Calcio

La nuova Austria

Per la prima volta, la Nazionale alpina si qualifica a un Europeo sul campo: merito di una squadra con un riuscito mix di veterani e talenti, capeggiata da Alaba e Arnautovic.

VIENNA, AUSTRIA - SEPTEMBER 10: David Alaba of Austria celebrates after winning the FIFA World Cup 2014 Group C qualification match between Austria and the Republic of Ireland at the Ernst Happel Stadium on September 10, 2013 in Vienna, Austria. (Photo by Christian Hofer/Getty Images)

Alzi la mano chi, al momento del sorteggio di Nizza del 23 febbraio 2014, avrebbe mai immaginato che un girone con Russia, Svezia, Montenegro, Liechtenstein, Moldova e Austria sarebbe stato dominato da quest’ultima nazionale. Anzi, che a due giornate dal termine gli austriaci sarebbero stati già qualificati matematicamente e, altrettanto matematicamente, da primi in classifica.

No, se avete alzato la mano non vi credo. Perché nessuno immaginava che Capello con la sua Russia potesse farsi sfuggire l’occasione di un riscatto e di una giustificazione ai tanti milioni che la sua federazione ha firmato sul contratto di dovergli dare, salvo poi lasciarlo senza emolumenti, senza mai cogliere un risultato meritevole di menzione.

E tantomeno nessuno poteva credere che Ibrahimovic e i suoi compagni non avrebbero fatto di tutto per contendere il primo posto alla squadra di capitan Roman Shirokov. Poi c’era il Montenegro e, sai, il Montenegro è sempre e comunque una squadra dell’ex Jugoslavia che quindi già di default merita rispetto perché sono parenti molto vicini dei brasiliani d’Europa (a proposito, bella figura anche la Serbia, ma questa è un’altra storia); in più aggiungi che in campo hanno gente come Vucinic e, soprattutto, Jovetic: il ruolo di sorpresa del girone spettava di diritto ai rossi di Podgorica.

Considerando Moldova e Liechtenstein come le squadre materasso della situazione, all’Austria spettava quindi, nei pronostici, il quarto posto; non sono il primo, né sarò l’ultimo, a dire che i pronostici sono fatti per essere smentiti. Così è stato.

Lo spettacolo dei tifosi austriaci all’Ernst-Happel-Stadion di Vienna, nella partita inaugurale del girone.

Quest’avventura, da quella domenica nizzarda di fine febbraio, parte la sera dell’8 settembre dello scorso anno all’Ernst-Happel-Stadion di Vienna quando, davanti a 48.500 spettatori e a una coreografia da brividi, con la curva interamente vestita di bianco e rosso, l’Austria si trova ad affrontare la Svezia di Zlatan. Al 7’ del primo tempo Alaba parte in progressione sulla fascia sinistra e, come al solito, brucia gli avversari; mette la palla a centro area ma il suo cross viene intercettato con il braccio dal difensore del Sunderland Sebastian Larsson: l’arbitro decreta, senza esitazioni, il calcio di rigore che lo stesso giocatore del Bayern Monaco trasforma con freddezza. Dopo soli 5 minuti, però, Ibrahimovic svetta più in alto di tutti in mezzo a un’area di rigore in cui non c’è spazio neanche per uno spillo e mette a terra, di testa, un calcio di punizione battuto dalla tre quarti: Erkan Zengin, del Trabzonspor, fa rimbalzare il pallone, si gira e spara un missile contro cui Robert Almer nulla può. Finisce così, un gol a testa, come i punti che ciascuna delle due squadre si porta a casa e aggiunge al proprio bottino europeo.

Poco più di un mese dopo, in Moldova, il copione sembra lo stesso: 12 minuti dopo il fischio d’inizio, calcio di rigore per l’Austria: Alaba cambia angolo ma segna di nuovo e porta in vantaggio i suoi; al 27’, sempre su calcio di rigore, risponde Alexandru Dedov. Mormorii dei tifosi austriaci, non si può iniziare a perdere punti già alla seconda partita e, per di più, contro i moldavi. Volenterosi, sì, ma sempre la squadra 121 del ranking FIFA. Janko azzittisce gli scettici e le voci insaccando il gol della vittoria per 2-1 al 51’. Intanto da Stoccolma arriva la notizia che i padroni di casa e la Russia hanno pareggiato per 1-1.

FIFA U-20 World Cup: Austria v USA

Tre giorni dopo è l’ex Prater di Vienna a chiarire un po’ di più le idee agli scommettitori su chi possa essere la squadra su cui puntare un paio di kopeki: contro il Montenegro privo di Jovetic l’Austria capitalizza la rete realizzata al 24’ da Rubin Okotie, abile a mettere in rete un bellissimo cross di Marko Arnautovic.

Sì, proprio lui. L’ex interista, quello che a molti ricordava Balotelli nei comportamenti e, forse, anche nel talento, il tanto genio e altrettanta sregolatezza al quale, però, l’aria della Premier League sembra aver fatto bene. Al punto che Marko, che comunque ha nel proprio carniere uno scudetto, una Coppa Italia e una Champions League conquistate con Mourinho con 3 presenze totali nella stagione (tutte in Serie A), è diventato punto fisso della sua nazionale e riesce a risultare spesso decisivo nel creare superiorità numerica grazie alle sue veloci progressioni palla al piede, dalla parte opposta del campo rispetto ad Alaba.

Arnautovic è decisivo nel creare superiorità numerica grazie alle sue veloci progressioni palla al piede

Questa è, senza dubbio, una delle chiavi tattiche del gioco impostato dal ct Marcel Koller, elvetico di nascita, in carica dal 2011: due frecce sulle fasce a scardinare le difese avversarie, con un centravanti armadio come Marc Janko a centro area pronto a fare a sportellate, a segnare o a creare spazio per gli inserimenti da dietro dei centrocampisti. Janko è alto 1,96 m e pesa 92 kg: per dare l’idea, tre centimetri e quattro chili in più di Luca Toni; figlio di Eva Janko, bronzo nel giavellotto alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, Marc è un vero e proprio girovago, avendo giocato prima nella propria nazione con Admira Wacker Mödling e Salisburgo, per poi iniziare a girare tra Twente, Porto, Trabzonspor e Sidney FC dove ha idealmente preso il posto di Alessandro Del Piero. È tornato in Europa quest’estate a rinforzare l’attacco del Basilea.

Se c’è un momento nella campagna di qualificazione a Euro 2016 del girone G, che si può definire decisivo, in cui l’Austria ha davvero capito di poter spiccare il volo è il 15 novembre 2014: a Vienna arriva la Russia di Fabio Capello, reduce da un pareggio casalingo contro la Moldova che ne ha frenato la marcia e, quindi, vogliosa di fare risultato a tutti i costi. L’Ernst-Happel è ancora una volta un catino infuocato di cori e colori bianchi e rossi per far capire ai russi che cosa li attende. La partita fila liscia sullo 0-0 fino al minuto chiave: 72. Nella smorfia napoletana il numero 72 indica meraviglia, stupore: come quella che Okotie prova, mettendosi le mani nei capelli, quando l’arbitro non gli convalida una rete perché la palla non ha, a suo giudizio, superato del tutto la linea di porta; l’attaccante di tre nazionalità (austriaco, nigeriano e pakistano) si mette le mani nei capelli mentre la palla si allontana dall’area e il gioco prosegue. È ancora in area avversaria a maledire quanto accaduto quando una palla vagante si avvicina dalle sue parti e lui non può far altro che buttarla dentro, alle spalle di Akinfeev. Austria batte Russia 1-0, mentre la Svezia impatta 1-1 in Montenegro. Ormai è chiaro che gli austriaci fanno sul serio.

L'1-0 sulla Russia: è il momento in cui l'Austria prende coscienza della sua forza.

E siamo al 2015, con la marcia trionfale che prosegue con il 5-0 rifilato al Liechtenstein in trasferta in un quasi derby e la vittoria per 1-0 a Mosca contro la Russia grazie al gol di Janko. Il resto è storia recente: nella tre giorni appena trascorsa i ragazzi di Keller superano prima la Moldova per 1-0 a Vienna e poi compiono un autentico capolavoro andando a rifilare un 4-1 a domicilio alla Svezia.

Nella storia del Campionato Europeo per nazioni l’Austria non si era mai qualificata sul campo prima d’ora, avendo preso parte alla sola edizione 2008 in quanto Paese organizzatore, insieme alla Svizzera.

I numeri della crescita parlano chiaro: solamente tre anni fa, nel 2012, l’Austria occupava la posizione numero 70 del ranking FIFA, nel 2013 chiudeva al 46, nel 2014 al 24 e ora si trova nel punto più alto mai raggiunto da quando esiste questa classifica: tredicesima. E ha messo la freccia per superare un’Olanda in crisi d’identità ormai molto grave distante una manciata di punti.

Tre anni fa l'Austria era numero 70 del ranking FIFA. Oggi è tredicesima

Quasi sessantacinque anni fa il Rapid Vienna vinceva il campionato tedesco. No, non è un refuso, è andata davvero così. Il Terzo Reich aveva deciso di inserire nella massima competizione calcistica nazionale, l’antenata della Bundesliga, anche le squadre dei territori annessi: Austria, Prussia Occidentale, Alsazia. Nonostante le angherie fatte subire alle squadre non prettamente tedesche da parte di arbitri e avversari e nonostante uno svantaggio iniziale di tre reti a zero, il Rapid sconfisse per 4-3 la corazzata dell’epoca, lo Schalke 04, provocando una tragedia nazionale in Germania e qualcosa più di una festa in Austria, una voglia di rinascita, di rivincita, di riscatto. Tre R per rappresentare uno dei più alti risultati raggiunti dal calcio austriaco: vittorie vere e proprie, trofei alzati, nonostante ci sia stato il Wunderteam degli anni trenta, squadre di club o nazionali non ne hanno alzati. È pur vero che uno come Happel ha vinto da allenatore tutto quello che c’era da vincere in Europa e anche di più e che personaggi come Sindelar rimarranno per sempre negli annali del calcio e nei libri di storia. Ma il momento dell’Austria non è ancora mai arrivato, nonostante gli anni dei grandi bomber Polster e Schachner.

Potrebbe essere la volta buona? Analizzando nel dettaglio la squadra che ha conquistato la qualificazione, salta subito agli occhi la presenza di un unico, ma grande, fuoriclasse, uno di quei giocatori ai quali l’appellativo, oggi tanto di moda, di top player sta addirittura stretto: David Olatukunbo Alaba Boa, al secolo David Alaba. Nato a Vienna 23 anni fa, da madre filippina e padre nigeriano, è cresciuto calcisticamente nel nel SV Aspern e nell'Austria Vienna, prima di passare alle giovanili del Bayern Monaco. Seconda squadra, cinque presenze coi grandi e il prestito all’Hoffenheim: siamo al 2011, da lì David entra in squadra a Monaco di Baviera e non ne esce più. Nonostante di mestiere faccia il terzino sinistro e il Bayern abbia in quel ruolo un certo Philip Lahm. Ma Alaba può fare di tutto in campo e si destreggia ottimamente anche più avanti, sempre sull’out sinistro, o in mediana: per uno che ha i suoi numeri non è un problema, dove lo si metta in campo. Il problema, caso mai, è per gli avversari che se lo trovano di fronte.

Il calciatore più forte d'Austria.

Alaba è sicuramente uno che sposta, insomma. Janko, invece, è difficile da spostare, vista la stazza: e visto il rendimento in zona gol, nonostante la prossima estate avrà 33 anni, non è difficile pronosticare che la maglia al centro dell’attacco sarà sua. Altro calciatore importante davanti è il già più volte menzionato Okotie, che a 28 anni si trova a giocare nella seconda divisione tedesca, a Monaco di Baviera come il suo connazionale ma nel 1860.

Eppure l’exploit austriaco, a ben guardare, non avrebbe dovuto cogliere tutti noi (me compreso) alla sprovvista: ce lo saremmo in qualche modo dovuto aspettare. Questa squadra ha in rosa alcuni dei giocatori che componevano quell’Austria che otto anni fa arrivò quarta ai Mondiali Under20 in Canada: Prödl, Madl, Suttner in difesa, Harnik e Junuzović a centrocampo oltre a Okotie davanti, per citare i più importanti. L’ossatura storica dei veterani composta dal portiere Almer, odiato e amato dalla sua gente, dal capitano Fuchs, oggi in forza al Leicester di Ranieri, gli stessi Prödl, Harnik e Janko, gente che va dai 28 ai 32 anni, è integrata da calciatori di indiscusso talento, primo fra tutti il difensore che tutte le estati vuole mezza Europa ma prima rimane al Basilea poi va a Kiev, Aleksandar Dragovic, 24 anni o Marcel Sabitzer, centrocampista di 21 del Leipzig. Di Arnautovic ho già abbondantemente detto e state sicuri che in Francia tra un anno sarà un sicuro protagonista. Nel bene o nel male.

Una nazionale con molti giocatori che arrivarono quarti ai Mondiali Under20 in Canada del 2007

C’è poi il capitolo dei talenti, quelli che da qui a un anno potrebbero definitivamente esplodere e fare il grande salto, gente che nel giro della nazionale comunque c’è già: mi riferisco, in primis, a Valentino Lazaro e, in seconda battuta, a Philipp Schobesberger del Rapid Vienna. Senza dimenticare l’attaccante ventiduenne Marco Djuricin, quest’estate arrivato a un passo dal Frosinone. Valentino Lazaro è un centrocampista offensivo, nato a Graz da madre angolana e padre greco, in forza al Red Bull Salisburgo che a 19 anni ha già collezionato 3 presenze in nazionale e attirato l’attenzione di Roma e Real Madrid.  Schobesberger, invece, compirà 22 anni a ottobre, non ha ancora esordito in nazionale, ma è stato convocato da Koller per la sfida dello scorso giugno contro la Russia.

L’età d’oro dell’Austria, insomma, potrebbe essere arrivata; ma se anche non fosse, intanto possiamo goderci una squadra che vince e convince, piena di talento, di entusiasmo, capace di sorprendere tutti. Anche se stessa.

 

Nell'immagine in evidenza, David Alaba con la maglia dell'Austria. Christian Hofer/Getty Images


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