Non sono stati i Mondiali del possesso palla

E altre cose che impariamo dall'ultimo studio Fifa su Russia 2018
di Redazione Undici 17 Ottobre 2018 alle 15:17

La Fifa ha diffuso un’analisi degli ultimi Mondiali realizzata da un gruppo di studio tecnico, composto tra gli altri da van Basten e dall’ex allenatore del Brasile, Parreira, per scoprire quali sono i trend emersi da Russia 2018. Anzitutto, è emersa l’importanza relativa che ha avuto il possesso palla. Le due squadre che hanno tenuto di più il controllo del gioco e hanno effettuato più passaggi, Spagna e Germania, sono state infatti tra le delusioni del torneo; la Francia, che invece ha trionfato, ha avuto un possesso medio del 48%, meno di Australia, Tunisia e Marocco e passato in media 460 volte la palla contro le 804 volte della Spagna. Ciononostante la squadra di Deschamps è stata il secondo miglior attacco, dietro al Belgio, e ha fatto registrare una rete ogni sei tiri. Negli ultimi Mondiali sono state segnate 169 reti, solo due in meno del record di Francia 1998 e Brasile 2014. Proprio nel Mondiale vinto dalla Germania, la media dei gol da fuori area era di uno su 42; in Russia invece si è segnato a ogni 29 tentativi dalla distanza.

Un’altra situazione sempre più importante per segnare sono i calci piazzati. Nessuna squadra ha segnato di più dell’Inghilterra semifinalista, con nove gol da fermo, di cui quattro da corner. Più in generale ogni 29 angoli c’è stata una rete, mentre nell’edizione del 2010 servivano ben 61 tiri dalla bandierina per segnare.

La Francia vincitrice ha corso per 101 km a partita; solo Argentina, Nigeria, Messico e Panama hanno fatto peggio. La Serbia però, che con 113 km ha guidato questa classifica, è uscita al girone, a dimostrazione che non si deve correre tanto, ma bene e che ciò che conta davvero è la classifica degli sprint, ossia delle volte in cui si toccano almeno i 25 km/h, dove la squadra di Mbappé ha primeggiato. Un’ulteriore differenza secondo Parreira e soci l’ha fatta la presenza o meno in squadra di un regista importante, di un giocatore «che acceleri o rallenti il ritmo, che cambi gioco, crei e faccia sì che accadono cose», ha detto il tecnico iridato a Usa 1994. Sulla scia di Pirlo, Xavi, Iniesta e Schweinsteiger, non è stato un caso dunque che la Coppa sia stata contesa tra le squadre di Pogba e Modric.

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