcio. Nel football americano ha studiato i Seattle Seahawks, i New England Patriots e i Minnesota Vikings, ma nel suo lavoro ci sono anche elementi provenienti dal cricket, dall’atletica, dal pugilato, dal nuoto e persino dallo slalom in canoa e dal pattinaggio di velocità, dove si è confrontato con Nicky Gooch: l’allenatore dell’olimpionico Elise Christie.

Il secondo gol di Stones contro Panama, arrivato dopo un perfetto schema da calcio piazzato

Nessuno ha analizzato così tanto gli altri sport prima come Southgate ora, riuscendo ad applicare poi i principi a quello che era il suo obiettivo. Il tecnico fa parte dell’Elite Sport Program del Regno Unito: un corso triennale, in cui si laureerà l’anno prossimo, il cui scopo è quello di migliorare gli attuali allenatori di livello mondiale che lavorano all’interno del sistema britannico, per consentire loro di diventare i grandi allenatori del futuro. Southgate prende parte al corso con altri studenti tra cui Mel Marshall, che allena il campione olimpico di nuoto Adam Peaty e Paul Manning, ex pistard e ciclista su strada britannico, medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre e attuale allenatore di Laura Trott.

Per quanto riguarda la sua partecipazione al Super Bowl, Southgate ha studiato come le squadre della Lega venissero presentate ai media. Un aspetto che ha fatto suo istituendo un media day presso la sede di St George’s Park in cui ogni testata ha avuto la possibilità di parlare con i 23 convocati per 45 minuti, con un orologio al centro del campo da futsal che calcolava il tempo rimanente. Un enorme successo. Ma Southgate ha anche lavorato a stretto contatto con Sir Dave Brailsford, direttore generale del Team Sky e con Michael Cheika, l’allenatore dell’Australia di rugby. Southgate è solito confrontarsi con l’allenatore della Nazionale inglese di rugby Eddie Jones, ed è stato più volte alle sessioni di allenamento tenute da Jones e viceversa. Uno studio costante di ogni aspetto di sport differenti, applicati e sintetizzati poi nel suo approccio.

Sempre dal rugby, e più in particolare dagli All Blacks, Southgate ha istituito un rito per cui un grande ex della Nazionale presenta nello spogliatoio i nuovi arrivati consegnandogli una maglia. Per rafforzare così l’idea dell’onore di rappresentare il proprio Paese. A Ian Wright, ad esempio, è stato chiesto di presentare Tammy Abraham, Jordan Pickford, Joe Gomez e Jack Cork prima dell’amichevole contro la Germania dello scorso anno. Il tutto mentre Alan Shearer veniva invitato a parlare con la squadra. Southgate, che viene dalla gestione di un gruppo giovane come quello dell’Under 21, ha mostrato una grande apertura mentale. Ha chiarito come si può lavorare in maniera innovativa anche nel calcio, trasferendo il proprio know how nella gestione della Nazionale maggiore. Un esempio: il lavoro svolto da Kane e compagni con la Royal Marines nel gennaio del 2017.