Calcio

Le prime tre sorprese dal Mondiale russo

Akanji, Jesus Gallardo e Zobnin: li conoscevamo poco, ma stanno brillando in queste prime gare della competizione.

Switzerland's defender Manuel Akanji jumps for the ball during the Russia 2018 World Cup Group E football match between Brazil and Switzerland at the Rostov Arena in Rostov-On-Don on June 17, 2018. (Photo by KHALED DESOUKI / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - NO MOBILE PUSH ALERTS/DOWNLOADS (Photo credit should read KHALED DESOUKI/AFP/Getty Images)

Muro svizzero

Manuel Akanji ha 22 anni, gioca in Germania nel Borussia Dortmund e non ci siamo accorti della sua esistenza fino a che non ha praticamente alzato un muro bianco-rosso insieme a Fabian Schär bloccando il Brasile di Neymar. Alto 1,86 e dal fisico pesante, Akanji, di origini nigeriane, ha vinto contro i verdeoro due duelli aerei, messo a referto quattro tackle e toccato il pallone con la sensibilità di un centrocampista: 86% la precisione dei suoi passaggi. Non arriva a dieci presenze con la maglia della Svizzera – lo farà probabilmente nel corso di questa competizione – ma è già uno dei nomi da tenere sul taccuino per il prossimo mercato. In barba al detto che “non si compra durante i Mondiali”. Bravo a ripartire, a difendere in avanti e a tagliare le linee con tocchi precisi, verticali o diagonali che siano. Al sesto minuto fa quasi schiantare Paulinho toccandogli appena il pallone, in area, con un intervento vagamente rischioso ma efficace. Al 22' Neymar quasi crede di aver impattato contro una qualche fortificazione quando cade a terra sbalzato in area dalla violenza dell'impatto con il fisico di Akanji. Le lunghe gambe gli permettono di arpionare qualsiasi tipo di pallone che attraversi la sua area di competenza. Fondamentale in fase di prima costruzione, durante l'impostazione, con il pallone tra i piedi, si spostava verso la zona sinistra del campo, in una sorta di difesa a 3 per aiutare la risalita del pallone con passaggi solo apparentemente semplici. Quando al 41' sposta con la spalla in area Gabriel Jesus – disarcionandolo – ci siamo già innamorati e ne abbiamo ordinato la maglietta su internet. L'ex Basilea è il prototipo del centrale moderno, bravo a giocare con i piedi sia sul corto che sul lungo e con abilità di copertura sia nelle preventive che in marcatura pura.

La Diga del Messico

Jesús Gallardo è un esterno sinistro a tutta fascia, ha cominciato il Mondiale come oggetto misterioso e potenziale punto debole all'interno di una Tri che invece presentava il mix giusto di giovani e veterani. Visto che le credenze sono fatte per essere smentite, contro la Germania ha collezionato sette spazzate, due tiri bloccati, nove intercetti, due tackle e sette duelli vinti su 12. Se c'è un modo molto bello per zittire chi non crede in te, è attraverso le prestazioni in campo, e quella con cui lui e Lozano hanno annientato la fascia destra della squadra di Löw è di altissimo profilo. Migliore in campo per distacco secondo WhoScored, l'esterno ex Pumas ha completato il 77% dei passaggi, ha creato un'occasione pericolosa e ha giocato principalmente sul corto a dimostrazione della volontà del Messico di proporre calcio senza risparmiarsi. Gallardo ha portato a termine tre dribbling su quattro tentati e dovrebbe aver influito il suo passato da ala, quindi pienamente in controllo dei fondamentali offensivi. Gallardo è giovane e nella sua carriera ha sempre vestito la maglia dello stesso club (ma ha appena firmato per il Monterrey): «Non mi sarei mai aspettato di avere tanta tranquillità, ma il mister ha avuto fiducia in me e ho cercato di rispondere sul campo. C'erano un sacco di sentimenti contrastanti. C'era orgoglio, eccitazione». I nervi hanno tenuto, saldi, e con 41 passaggi finali, il giovane carneade ha fatto registrare il maggio numero di tocchi tra i giocatori messicani. E tutto nonostante la marcatura a uomo del Messico su Kroos avesse spostato le ingerenze difensive sul lato destro dove la Germania si è riversata senza trovare spazi. Con Kimmich a provare ad allargare la struttura messicana, né il laterale del Bayern né Müller hanno lasciato segni particolari sulla partita. Jesus è diventato in poche ore lo sconosciuto di cui tutti parlano.

Chi è Roman Zobnin?

Zobnin ha 24 anni, è un centrocampista centrale e si sta mettendo in mostra nella Russia delle sorprese – otto gol segnati nelle prime due partite. Se giocatori come Cheryshev o Dzyuba sono palesemente dei calciatori overperforming, il centrale dello Spartak Mosca sta facendo della costanza il suo punto migliore. Due gare da protagonista silenzioso contro Iran ed Egitto: nella prima risulta tra i migliori per occasioni create, passaggi nella trequarti offensiva dell'Iran (nove su 17), duelli aerei in zona d'attacco, ottimo nelle palle recuperate con otto interventi, sei tackle riusciti, due anticipi, tre falli subiti. Anche ieri una prestazione di livello, con un miglioramento nella percentuale dei passaggi riusciti e una forte incidenza sulla fase difensiva della Nazionale di Cercesov. Bravo a giocare in avanti ma più capace se deve toccarla sul corto, Zobnin è stato il man of the match per Espn nella gara di ieri nonostante il fallo da rigore che ha regalato la rete della consolazione a Momo Salah. Parlano però i cinque tackle e i quattro intercetti, così come i dieci duelli vinti su 14 ingaggiati. Roman è il giocatore che non ti aspetti nella Nazionale che non ti aspetti. Cresciuto nell'Akademia Togliatti, viene da un'operazione al legamento crociato ma è un nome da tenere d'occhio per il prossimo mercato.

L'incidenza di Zobnin nelle performance della Russia


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