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Perché la maglia Rinascimento dell'Italia è una maglia contemporanea

La nuova divisa della Nazionale, realizzata da Puma, è molto più che una semplice maglia da calcio.

Per i cultori delle maglie da calcio, l’estate 2019 è stata tra le più elettrizzanti: i brand sportivi, dai colossi del settore fino a quelli più emergenti, hanno sfornato una serie di divise mozzafiato – e forse questo sarà il trend degli anni a venire, fortunatamente –, mettendo fine alla fase dei design minimalisti e copincollati, che ha caratterizzato gran parte delle creazioni negli anni precedenti. I brand hanno colto questa esigenza, da parte degli appassionati, di maglie innovative ma che non apparissero bizzarre, come certi kit fosforescenti replicati in serie troppe volte a metà decennio. Il concetto che si è imposto quest’anno è stato esattamente questo: realizzare qualcosa di mai visto ma ispirato all’heritage di ciascun club – le terze maglie realizzate da Nike, o le divise dell’Arsenal che hanno salutato il ritorno di adidas rispondono perfettamente a questo imprinting.

Quando abbiamo visto la maglia Rinascimento della Nazionale, abbiamo detto: wow, finalmente. Puma ha compiuto la stessa operazione: ha lavorato su qualcosa di nuovo ma al tempo stesso calato nella tradizione, con un design superlativo – i motivi “rinascimentali”, il contrasto tra oro e verde. Perché mai anche la maglia di una Nazionale non dovrebbe prestarsi a questo trend, piuttosto che fossilizzarsi sulle solite cose? Del resto, Puma ha accompagnato il lancio della maglia a un’operazione intelligente: quella di collegare la nuova divisa al rilancio della nostra Nazionale, dove il concetto di “Rinascimento”, oltre a rappresentare una fase culturalmente importante della nostra storia, è evidentemente un richiamo alla fase sportiva che vive l’Italia – e quindi la “linea verde” della squadra (12 calciatori tra quelli in raduno a Coverciano hanno 25 anni o meno) e il colore che richiama quello impiegato per un periodo dalle Nazionali giovanili negli anni Cinquanta.

Un primo obiettivo è stato raggiunto: non c’è media internazionale che non ne abbia parlato, e sempre in termini positivi. Non male per una Nazionale con un appeal in ribasso, dopo la mancata partecipazione agli ultimi Mondiali. Avere una maglia che si distingue nel panorama internazionale – una volta indossata, l’attenzione sull’Italia proseguirà ulteriormente – è una vetrina non da poco. Con una dovuta precisazione, vista la confusione sul tema: la maglia Rinascimento sarà quella home per i prossimi mesi, ma con l’Europeo si ritornerà al classico azzurro (la tenuta verde diventerà la terza maglia).

L’idea che una simile operazione vada bene per i club ma non per le Nazionali, semplicemente, non ha senso. L’idea che la maglia della Nazionale debba essere azzurra e nient’altro è illogica. Non dovrebbero esserci nemmeno le seconde maglie, allora. È una concezione tanto distorta quanto superata dal tempo, che non tiene conto delle dinamiche moderne. L’Italia non è la prima, né sarà l’ultima, Nazionale ad avere una maglia con colori che si distaccano dalla maglia principale. Abbiamo visto la Germania in verde o l’Olanda in blu (e comunque nessuna maglia, esteticamente, supera quella Rinascimento dell’Italia).

A sentire certi media italiani, tutti vorrebbero l’azzurro. I dati Figc dicono, in realtà, che dopo decenni e decenni di Nazionale in azzurro il merchandising Puma, nel 2017, ha tirato più negli Stati Uniti che nel nostro Paese. Non è, allora, forse il caso di cercare nuove soluzioni? Oltre ad attirare l’attenzione all’estero, per molti appassionati italiani – come in tanti hanno raccontato sui social – la maglia Rinascimento sarà il primo acquisto tra i prodotti ufficiali della Nazionale.

Abituiamoci al fatto che inseguire nuovi orizzonti, aprirsi a nuovi mercati, intercettare il favore di nuove generazioni sia la strada giusta. La campagna e il video promozionale danno l’idea che Puma voglia rivolgersi ai più giovani, nonché ai fashion addicted – non è un caso che al lancio della maglia si accompagni l’uscita di una serie di prodotti lifestyle. Ma questo non vuol dire tagliare fuori la fetta del pubblico più tradizionale. È che siamo in una fase nuova, dove una maglia da calcio non è più solo qualcosa da indossare in un campo da calcio, ma è un item da esibire ovunque, e quindi deve essere accattivante, seducente, bello. Questo ha portato i club più all’avanguardia, negli ultimi anni, a ridefinirsi come brand, più che come semplici squadre di calcio: le Nazionali sotto questo punto di vista sono più in ritardo, e sarebbe stupendo se fosse quella italiana a trainare questo processo. Del resto, il brand Italia è forte solo in concomitanza con Mondiali ed Europei, e diventa secondario, se non addirittura irrilevante, nei mesi restanti. È da qui che dobbiamo ripartire: a un’Italia che sia coinvolgente e appassionante, in tutti i mesi dell’anno. Anche grazie a una maglietta.

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