Jerry “The Logo” West si è stancato di essere un logo

«Vorrei che cambiassero il disegno, non mi piace essere al centro dell'attenzione».
di Redazione Undici 10 Settembre 2019 alle 10:39

La sua sagoma ha ispirato uno dei loghi più famosi e riconoscibili del mondo, quello della lega Nba, eppure Jerry West non sembra proprio contento. Il 78enne ex campione di basket è intervenuto in diretta a The Jump, trasmissione di Espn, e ha detto candidamente: «Vorrei non aver mai capito di essere il logo».

West ha avuto una grande carriera sul parquet e da dirigente – vincitore del titolo Nba nel 1969 e medaglia d’oro olimpica nel 1960 come giocatore, poi sette volte campione Nba come general manager –, ma il suo soprannome è appunto “The Logo”. Probabilmente non è felice di questa condizione di subalternità storica rispetto a una scelta di marketing: «Quando hanno scelto la mia silhouette per rappresentare la lega, eravamo all’inizio di un processo di commercializzazione, quindi scegliere me è stato lusinghiero. Io in realtà l’ho scoperto solo quando J. Walter Kennedy, ex commissario della Nba oggi deceduto, me ne ha parlato. Si trattava di un perfetto scatto di gioco, era verticale e restituiva un senso di movimento. Solo che a me non piace mettermi al centro dell’attenzione, non sono fatto così. Se cambiassero il logo sarei felice, anzi vorrei che lo facessero».

La foto utilizzata per creare il logo è stata scattata da Wen Roberts, e la stilizzazione dell’immagine di West è stata curata da Alan Siegel. Nel 2010, il designer ha dichiarato al Los Angeles Times che «nessuno dei 40 o 50 disegni che avevo presentato alla lega era come quello di West». Nel frattempo, però, sono accadute molte cose nella Nba, e forse per questo West ha suggerito di cambiare il marchio della lega: nel 2015, per esempio, “The Logo” ha detto che un disegno di Michael Jordan dovrebbe sostituire quello che lo ritrae, perché «MJ è stato il più grande giocatore che abbia mai visto, io so riconoscere il talento e credo che lui sia stato incredibile nel gioco offensivo e in quello difensivo, e poi è riuscito a far vincere le sue squadre».

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