Diario Francese – 1: bombe e vittorie

Prima puntata del diario dalla Francia: a Lione per l'Italia, dove, tra allarmi, scioperi e diluvi, le preoccupazioni si rarefanno solo con la vittoria degli azzurri.
di Andrea De Benedetti 14 Giugno 2016 alle 12:13

La prima bomba – ce ne saranno altre, temiamo, prima della fine del torneo  è un sacco di plastica bianco e rigonfio abbandonato sul ciglio del viale che da Nord porta al nuovo stadio dell’Olympique Lyonnaise. Nulla che lasci pensare a qualcosa di diverso da un coacervo di rifiuti promiscui lasciato lì da qualcuno che pensava di fare uno scherzo o che voleva ribellarsi alla dittatura della raccolta differenziata; però in Francia, nel 2016, a poche centinaia di metri da uno stadio che di lì a poco si riempirà di 56 mila persone, tutto è una bomba, fino a prova contraria. Ecco dunque l’artificiere in tuta e maschera d’ordinanza che si fa largo tra due ali di tifosi belgi (ma quanti sono? ne sarà rimasto qualcuno in patria? E se poi il Lussemburgo gli dichiara guerra?), si avvicina al sacco sospetto, vi deposita accanto un’apparecchiatura per la rilevazione di eventuali esplosivi, si allontana, e dopo qualche minuto, una volta comprovata la natura innocua dell’ordigno, lo fa brillare squarciandogli con un taglierino lo stomaco imbottito di spazzature meticce. Secondo uno dei gendarmi che presidiano la zona, di allarmi come questo se ne registrano almeno tre o quattro al giorno, e speriamo siano sempre, come stavolta, maldestri tentativi di smaltimento di yogurt scaduti o packaging superflui.

Belgium's players attend a training session at the Stade de Lyon on June 12, 2016 on the eve of their opening match against Italy for the EURO 2016 football tournamnet. / AFP / EMMANUEL DUNAND (Photo credit should read EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

L’allenamento dei giocatori belgi nello stadio di Lione, alla vigilia della gara con l’Italia (Emmanuel Dunand/AFP/Getty Images)

L’impressione è comunque quella di essere approdati in un Paese che ha imparato a convivere con l’emergenza e a sopportarla con più pazienza che rassegnazione. Sempre oggi, cioè ieri, Lione era semiparalizzata dallo sciopero dei tram: tutti fermi fino alle 17, compreso ovviamente quello che dovrebbe trasferire i fans dal centro città allo splendido quanto inculato impianto dell’OL. Un po’ l’opposto di quello che accade in Italia, dove lo sciopero viene programmato all’ora della partita per non danneggiare chi lo subisce e soprattutto chi lo fa. In Francia, invece, chi sciopera lo fa, giustamente, col preciso intento di provocare disservizi ai cittadini, e il paradosso è che gli stessi cittadini sembrano molto più disposti ad accettarne gli effetti collaterali, perché gli stessi effetti collaterali – lavorare il doppio all’ora della partita – li mettono in conto gli stessi scioperanti.

Poi ci si mette anche la pioggia monsonica che si abbatte sullo stadio mezz’ora prima della partita: la sospenderanno? Non la sospenderanno? Che cosa si fa in caso di calamità naturali in un torneo così compresso come un Europeo? È mai successo in una competizione per nazionali? Per fortuna, pochi minuti dopo spiove. E spiove anche il pallone lanciato da Bonucci e atterrato preciso sul sinistro di Giaccherini. Ci voleva una cosa così per squarciare le nuvole che incombono minacciose sull’Europeo. Almeno per oggi.

 

Nell’immagine in evidenza, mani in testa per Laurent Ciman e qualche altro migliaio di belgi (Jeff Pachoud/AFP/Getty Images)
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