Una pillola di Buffa su Cristiano Ronaldo

Cosa significa per Cr7 il numero 12? Perché è quello il suo numero simbolo e non il 7 con cui abbiamo imparato a conoscerlo? Ce lo spiega Federico Buffa.
di Redazione Undici 14 Giugno 2016 alle 12:16

In occasione della 90esima edizione di Pitti Immagine Uomo, a Firenze dal 14 al 17 giugno, abbiamo pensato e realizzato (in collaborazione con Barracuda) undici sculture extra-large che richiamano altrettanti numeri di maglia dei giocatori che hanno fatto la storia degli Europei. Abbiamo chiesto a Federico Buffa di raccontare Cristiano Ronaldo attraverso un numero. Ha scelto un numero inusuale:

12: Sull’isola di Madeira, in mezzo all’Atlantico, Enrico il Navigatore, l’uomo che ha reso ricca la dinastia lusitana degli Aviz, ha piantato una pianticella di canna da zucchero. Un atto ingenuo che ha aperto scenari poi nefasti: si materializza lì, infatti, il primo laboratorio per la più grande tragedia dell’umanità, il mercato degli schiavi. Lì, però, nello stesso lembo di terra nasce anche l’idea di libertà di un ragazzo che diventa grande presto, ma chiede il permesso alla mamma prima di conquistare il mondo.

This picture taken on November 16, 2008 shows the ID card of local football association in Funchal of Portuguese footballer Cristiano Ronaldo provided by Andorinha local Football Club on June 26, 2009 when the Portuguese footballer was playing in Andorinha club in 1994-1995. Real Madrid have officially signed Cristiano Ronaldo on a six-year deal, the Spanish giants announced on June 26, 2009 and will officially become a Real Madrid player on July 1. AFP PHOTO/ GREGORIO CUNHA (Photo credit should read GREGORIO CUNHA/AFP/Getty Images)

Una foto del 2008 mostra il tesserino con cui Cristiano gioca per il Funchal (Gregorio Cunha/Afp/Getty Images)

Allo stadio Alvalade di Lisbona arriva a 12 anni, anche con un cuore pieno di paura, Cristiano Ronaldo. 12 è il numero chiave, forse più del 7. 12 come gli anni di quel ragazzo: ha una tecnica sopraffina, costruita sulle strade ondulate della sua isola, e un’ambizione ossessiva che deve essere solo raffinata. L’atteggiamento che ha nei confronti del suo fisico, fin da piccolo, è lo stesso che Paganini aveva nei confronti del suo violino: “se non lavoro per un giorno, me ne accorgo solo io, ma se non lavoro per più di un giorno se ne accorgeranno anche gli altri.” E questo non succederà mai, perché il professionista si forma insieme all’uomo. Da questi particolari si giudica un giocatore, uno che ha appena alzato, nel cielo di Milano, la sua terza Champions League”.

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