Calcio

Il portiere del futuro?

Ederson Moraes è il nuovo portiere di Guardiola al Manchester City e il più pagato di sempre. Cosa sappiamo di lui, e cosa ci può dire sul futuro del ruolo?

Benfica's Brazilian goalkeeper Ederson Santana celebrates a teammate's goal during the Portuguese league football match SL Benfica vs Vitoria Guimaraes SC at the Luz stadium in Lisbon on May 13, 2017. / AFP PHOTO / JOSE MANUEL RIBEIRO (Photo credit should read JOSE MANUEL RIBEIRO/AFP/Getty Images)

Uno dei più grandi pregiudizi attorno alla figura di Pep Guardiola riguarda la sua incapacità di scelta del portiere. Praticamente esonerato da qualsiasi valutazione a Barcellona e Monaco, l’arrivo a Manchester ha evidenziato un certo integralismo nella fede del catalano nel ruolo più difensivo. Da anni, ormai, il contributo del portiere alla fase difensiva e offensiva della squadra è paragonabile a quello di un qualsiasi giocatore di movimento: deve esser in grado di generare superiorità numerica nel momento di uscita del pallone e allo stesso tempo ampliare il suo raggio d’azione in fase di non possesso, trasformandosi spesso in un libero arretrato. Una consuetudine ormai radicata che ha modificato i criteri di valutazione e selezione dell’estremo difensore (ne avevamo già parlato con Marchegiani). Ma Guardiola lo scorso anno è andato oltre, scegliendo il titolare del City esclusivamente per le sue qualità tecniche. Ha epurato senza mezzi termini il capitano Joe Hart e ha obbligato i Citizens a investire 18 milioni di euro per un portiere 33enne. Motivazione? «Claudio Bravo è il miglior portiere del mondo insieme a ter Stegen e Neuer quando si tratta di costruire il gioco». Una scelta che, nel corso dei mesi, si è rivelata praticamente fallimentare e ha fatto nascere diverse critiche tra i media britannici. Il cileno per tutta la stagione non è stato particolarmente brillante, anzi, si è reso protagonista di diversi errori, ma soprattutto non ha portato quel surplus tecnico che ci si aspettava.

Cosa cerca Guardiola in un portiere: «Quando arriva la palla, parala»

Le polemiche si sono riproposte in questi giorni, da quando sono state rese pubbliche le cifre che il City dovrebbe stanziare per comprare Ederson Moraes: 40 milioni di euro al Benfica, per un portiere brasiliano classe ’93 praticamente sconosciuto al grande pubblico. Dieci più di quelli che spese il Bayern per Neuer e solo 12 in meno di Buffon, ancora oggi il portiere più pagato della storia. Una follia, forse, se non fosse per un particolare: il suo procuratore. Ederson appartiene alla scuderia dorata di Jorge Mendes, lo stesso di Bernardo Silva. Un caso? Ma in un calciomercato tornato a spendere cifre a sette zeri per giocatori normali, l’acquisto di un portiere che superi i 15 milioni di euro continua a fare scalpore. La storia dei trasferimenti parla chiaro: escluso Ederson, negli ultimi quindici anni solo Neuer e De Gea sono costati di più. Le motivazioni sono diverse. Quello del portiere rimane un ruolo particolare, dove il turnover è praticamente assente e l’isteria “da nuovo acquisto” non è così vorticosa come in altri ruoli. In più la tendenza è quella di far crescere in casa il portiere del futuro (Szczesny, Courtois e Donnarumma, per ora, i maggiori esempi) e il grosso investimento lo si fa una volta, dandogli fiducia quasi illimitata. Ma forse la convinzione più diffusa, che inconsciamente Guardiola ha voluto sfatare, riguarda la percezione economica: il portiere non ha ancora un valore commerciale equiparabile ai giocatori di movimento. Se l’attaccante è quello che vale di più, perché segna e porta i trofei, il portiere è ritenuto ancora un “estremo difensore”, e di conseguenza vale meno. È curioso come questa visione sia, rispetto al cambiamento tecnico-tattico del ruolo di cui si scrive abbondantemente da da anni, completamente antitetica.

Ederson sembra rispondere a questo doppio ruolo del portiere-libero. Guardiola se ne innamorò ad aprile dello scorso anno, durante la sfida tra il suo Bayern Monaco e il Benfica. Il brasiliano fu il migliore in campo e, praticamente da solo, fermò il carro armato offensivo dei bavaresi, con parate fondamentali su Müller e Lewandowski che permisero al Benfica di uscire praticamente indenne dall’Allianz Arena.  A Guardiola, tuttavia, rimasero negli occhi non i gesti tecnici o l’evidente personalità nel dominio della linea difensiva, ma il gioco con i piedi: «Ederson ha fatto molti lanci lunghi sulla nostra trequarti campo, costringendoci a difendere molto profondo. Questo ci ha causato non pochi problemi durante tutto il secondo tempo», disse.

Dotato di una potenza e precisione nel calcio, non comune tra i portieri, in Portogallo è diventato famoso per gli assist forniti ai compagni direttamente da rimessa dal fondo. Non poteva essere altrimenti per un ragazzo cresciuto nel San Paolo con l’idolo Rogerio Ceni. Mancino come l’icona paulista, Ederson è capace di punizioni così:

ma anche di uscite coraggiose come questa:

Piedi e mani senza distinzione di ruolo. La prontezza di riflessi è simile a molti portieri di questi tempi, vere proprie molle tra i pali. Ma quello che stupisce è la dimestichezza con la lettura preventiva dell’azione e il tempismo perfetto nell’uscita sia bassa che alta. La tecnica nel tuffo laterale e lo stile della parata è rivedibile, risulta ancora molto istintiva e poco scolarizzata. Ma sembra possedere una personalità capace di infondere tranquillità all’intero reparto, in perfetta antitesi con l’ideale del portiere brasiliano esuberante. Ma quello che Guardiola cerca è soprattutto un portiere che con la difesa alta sappia gestire con freddezza un gran numero di palloni, anche rischiosi, e abbia la capacità di lanciare lungo con precisione, per offrire una valida alternativa di gioco palla a terra. È un’attitudine che Ederson ha imparato ai tempi del Rio Ave sotto la guida di Nuno Espírito Santo. Maniacale nel coinvolgimento del portiere nel gioco di squadra, con Oblak ed Ederson ha formato, insieme al fido preparatore Rui Barbosa, il prototipo del portiere 2.0.

Che Ederson abbia un’ottima base sulla quale costruire il portiere perfetto per un certo tipo di calcio non è in discussione. È molto giovane, e Guardiola potrà forgiarlo a suo piacimento, rendendolo ancora più dominante in entrambe le fasi di gioco. I dubbi rimangono sulla poca esperienza ad un certo livello rispetto al valore di mercato. Un anno e pochi mesi da titolare al Benfica, anche se con un grande maestro come come Julio Cesar a fargli da chioccia. E ancora nessuna presenza nel Brasile, dove Tite continua a preferirgli il “panchinaro” Alisson. Guardiola è sempre un passo avanti rispetto a tutti, e forse in lui ha visto un potenziale fenomeno. C’è un’etichetta che il catalano vuole scrollarsi; il rischio è alto, ma ha scelto Ederson come scommessa. Da 40 milioni di fiches.


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