Calcio

La rivelazione Victor Moses

Come Victor Moses, a cui Conte ha ritagliato un ruolo inedito, è diventato il giocatore più importante del Chelsea.

Chelsea's Nigerian midfielder Victor Moses celebrates after scoring during the English Premier League football match between Chelsea and Burnley at Stamford Bridge in London on August 27, 2016. / AFP / GLYN KIRK / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 75 images, no video emulation. No use in betting, games or single club/league/player publications. / (Photo credit should read GLYN KIRK/AFP/Getty Images)

«Il suo valore da esterno destro del Chelsea continua ad aumentare. Ha creato problemi al Tottenham ogni volta che ha toccato palla, ed è stato altrettanto determinante nei contrasti. Ha prolungato la striscia vincente dei Blues dopo una formidabile corsa che gli ha permesso di trovarsi nel posto giusto al momento giusto». Così Espn ha commentato la prestazione contro il Tottenham di Victor Moses, autore del gol del 2-1 definitivo contro gli Spurs: Chelsea ancora al comando in Premier e sesta vittoria consecutiva ottenuta. Ma c'è di più oltre ai numeri della squadra più in forma del campionato, capace nelle ultime sei gare di segnare 19 volte e subire appena una rete. È il modo in cui Conte è riuscito a fare di Victor Moses, in una squadra ricca di talento, l'uomo più determinante della squadra. Per tre volte in stagione, Hull, Middlesbrough e Tottenham, il nigeriano è stato votato Man of the match. Il giornale catalano Sport ha parlato di un concreto interesse del Barcellona per risolvere i suoi problemi sulla fascia destra, ma Conte ha voluto allontanare ogni possibile scenario futuro: «Voglio che i miei giocatori rimangano concentrati sul presente».

Per arrivare fin qui, a essere il giocatore cult del Chelsea e uno dei più ambiti sul mercato internazionale, Victor Moses ha dovuto affrontare questo:

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Poi questo:

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E poi ancora questo:

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In parole povere, Moses era l'useless man del Chelsea. Acquistato nell'estate 2012 per 11,5 milioni di euro, dopo una stagione da protagonista nel Wigan, il nigeriano non ha mai trovato continuità a Stamford Bridge. Nella sua prima stagione, ha giocato appena 12 partite per intero, considerando tutte le competizioni: spesso partiva dalla panchina, a volte non gli rimanevano che pochi minuti in campo. Complicato trovare spazio, in una squadra dove veniva chiuso dai vari Hazard, Oscar e Mata. Né le sue prestazioni avevano mai pienamente convinto. Sì veloce, ma con qualità tecniche inferiori ai suoi compagni di reparto. Una prima, modesta stagione al Chelsea sembrava dover essere un mero periodo di assestamento, in attesa di ammirare un giocatore più concreto. E invece.

In breve, Victor Moses è precipitato nel turbinio di una squadra dedita a un numero impressionante di prestiti in uscita. Nel novero degli esuberi il suo nome c'era sempre. Ecco spiegate le numerose non convocazioni a ogni inizio di stagione, prima che si riuscisse a trovare posto in un'altra squadra. Che negli anni ha sempre cambiato nome — Liverpool, Stoke City, West Ham — ma senza mutare le fortune del giocatore. Stagioni non esaltanti, minutaggio mai realmente soddisfacente, Chelsea sempre disinteressato a riportarlo alla casa madre. Fino a quest'anno: Conte ha voluto premiare l'impegno e l'applicazione profusi in precampionato. Senza, però, ritagliargli un ruolo centrale: nelle prime uscite dell'anno, Moses ha visto il campo, come già gli era accaduto in passato, negli ultimi spezzoni di gara. Riuscendo a segnare in una di queste, la rete del 3-0 nella vittoria casalinga contro il Burnley. Il primo gol in maglia Blues dal novembre 2012.

La prestazione di Moses contro il Tottenham

Al di là di questa episodica gioia, e della stima riservatagli da Conte che ha sempre cercato di assicurargli qualche minuto in campo, il destino di Moses non era cambiato molto rispetto a quattro anni prima. Da esterno d'attacco, il nigeriano avrebbe continuato a scontrarsi con una concorrenza troppo superiore. La svolta — per lui, ma anche per la squadra — è arrivata nell'unica partita in cui Moses non è sceso in campo, la sconfitta per 3-0 contro l'Arsenal. Dopo quella batosta, Conte ha deciso di passare al 3-4-3. Dei quattro di centrocampo, a sinistra la scelta, ovvia, è ricaduta su Marcos Alonso; a destra, l'opzione più naturale sarebbe stata quella di Azplicueta. Invece l'intuizione del tecnico è stata schierare Moses in quel ruolo, con lo spagnolo tra i tre di difesa e il definitivo accantonamento di Ivanovic. Nella prima partita con la nuova disposizione, in trasferta contro l'Hull, Moses è stato il migliore in campo.

Da allora, Moses non è più uscito dall'undici titolare, con due reti e un assist collezionati nella nuova posizione. «Sta giocando in un modo fantastico», ha detto Antonio Conte. «Ha qualità importanti: tecnica, forza fisica, l'abilità di coprire 70 metri di campo. Trovo che sia incredibile che qualcuno come lui sia stato così sottovalutato». Moses assicura quello che, ai tempi della Juve, faceva Lichtsteiner. «Non avevo mai giocato in questa posizione», ha detto Moses. «Più gioco qui, più imparo: voglio migliorare partita dopo partita». Ad aiutarlo nella fase difensiva, che sta sviluppando come mai aveva fatto in carriera, è la comunicazione con i compagni: «Dietro di me c'è Azpilicueta, che mi aiuta tantissimo e mi dice se sono nella giusta posizione». La rapidità e la resistenza sono determinanti nelle sue capacità di equilibrare la squadra. Pur premiato nella scelta per le sue doti offensive, Moses sta svolgendo al meglio i compiti difensivi: finora le statistiche parlano di 12 intercetti, 89% di tackle riusciti, 49 duelli vinti.

Victor Moses, cerchiato in rosso, nelle transizioni difensive. La posizione del nigeriano, insieme a quella di Alonso sul fronte opposto, permette al Chelsea di disporsi a 5 in situazioni di questo tipo
Victor Moses, cerchiato in rosso, in una transizione difensiva. La posizione del nigeriano, insieme a quella di Alonso sul fronte opposto, permette al Chelsea di disporsi con cinque uomini in linea di difesa

Le caratteristiche di Moses, però, ne fanno qualcosa in più di un semplice esterno a tutto campo. Non si può comprendere la sua importanza nel gioco del Chelsea senza considerare la sua vocazione offensiva. Nelle situazioni di partita in cui i Blues aumentano la pressione, il nigeriano alza il proprio baricentro di gioco, mentre Alonso rimane più bloccato. La rapidità è un'arma preziosa per attaccare la difesa e coglierla di sorpresa alle spalle.

Il taglio alle spalle della difesa del nigeriano, sul passaggio in profondità di Hazard, mette fuori causa i difensori del Middlesbrough: Moses batte in velocità il suo avversario e mette subito la palla in mezzo per Pedro

Una situazione tattica frequente è anche lo scambio di posizione con Pedro, esterno alto a destra. Quando Moses converge verso il centro, lo spagnolo si allarga: è un'opzione che Conte può permettersi di utilizzare molto più di quanto possa fare sulla sinistra, dove Alonso difficilmente predilige tracce interne. Quando la squadra si distende in verticale, però, il compito del nigeriano è offrire ampiezza alla squadra. In questo modo gli avversari devono concedergli metri, e spesso, come successo nel gol contro il Tottenham, finiscono per perdere la marcatura.

L'ampiezza data dal nigeriano su una situazione di attacco del Chelsea. In questo istante Moses è libero da marcature
L'ampiezza data dal nigeriano su una situazione di attacco del Chelsea: il Tottenham ha difficoltà nel tenere le marcature sugli esterni, sia sulla sinistra dei Blues, dove si sta costruendo l'azione, sia sulla destra, dove Moses ha libertà assoluta

 

Situazione molto analoga, stavolta contro il Middlesbrough: Hazard pesca il movimento di Moses, che avanza indisturbato verso la porta
Situazione molto analoga, stavolta contro il Middlesbrough: Hazard pesca il movimento di Moses, che avanza indisturbato verso la porta

Quando entra in possesso del pallone negli ultimi metri di campo, Victor Moses difficilmente va sul fondo per crossare. Non gli riesce benissimo nelle poche occasioni in cui è costretto a farlo (0,5 volte a partita, per una cross accuracy del 14%) e ne limiterebbe l'imprevedibilità offensiva. Solitamente, Moses cerca il centro dell'area, più che il fondo. Da lì può scambiare palla a terra con i compagni o cercare la conclusione.

Un esempio di questo tipo: rinuncia al cross dal fondo per correre lungo la linea dell'area di rigore
Un esempio di questo tipo: la rinuncia al cross dal fondo per entrare in area

In questo modo è nato il suo gol contro il Leicester: il marcatore diretto ha in testa di chiudergli il destro, il suo piede preferito, ma Moses dirotta rapidamente verso il centro. Il nigeriano serve al centro Chalobah, che gli restituisce il pallone, premiando il suo consueto movimento a tagliare alle spalle della difesa. A tu per tu con Schmeichel, Moses non sbaglia.

Moses, al sito ufficiale del Chelsea, ha detto: «Finalmente mi sento a casa, questa è la mia squadra. Sono contento di giocare, il mister mi ha dato la possibilità di esprimermi e mi sto gustando il momento».

 

 

Nell'immagine in evidenza, Victor Moses esulta dopo la rete al Burnley (Glyn Kirk/AFP/Getty Images)


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