L’Inghilterra sfida la Fifa sui “poppys” del Remembrance Day

Ma cosa sono, perché vengono indossati, e perché sono così contestati.
di Redazione Undici 03 Novembre 2016 alle 13:01

Nonostante il divieto della Fifa, l’Inghilterra vorrebbe indossare lo stesso i papaveri commemorativi del Remembrance Sunday durante la gara contro la Scozia del prossimo 11 novembre, notizia che sarebbe confermata anche dalla Football Association. La stessa Fa ha rilasciato ieri sera un comunicato in cui dichiara l’intenzione di pagare il tributo appropriato «a quanti hanno compiuto l’estremo sacrificio». Secondo l’organo di governo del calcio inglese «il papavero è un simbolo importante di memoria e non crediamo veicoli alcun messaggio politico, religioso o commerciale, né si riferisca a qualsiasi evento storico in particolare». Il simbolo sarebbe in realtà vietato in quanto rappresentazione di una chiara posizione politico-religiosa, e qui sta il punto di disaccordo tra la Fifa, che non vuole concedere una deroga, e la Football Association.

Secondo la Federazione, però, la posizione sarebbe perfettamente in linea con l’accordo del 2011, relativo alla Legge 4 comma 4, occasione in cui venne concesso all’Inghilterra di vestire il simbolo durante un’amichevole contro la Spagna. Secondo Greg Clarke, presidente della Fa, saranno comunque presenti papaveri rossi in tutto lo stadio di Wembley. Clarke ha aggiunto: «Stiamo commemorando milioni di persone che hanno dato la propria vita in guerra negli ultimi cento anni, lo meritano loro come le famiglie delle vittime». Anche Stewart Regan, amministratore delegato della Scottish Football Association, ha contattato la Fifa per chiedere una deroga, pur consapevole della rigidità dell’organo di governo sulla questione. Entrambe le associazioni calcistiche si sono inoltre informate riguardo possibili sanzioni in caso di scontro con la regola imposta, tra cui la possibile detrazione di punti.

remembrance poppy sono dei fiori artificiali utilizzati già dal 1921 per commemorare i militari britannici morti nella Prima guerra mondiale e in altre guerre. In seguito furono utilizzati dai veterani militari dell’Impero britannico. In Irlanda del Nord i papaveri sono oggetto controverso: molti dei nazionalisti e cattolici irlandesi si rifiutano di indossarli, a causa delle azioni della British Army durante i Troubles, mentre i protestanti dell’Ulster e gli unionisti li accettano.

Lo scorso anno fece scalpore la notizia riguardante il rifiuto, da parte di James McClean del Wba, di indossare i poppys commemorativi durante il Remembrance Day. Secondo il giocatore nato a Derry, nell’Irlanda del Nord, vestirlo avrebbe significato mancare di rispetto ai 13 civili morti durante il Bloody Sunday del 1972. Lo scorso anno fu l’unico giocatore a non adottarli sulla propria maglia, nel match contro il Leicester disputato al The Hawthorns, dichiarando che «se avessero rappresentato soltanto la Prima e la Seconda guerra mondiale lo avrei messo senza problemi. Ma per la storia da cui provengo, essendo di Derry, non posso indossare niente del genere».

 

>

Leggi anche

Calcio
La terza Coppa del Mondo saltata dall’Italia è il fallimento di un movimento, e perciò deve essere un punto di non ritorno
E il vero problema, finora, è che tutte queste sconfitte non hanno portato a una reazione, a un reale cambiamento.
di Redazione Undici
Calcio
L’Italia è fuori dai Mondiali 2026 perché ha avuto paura della Bosnia, anche prima di rimanere in dieci
La squadra di Gattuso ha approcciato male la partita di Zenica, poi ha commesso l'errore capitale di smettere di giocare dopo aver trovato il vantaggio: una scelta dettata dalla mancanza di idee e dal terrore di essere sconfitti.
di Alfonso Fasano
Calcio
Un’intera squadra di giocatori dell’Arsenal ha rinunciato a giocare con la Nazionale prima o durante la pausa di marzo
La rosa dei Gunners è stata colpita da tanti piccoli infortuni eppure in Inghilterra in pochi credono che non ci sia una strategia da parte del club.
di Redazione Undici
Calcio
Il Giappone che va ai Mondiali, uno dei più forti di sempre, è pieno di giocatori che sono passati o sono ancora nel Sint-Truiden
E ovviamente non è un caso, ma il frutto di una sinergia forte tra il club belga e l'intero sistema nipponico.
di Redazione Undici