Calcio

La Croazia vent'anni prima

Intervista a Miroslav "Ciro" Blazevic, l'allenatore che guidò la Croazia in semifinale nel 1998.

LENS, FRANCE - JUNE 14: Croatia player Davor Suker celebrates after scoring against Jamaica at the 1998 World Cup Finals on June 14, 1998 in Lens, France. (Photo Allsport/Getty Images)

Nel 1998, Miroslav Blazevic, detto Ciro, ha realizzato il più grande exploit calcistico della storia croata, portando al terzo posto ai Mondiali la Nazionale di Suker, Boban, Stanic e Tudor. All’epoca fu proprio la Francia, con doppietta di Thuram, a precludere alla Croazia la finalissima. Oggi, a 83 anni, Ciro rimane una star in Croazia, dove è soprannominato “l’allenatore degli allenatori”. Lo incontriamo a Zagabria all’indomani della finale Francia-Croazia. Attorno a lui, la capitale croata è ancora effervescente per il secondo posto conquistato ai Mondiali, malgrado la sconfitta in finale, di nuovo contro la Francia. Petardi, fumogeni e fuochi d’artificio hanno scosso la città dal fischio finale, mentre lunedì tutta Zagabria era in strada per assistere al “ritorno degli eroi” – così l’ha definito la stampa. Malgrado l’amarezza per il sogno infranto in finale, la Croazia festeggia infatti un nuovo record: la medaglia d’argento a una Coppa del mondo.

Ⓤ Francia-Croazia 4-2. Come vent’anni fa, la Croazia ha perso. Com’è stato guardare la partita?

È stata una partita difficile da guardare. Penso che la nostra squadra fosse migliore e che avremmo potuto vincere, come nel 1998. Dall’inizio del Mondiale, ho detto a tutti “possiamo vincere”… Dicevo: “Voglio che giochiamo con la Francia e che li battiamo”. Per cui è stata dura vedere questa partita, forse più dura di quando ero allenatore. Perché eravamo una grande squadra, forse la migliore, ma non abbiamo avuto la fortuna dalla nostra parte.

Ⓤ  La Croazia è comunque arrivata seconda. È soddisfatto?

Sì, sono molto orgoglioso. Le malelingue diranno che sono geloso, ma non è vero. Anzi, si dice che un allievo dovrebbe sempre superare il maestro e oggi io sono contento per loro, mi sento come se fossi stato lì in Russia, con loro. Sai, se me l’avessi chiesto 15 anni fa, ti avrei forse detto che ero geloso. All’epoca ero un po’ egocentrico, non volevo che nessuno arrivasse così lontano com’ero arrivato io. E mi vergogno anche di essere stato così egocentrico, spero che la gente me lo perdoni. E se posso aggiungere una cosa, mi ha ferito molto il fatto di non essere stato invitato a Mosca, a seguire i mondiali.

Ⓤ A proposito di sentimenti, cosa significa questo risultato per la Croazia?

Durante questa Coppa del mondo, il popolo croato ha ritrovato la gioia di vivere, ha dimenticato i suoi problemi quotidiani, la disoccupazione, le dure condizioni di vita. Il calcio è lo sport più popolare in questo Paese e non possiamo rimanere indifferenti ai successi della nostra Nazionale. Ed è bello che il calcio possa avere quest’effetto sulla società, sia in grado di unire la gente e far dimenticare i problemi. Ovviamente, mi preoccupa un po’ cosa succederà quando l’euforia del Mondiale sarà finita.

Ⓤ Si può fare un paragone tra la sua Croazia del 1998 e quella di oggi?

Conosco molto bene l’allenatore Zlatko Dalic, perché era stato mio assistente ai tempi in cui ero coach a Varazdin (una città nel nord della Croazia, ndr). D’altra parte, siamo stati in contatto ogni giorno dall’inizio della Coppa del mondo. Ma non mi sento di dare consigli: il calcio è cambiato parecchio dal 1998. All’epoca, i calciatori correvano circa 6 chilometri per partita, oggi ne fanno 12. Ai miei tempi, inoltre, avevano più di un secondo per realizzare un’azione, oggi devono farlo in meno di un secondo. Insomma, il calcio oggi è più rapido, più dinamico e ogni giocatore della squadra deve essere pronto ad essere il più polivalente possibile.

Ⓤ E dell’allenatore francese, Didier Deschamps, cosa ne pensa?

Didier Deschamps è un ottimo ct, un leader nato. Io sono stato il suo allenatore al Nantes e sono stato proprio io a nominarlo capitano. Deschamps aveva appena 18 anni, ma ho visto subito che aveva la stoffa del leader. Il successo della sua squadra non mi sorprende, anche se rimango convinto che la Croazia fosse migliore.

Ⓤ Come nel 1998, anche oggi la Nazionale croata è formata da giocatori che militano in grandi club stranieri. Quanto conta questo per il successo della squadra?

Certo, se un calciatore gioca in un club famoso, questo conferma il fatto che si tratti di un campione. E tutti i nostri giocatori militano in grandi squadre, dal Real Madrid alla Juventus. Ma le qualità individuali non bastano. Voglio sottolineare ancora una volta il ruolo di Dalic, che ha saputo creare uno spirito di gruppo, di comunità, di famiglia. È necessario che i giocatori siano pronti a sacrificarsi gli uni per gli altri e bisogna anche che l’allenatore sia clemente con chi commette un errore. Bisogna sapere dire: «Ragazzo mio, anche se hai sbagliato, non importa, continuiamo!». Puoi avere i migliori giocatori al mondo, talento, intelligenza, ma senza spirito di squadra non avrai mai buoni risultati. Nel 1998, la nostra Croazia aveva questo spirito e Dalic oggi è riuscito a ricrearlo.

Ⓤ Però lattaccante Nikola Kalinic è stato escluso dalla nazionale alla fine della prima partita.

Kalinic ha un ego spropositato. Non era contento di essere stato messo in panchina, pensava di dover giocare di più (durante la partita con la Nigeria, Kalinic si è rifiutato di entrare nel secondo tempo per un dolore alla schiena, ma per Dalic si è trattato di un problema di disciplina, ndr). Dalic non poteva fare diversamente, doveva rimandare Kalinic a casa per salvare lo spirito di squadra. Avrei fatto la stessa cosa.

Ⓤ Ci si preoccupava anche dei guai giudiziari del capitano Luka Modric, sospettato di aver mentito alla giustizia nell’ambito del processo contro Zdravko Mamic.

Temevo anch’io che Modric fosse demoralizzato e che questi guai si riflettessero sul suo gioco. Ma fortunatamente ha saputo mantenere separate le due cose. Questo processo è una sciocchezza, meglio non parlarne.

Ⓤ Qual è il suo ricordo più bello del Mondiale del 1998?

La partita contro l’Olanda. Loro erano senza dubbio i più forti all’epoca. Era forse una delle squadre che aveva fatto meglio e si aspettavano di arrivare tra i finalisti, mentre per noi era speciale. Ero molto orgoglioso del risultato.

Ⓤ Che cosa farebbe di diverso, se potesse tornare indietro al 1998?

Beh, avrei dovuto essere un miglior allenatore nel match contro la Francia. Avrei dovuto vincere quella partita, perché la Francia era una squadra più debole all’epoca. Uno degli errori che ho commesso è stato quello di togliere Zvonimir Boban. Fosse rimasto in campo, avremmo forse vinto.

 

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