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La miglior Inter di De Boer, le criticità della Juventus: l'analisi delle due squadre, all'indomani del derby d'Italia vinto dai nerazzurri.

Inter Milan's Croatian forward Ivan Perisic celebrates with his teammates after scoring during the Italian Serie A football match Inter Milan Vs Juventus on September 18, 2016 at the San Siro Stadium in Milan. / AFP / MARCO BERTORELLO (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Nel momento in cui la pressione mediatico-ambientale stava iniziando ad incalzare su Frank De Boer, la sua Inter ottiene una vittoria con una prestazione sorprendente e interessante, da cui potrebbe aver ricavato le soluzioni ai quesiti sorti in queste prime partite. Un risultato che, viceversa, indirizza diverse critiche sulla testa di Max Allegri, a cui questa sconfitta lascia in eredità alcuni spunti di riflessione.

Una nuova traccia per l'Inter

L'Inter è ancora in via di definizione, e non potrebbe essere altrimenti visto che Frank De Boer si è insediato sulla panchina nerazzurra soltanto il 9 agosto. Ma i nerazzurri potrebbero però aver imboccato la strada giusta al primo turning point dell’anno.  La sfida contro la Juventus offre nello specifico degli spunti molto interessanti relativamente alla fase offensiva. Se contro Chievo e Pescara la gestione del primo possesso era stata delegata in toto o quasi a Medel, con i centrocampisti di maggior qualità chiamati ad alzarsi sopra il centrocampo avversario alla ricerca di luce tra negli spazi intermedi a scapito però di una trasmissione palla poco lineare nei primi 50-60 metri, contro i bianconeri De Boer potrebbe aver trovato la quadratura del cerchio nell’impostazione del gioco arretrando Banega – sulla carta centrocampista avanzato nell’asimmetrico 4-2-3-1– in zona palla in appoggio al cileno. Contestualmente ha dato sfogo alla sensibilità di Joao Mario nel leggere l’azione ed occupare quindi gli spazi liberati sullo sviluppo della stessa, il quale nel primo tempo ha partecipato al consolidamento della manovra e alla risalita del pallone soprattutto nei 40 metri finali, mentre nel secondo ha lavorato di più in posizione. Una prova suffragata dai numeri: l’argentino e il portoghese hanno completato complessivamente ben 38 passaggi su 47 diretti nell’ultimo terzo di campo, gli stessi eseguiti dai 3 centrali di centrocampo bianconeri più Dybala, ma con 7 errori in più (31/47).

L’uscita palla nerazzurra: Banega in appoggio a Medel, Mario si alza sulla stessa linea del centrocampo juventino.
L’uscita palla nerazzurra: Banega in appoggio a Medel, Mario si alza sulla stessa linea del centrocampo juventino

A prescindere dal fatto che sia questa o meno nel medio-lungo periodo la struttura deputata alla cura dell’uscita palla, lo stile del tecnico olandese prevede una circolazione ragionata, che mira ad isolare l’esterno sul lato debole. L’ampiezza in effetti ha rappresentato un dogma nel suo Ajax, che vorrebbe replicare pure in nerazzurro, dove può contare su due laterali in grado di adempiere alle sue richieste come Candreva e Perisic. Esterni alti quindi aperti sul consolidamento della manovra, così come nell’istante della ricezione della sfera in zone più avanzate. Il movimento della mezzala (ad aprirsi o al contrario esterno-interno) o la sovrapposizione del terzino devono favorirne l’isolamento con il dirimpettaio, da superare per poi crossare per Icardi, accompagnato in area da uno o più centrocampisti.

In questo senso i nerazzurri hanno già mostrato cose più che discrete contro Palermo (11 cross completati su 28) e Pescara (9 cross completati su 41), anche se resta da individuare il cursore in grado da inserirsi da dietro e creare un diversivo credibile alle stoccate di Icardi (Banega? Joao Mario? Brozovic?). In altre parole, determinare chi sarà “il nuovo Klaassen”, ovvero un giocatore che attaccando l’area su azioni laterali è arrivato a 13 gol, 8 assist e 1,47 tiri a partita entro i 16 metri nell’ultima Eredivisie.

La proposta dell’Inter con le catene laterali. Interessante vedere come nel primo video, con il centrocampo a 3, Kondogbia si apra, mentre con un centrocampo a 2 Banega scelga una traccia interna al fine di generare la superiorità numerica di Santon e Perisic sulla fascia

Anche in questo caso però l’ex difensore del Barcellona ha mostrato flessibilità verso le sue idee con la libertà concessa a Éder , per attitudini attaccante centrale, di entrare dentro al campo e supportare Icardi in fase offensiva.

Se a palla persa De Boer all’Ajax puntava su transizioni aggressive, con una densità elevata di uomini in zona palla per recuperarla il più in alto possibile, in questo scorcio iniziale sembra più cauto. Le spaziature del resto non sempre sono ineccepibili e lo stesso coach sta ribadendo l’importanza delle marcature preventive. Nello specifico in mezzo al campo, su transizioni negative successive ad azioni nerazzurre prolungate, talvolta l’Inter ha smarrito le distanze tra i centrocampisti  – come in occasione del primo gol del Chievo o contro il Pescara nell’immagine postata qui in basso – mentre i difensori sembrano restii ad accorciare.

sul contropiede del Pescara, Bahebeck scarica per Caprari che manda in porta Verre. Da notare il buco che si crea in mezzo al campo tra Joao Mario, che si era alzato per accompagnare l’azione e Medel, che si era schiacciato invece sulla linea difensiva
Sul contropiede del Pescara, Bahebeck scarica per Caprari che manda in porta Verre. Da notare il buco che si crea in mezzo al campo tra Joao Mario, che si era alzato per accompagnare l’azione e Medel, che si era schiacciato invece sulla linea difensiva

La novità del match contro i campioni d’Italia è rappresentata dalla pressione costante ad inizio azione, con Icardi, i 3 uomini alle sue spalle e uno tra Joao Mario e Medel a ringhiare sul rombo basso di costruzione. Un atteggiamento che ha determinato 13 palloni recuperati nella metà campo avversaria e un certo impaccio nell’undici di Allegri nell’uscire dalla difesa in maniera pulita (“appena” l’82% di passaggi completati per la “Vecchia Signora”, un dato basso per i suoi standard, che si attestano attorno all’85%).

Da notare l’aggressività interista anche al minuto 74

Se sia la svolta per la Beneamata è presto per dirlo. La speranza però è che con questa prestazione convincente il neo allenatore abbia messo a tacere chi l’ha accusato di non saper leggere il calcio italiano e si sia creato quella credibilità necessaria per lavorare con un briciolo in più di tranquillità. Almeno fino al prossimo passo falso.

Come cambia la circolazione palla nella Juventus

Dalla passata stagione, fondamentalmente non sono cambiati i principi di gioco della nuova Juve. Nessuna sovrastruttura – fatta eccezione per la scelta di puntare a prescindere sul centrocampo a 3 – ma un 3-5-2 brutalmente cinico e delegato ai singoli, a cui viene richiesto di interpretare il momento della partita nella maniera più idonea. Alla luce di una fase di possesso a tratti macchinosa nei primi due terzi di campo nel 2015/16, la società ha voluto assecondare l’allenatore – che più volte nel corso dell’annata precedente si è lamentato degli errori a livello tecnico dei suoi – portando a Torino giocatori già formati e in grado di trattare la sfera, leggi Pjanic, Dani Alves, Benatia e Higuain.

Emblematiche in questo senso le prestazioni contro Fiorentina e Sassuolo, in cui i bianconeri, quando hanno mantenuto le distanze corte tra i reparti, hanno proposto una trasmissione palla fluida e lineare, ora paziente, ora più diretta, impreziosita da alcune transizioni negative aggressive, che hanno permesso un recupero pressoché immediato del possesso. Se l’anno scorso la cura dell’uscita palla dalla difesa era affidata a Bonucci e Marchisio, in questa stagione, complice in parte l’infortunio del numero 8, il testimone è passato a Pjanic. Nella posizione di mezzala sinistra nel 3-5-2, il bosniaco contro il Sassuolo è andato incontro al rombo basso di costruzione (BBC+Lemina) per fornire una linea di appoggio sicura e favorire la risalita del pallone.

In più idealmente ha detto la sua nel dibattito circa la sua posizione in campo (mediano? Mezzala? Trequarti?) interpretando il ruolo in maniera dinamica, ossia muovendosi in zona palla – un po’ come faceva alla Roma – e conducendo quindi il possesso fino all’ultimo terzo di campo. Facilitatore di gioco e rifinitore, play basso e trequarti al tempo stesso. Un interno con mansioni ben differenti rispetto al suo predecessore Pogba, che era chiamato soprattutto a coprire il campo in ampiezza e risolvere la manovra negli ultimi 35 metri, agendo più da cursore che da regista.

I passaggi di Pjanic contro il Sassuolo, autentico uomo ovunque
I passaggi di Pjanic contro il Sassuolo, autentico uomo ovunque

Il punto di contatto tra il francese e l’ex Roma è l’interconnessione stabilitasi con Dybala, l’altro cardine del gioco bianconero. Che in questo scampolo di stagione sta pestando zolle ancora più vicine alla propria porta pur di favorire la risalita del pallone, spesso aprendosi sul centro destra, creando così un frequente interscambio con Khedira, che ha fruttato al tedesco 2 reti e una media di 2,6 tiri ogni 90 minuti. Il rovescio della medaglia denota però come la Joya, in assenza di Pjanic, l’unico centrocampista prettamente creativo in rosa, ed in presenza di una pressione avversaria mirata, sia costretta ad arretrare ulteriormente il suo raggio d’azione per costruire l’azione in una formazione contro il Siviglia molto scolastica e poco intraprendente nel giro palla difensivo.

Uno dei tormentoni di Juve-Siviglia 0-0: con Bonucci in possesso e i centrocampisti schermati, l’ex Palermo deve andare incontro al portatore. A fine gara si registreranno ben 20 tocchi su 60 nei primi due terzi di campo per l’argentino
Uno dei tormentoni di Juve-Siviglia 0-0: con Bonucci in possesso e i centrocampisti schermati, l’ex Palermo deve andare incontro al portatore. A fine gara si registreranno ben 20 tocchi su 60 nei primi due terzi di campo per l’argentino

Stesse problematiche nella circolazione perimetrale nel pomeriggio di San Siro, dove l’ex romanista è stato spostato mediano. L’idea era quella di fornire un appoggio solido ai 3 difensori per gestire in maniera più efficiente il transito della palla dal primo al secondo terzo di campo rispetto a mercoledì; così facendo però il bosniaco si è trasformato in un riferimento più statico e quindi maggiormente controllabile per l’Inter, il cui pressing ad inizio azione mirato a schermare lo stesso numero 5, ha indirizzato il possesso sul lato destro – quello di Lichtsteiner – o in alternativa aveva lo scopo di uscire forte su Chiellini. Una situazione aggravata dall’incapacità da parte di Khedira ed Asamoah di offrire delle linee di passaggio utili sia sul corto, sia alle spalle della mediana avversaria.

Buffon che effettua 5 rinvii in una sola partita (e li sbaglia tutti e 5) fa notizia
Buffon che effettua 5 rinvii in una sola partita (e li sbaglia tutti e 5) fa notizia

Queste difficoltà della BBC a costruire sotto pressione nonostante la superiorità numerica nel primo terzo di campo, abbinata ad un difetto di qualità in mezzo al campo – Lemina, Khedira e Asamoah, pur disponendo di un validissimo bagaglio tecnico, per caratteristiche non nascono registi – e alla partenza di un accentratore come il già citato Pogba, inducono ad una riflessione circa la struttura posizionale dei campioni d’Italia in fase di possesso.

Inserire un uomo offensivo (leggi Cuadrado o Pjaca) al posto di un difensore, oltre ad alzare il baricentro, potrebbe da un lato uniformare la Juve ad un panorama europeo sempre più orientato su centrocampo ed attacco, dall’altro rendere la formazione campione d’Italia più verticale. Una variazione di tema per proporre così un’opzione supplementare sopra la linea della palla che non sia abbassare Dybala per risalire il campo, utile anche a generare superiorità numerica lateralmente. Certo, andrebbero poi rivisti gli equilibri e le spaziature in fase difensiva, ma con un parco attaccanti di questo livello, è un esperimento che vale la pena operare.

Sempre in tema di ampiezza, menzione speciale per i due laterali Lichtsteiner (o Dani Alves) e soprattutto Alex Sandro, capaci di giocare la sfera e superare l’uomo anche sotto pressione e in spazi stretti. I quali possono andare sulla mezzala che si è alzata sopra la linea della palla o, in situazioni più bloccate, appoggiarsi su Higuain, il cui movimento verso il centro del campo, può congelare il possesso ed attirare fuori posizione almeno un difensore. Allegri dopo il pareggio con gli spagnoli in Champions League ha dichiarato che Mandzukic è più propenso dell’argentino a svariare, mentre l’ex Napoli è più un finalizzatore.

Il Pipita abbassandosi apre uno spazio che viene attaccato da Dybala e Pjanic

Forse l’ha detto per deresponsabilizzare l’investimento da 90 milioni, perché in realtà il classe ’87 nasce come fantasista e si possono tuttora riscontrare tracce palesi della sua visione di gioco quando si abbassa per cambiare gioco o verticalizzare. A causa di una brillantezza fisica da ritrovare, Higuain finora si sta limitando ad un movimento verticale (ricezione sulla figura-attacco della porta), ma la sua influenza sul gioco è destinata a spingersi ben oltre a questi due giochi offensivi o alla mera finalizzazione. Immagino che la Juve l’abbia acquistato, al di là dei gol, per implementare il set di soluzioni negli ultimi 30 metri, al fine dunque di rendere l’azione più imprevedibile.

 

Nell'immagine in evidenza, i giocatori dell'Inter festeggiano il gol del vantaggio di Perisic (Marco Bertorello/AFP/Getty Images)


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