Calcio

Morata in 6 momenti

Alcune delle giocate migliori dell’attaccante spagnolo, arrivato già oltre quota 50 reti segnate in carriera a soli 24 anni.

NAPLES, ITALY - MARCH 07: Alvaro Morata of Real Madrid celebrates after scoring goal 1-3 during the UEFA Champions League Round of 16 second leg match between SSC Napoli and Real Madrid CF at Stadio San Paolo on March 7, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Potremmo definire Álvaro Morata “El hombre de la providencia”. Un giocatore che a 24 anni, in un contesto europeo che vede tutti gli attaccanti più forti prossimi o vicini alla trentina, tiene il passo dei migliori: sono già 51 i gol realizzati tra Real Madrid e Juventus, con altri 8 segnati in Nazionale maggiore, un buon serbatoio in cui pescare una top six delle sue realizzazioni migliori.

Bonus track

Probabilmente iniziare una rassegna di gol di un giocatore con un’azione che non si conclude con la realizzazione di una rete da parte dello stesso non è il manifesto della coerenza nello storytelling sportivo, ma questa azione travolgente è l’emblema dell’impatto devastante che potenzialmente Álvaro Morata può avere a livello europeo – e di conseguenza mondiale.

Nella notte in cui i tifosi bianconeri devono aggiungere la mancata spazzata di Evra e un gol ingiustamente annullato alla cartella What if dell’archivio Champions League, Morata e Cuadrado si inventano una incredibile staffetta 2 x 100 che trasforma uno, due…. cinque giocatori del Bayern Monaco da invidiati vip a protagonisti di una figura barbina in eurovisione.

1) 

Solamente dopo due stagioni nelle giovanili dell’Atlético Madrid e una al Getafe, Morata passa al Real Madrid B, con cui conquista successi e attenzioni dei principali talent scout internazionali; il suo soprannome “El Ariete” è dovuto al suo girarsi e prendere velocità palla al piede, azione che lo rende praticamente impossibile da raggiungere. Ma quel nome sottintende anche uno dei suoi difetti principali, ossia il caricare le difese avversarie a testa bassa, senza visione periferica della posizione dei compagni e finendo a volte per andare a imbottigliarsi.

I suoi primi due allenatori da professionista sono Mourinho e Ancelotti ed il suo impiego, fatalmente in una squadra pregna di talento offensivo, è molto limitato. Nonostante questo Morata diventa ben presto un idolo dell’esigente pubblico del Bernabéu; questa sorta di predilezione del madridismo per Morata deriva dalla somiglianza strutturale e posturale con l’ex Morientes ma anche e soprattutto perché quando entra in campo mette tutto l’impegno possibile per conquistarsi spazio, con giocate di questo tipo:

Importanza del gol in una scala da 1 a 10: uno virgola poco, dato che si tratta della rete del 5-0 al Rayo a un quarto d’ora dalla fine. Bellezza del gol in una scala da 1 a 10: almeno 9.

2)

Nell’estate del 2014 sul cartellino di Alvaro Morata, che nel frattempo ha vinto la Champions League con il Real, si scatena una corsa frenetica in giro per l’Europa. Molte squadre vogliono dare più spazio al suo indiscutibile talento, suffragato anche dall’imbarazzante superiorità dimostrata nell’europeo sub-21, con il titolo finale raggiunto anche grazie a quattro gol in cinque partite di Alvaro. Alla fine la spunta la Juventus che acquista a titolo definitivo il giocatore, sul quale però la dirigenza del Real Madrid non molla la presa, conscia delle enormi potenzialità dell’attaccante.

Morata rising star è una specie di unicum nella rosa bianconera, costituita essenzialmente dalla vecchia guardia italiana che arriva dai tre scudetti consecutivi, da campioni affermati all’ultima grande occasione della carriera (Tévez ed Evra), da campioni affermati e basta (Pogba e Vidal); ma c’è un’altra situazione che rende Morata speciale nella prima stagione a Torino. E’ un periodo, fra metà febbraio 2014 ed inizio giugno 2015, in cui ogni assist di un compagno, ogni pallone vagante, ogni respinta di un portiere avversario della Juventus in Champions League, viene calamitato da Morata e depositato, appoggiato o scaraventato in rete.

ROME, ITALY - MAY 21: Alvaro Morata of Juventus FC celebrates after scoring the opening goal during the TIM Cup match between AC Milan and Juventus FC at Stadio Olimpico on May 21, 2016 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Gol nell’andata e nel ritorno degli ottavi contro il Borussia Dortmund, rigore procurato nell’andata dei quarti contro il Monaco, gol (senza esultanze) nell’andata e nel ritorno della semifinale contro il Real Madrid; non c’è una eliminatoria in cui Morata non sia decisivo. Tutto, ovviamente, culminato con il gol in finale contro il Barcellona:

Importanza del gol in una scala da 1 a 10: 9, solo perché alla fine la coppa dalle grandi orecchie prende la strada della Catalogna. Difficoltà del gol in una scala da 1 a 10: data la libertà da marcature e l’angolo di tiro non propriamente impossibile direi 4, forse 5. Capacità del gol di modificare la percezione degli appassionati su chi avrebbe vinto quella finale: fuori scala, perché dopo il dominio blaugrana del primo tempo, da quel momento e per almeno 20 minuti, la partita è stata realmente in mano alla Juventus.

3)

La sessione estiva di calciomercato 2015-16 coincide con una rivoluzione nel reparto offensivo dei bianconeri: partono Tévez, Llorente, Coman e Matri e arrivano a Torino Dybala, Mandžukić, Zaza e Cuadrado; l’unico a restare, ormai idolo dei tifosi, è Morata. Nella prima partita della Juventus da vice-campione in carica, a dieci minuti dalla fine il risultato è sull’1-1; Álvaro ha pestato per tutta la partita la fascia sinistra e solo dopo l’uscita di Mandžukić può tornare su zolle più familiari. Tre minuti, gli bastano tre minuti:

La straordinaria parabola grazie a cui la Juventus saccheggia l’Etihad è una delle specialità dello spagnolo; solo durante la sua permanenza in Italia si manifesta in altre due occasioni: ad Empoli e a Palermo dove è bravissimo, con una finta, a crearsi lo spazio vitale necessario per la conclusione. Questo al City, sommato a quello nel successivo turno casalingo contro il Siviglia, porta Morata a segnare per cinque partite consecutive di Champions League, per una notevole striscia di sette gol in nove presenze.

4)

La primavera del 2016 è quella in cui le voci provenienti dalla Spagna sul percorso inverso Torino – Madrid  si fanno sempre più insistenti. Il derby di ritorno di metà marzo viene deciso da giocate sontuose della meglio gioventù bianconera; il dribbling funambolico con seguente assist al bacio di Pogba, è il preambolo a un gol pazzesco: Morata sfreccia alle spalle di Glik, addomestica la palla con un tocco vellutato, splendido stop di collo destro e Padelli battuto in uscita.

5)

Álvaro Morata lascia la Juventus al termine della stagione 2015-16, con la Casa blanca che sfrutta il famoso “diritto de recompra” che aveva mantenuto nel contratto di cessione ai bianconeri di due anni prima. Al netto di una mancata presa di posizione decisa e decisiva sul proprio futuro, sostituita da una ponziopilatesca accettazione dell’ineluttabilità della situazione, il ricordo che lascia a Torino è ottimo, anche per il gol decisivo nella finale di Coppa Italia:

Il Milan di Brocchi gioca una grande partita, mettendo in seria difficoltà i campioni d’Italia, ma uno strappo di Lemina e l’assist di Cuadrado – si chiude il cerchio con la partita dell’Allianz Arena – recapitano a Morata l’ultimo appuntamento col destino in maglia bianconera. Importanza del gol in una scala da 1 a 10: 10, perché pur non esistendo più la regola del golden gol questo gli si avvicina incredibilmente. Difficoltà del gol in una scala da 1 a 10: 10, perché la palla viene colpita di controbalzo; come Caparzo  a terra prima che i suoi compagni sentano lo sparo in Salvate il soldato Ryan, la rete si gonfia prima che Donnarumma pensi a come poter intervenire.

6)

Oscurato dalla crescita di Dybala, preoccupato della imprescindibile presenza di Mandzukic in cima alla graduatoria di gradimento personale di Allegri e avendo subodorato nel sottobosco del calciomercato la volontà della Juventus di acquistare un super attaccante come Higuaín, Morata decide di tornare a Madrid. Un gol ogni 100 minuti circa giocati in campionato e la preferenza del pubblico del Bernabéu rispetto a Benzema non sono ancora bastati per soffiare il posto da titolare al francese, “El Ariete” si trova, ora come ad inizio carriera, per lo più in campo nei minuti finali delle partite.

Real Madrid's forward Alvaro Morata (L) heads the ball to score a goal during the Spanish league football match Real Madrid CF vs RCD Espanyol at the Santiago Bernabeu stadium in Madrid on February 18, 2017. / AFP / JAVIER SORIANO (Photo credit should read JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

Alla prima di Champions nella nuova avventura spagnola, dopo che Ronaldo ha pareggiato su punizione nei pressi del 90’ il sorprendente vantaggio dello Sporting Lisbona, Morata schianta la resistenza dei portoghesi con un colpo di testa che piega le mani al portiere.

Proviamo ad immaginare che il traversone dalla sinistra lo calci Roberto Carlos o Guti anziché James Rodriguez e rivedremo Fernando Morientes al centro dell’attacco del Real. Quei cinque anni in meno rispetto a Benzema assomigliano molto a un’assicurazione sul posto da titolare al centro dell’attacco madridista, a patto che Zidane  non ritenga Morata, come già successo spesso con Allegri, un apriscatole per le partite più chiuse: da buttare nella mischia solamente quando gli spazi si allargano ed i difensori avversari sono troppo stanchi.