Calcio Internazionale

La nuova era di Sam Kerr

L'arrivo dell'attaccante australiana al Chelsea ha spostato in Europa l'asse del calcio femminile?

Sam Kerr è la calciatrice del momento: a settembre ha segnato il suo diciottesimo gol stagionale, il 34° in 40 partite con la maglia dei Chicago Red Stars, il 77esimo nel campionato statunitense, più di chiunque altra. E pochi giorni fa è diventata la calciatrice più pagata al mondo secondo alcuni media, dopo aver firmato un ricco contratto con il Chelsea. In realtà, sulle cifre pare ci sia stata un po’ di confusione, dovuta al fatto che le fonti australiane hanno riportato i numeri in valuta locale, scambiata da molti per dollari americani: i 600mila dollari che Kerr guadagnerà, corrispondono invece a circa 410mila dollari americani, o a 316mila sterline, un po’ meno di quanto guadagna in realtà il Pallone d’Oro Ada Hegerberg.

Ma, al di là dei record, il trasferimento di Kerr in Inghilterra testimonia la volontà da parte delle big del football maschile di investire grandi cifre anche sulle donne, per strappare l’egemonia di questo sport dal Nord America. Non è insolito che, con la pausa della NWSL, le migliori giocatrici degli Stati Uniti si concedano qualche mese in Europa, per arrotondare lo stipendio e fare esperienza nei campionati simbolo del calcio maschile – Megan Rapinoe venne a Lione nel 2013, e Alex Morgan fece la stessa cosa nel 2017, solo per fare due esempi famosi – ma l’oneroso ingaggio di Kerr indica chiaramente l’interesse dell’Inghilterra per il calcio femminile, e la volontà di rivaleggiare con lo strapotere dei club francesi nel continente.

Molti ricorderanno Sam Kerr per essere stata una rognosissima avversaria dell’Italia agli ultimi Mondiali, in cui ha segnato cinque gol, ma la sua fama da superstar del pallone va ben oltre il torneo iridato della scorsa estate. Ha iniziato a giocare a calcio a 12 anni, a 15 ha esordito nel Perth Glory e a 20 giocava già negli Stati Uniti, nel Western New York Flash. A 17 anni, conduceva l’Australia a vincere la Coppa d’Asia, tre anni dopo conquistava il primo di quattro titoli come calciatrice australiana dell’anno, e nel 2017 è stata premiata come migliore giocatrice asiatica. Nel 2017 e nel 2019, la lega statunitense l’ha eletta MVP della stagione, e ormai non ci sono molti dubbi sul fatto che sia il nome più importante dell’intero movimento calcistico australiano, davanti anche a importanti stelle del soccer maschile come Mark Viduka e Tim Cahill.

Il suo passato nel football australiano – lo sport di famiglia, praticato a livello professionistico anche dal fratello e dal padre, che era un immigrato di origine anglo-indiana – è stato fondamentale per la maturazione di uno stile di gioco tra i più caratteristici del calcio femminile moderno. Sam Kerr è un’attaccante che fa della velocità e della forza fisica le sue armi principali, che la rendono praticamente immarcabile in campo aperto, ma grazie a una buona tecnica di base è stata più volte in grado di destreggiarsi anche in posizione esterna del fronte d’attacco.

È probabile che il Mondiale abbia influito non poco sulla decisione di Kerr di trasferirsi in Europa: il torneo è stato un biglietto da visita non solo per il calcio femminile, ma anche per la sua componente europea nei confronti delle star straniere. Forse proprio la sconfitta contro l’Italia ha dimostrato all’attaccante australiana che il livello del calcio europeo è ben più alto di quanto si potesse immaginare, e già nei mesi scorsi si erano rincorse voci addirittura su un suo clamoroso approdo alla Juventus, dopo che lei stessa aveva aperto alla possibilità già lo scorso marzo. Operazione che poi non si è potuta concludere a causa dei limiti salariali del campionato italiano, ancora non professionistico.

Con la maglia della Nazionale australiana, Kerr ha segnato 38 gol in 83 partite, prendendo parte a tre edizioni della Coppa del Mondo (Cameron Spencer/Getty Images)

La decisione di non tornare in Australia è molto significativa, soprattutto alla luce della recente decisione di Sydney di annullare il pay gap tra maschi e femmine. Il campionato oceaniano puntava molto su Kerr per sostenere la crescita del calcio in una fase cruciale della sua storia, in cui l’Australia si trova a fare i conti con una nazionale reduce da un Mondiale deludente. Invece, non solo ha perso Sam Kerr, ma anche altre quattro giocatrici tra le più importanti del paese: l’esperta Lisa De Vanna, approdata alla Fiorentina; l’attaccante Emily Gielnik, ora al Bayern Monaco; e le giovanissime Alex Chidiac e Jacynta Galabadaarachchi, accasatesi rispettivamente all’Atlètico Madrid e al West Ham. Sul Guardian, Samantha Lewis ha scritto che il trauma del mancato ritorno in patria di Kerr dovrà essere sfruttato per far emergere una nuova generazione di calciatrici che, altrimenti, rischia di rimanere nell’ombra dell’ex-attaccante dei Chicago Red Stars. Ma resta il fatto che il suo trasferimento in Inghilterra segna un ulteriore passo verso la rottura dei vecchi equilibri del calcio femminile, ora che i grandi club europei stanno entrando in campo con tutto il loro peso economico e culturale.

Al Chelsea, Kerr troverà una squadra attualmente prima nella FA Super League, il campionato femminile inglese, con un punto di vantaggio sul Manchester City e sulle campionesse in carica dell’Arsenal. Ma il Chelsea è anche una squadra di grande tradizione: è stata una delle prime società inglesi a investire seriamente sulle donne, arrivando seconda in campionato nel 2014 e poi vincendo tre titoli nazionali tra il 2015 e il 2018, grazie soprattutto a un ex-leggenda dei Blues come John Terry, uno dei principali finanziatori della squadra.

Nel 2017, Kerr è stata eletta sportiva dell'anno dalla ABC, l'emittente televisiva statale dell'Australia: non ci sono altri calciatori, uomini o donne, nell'elenco dei premiati (Denholm/Getty Images)

Kerr esordirà ufficialmente solo a gennaio, ma nel frattempo potrà approfondire la conoscenze delle compagne, tra cui ci sono alcune delle giocatrici più forti in Europa, come le norvegesi Maria Thorisdottir, Maren Mjelde e Guro Reiten – tra le migliori dell’ultimo Mondiale, in particolare Thorisdottir – e la regista sudcoreana Ji So-yun. Per la concorrenza in attacco, dovrà vedersela con delle colleghe piuttosto note ma, al momento, ancora tutte quasi a secco in campionato – dalla promessa scozzese Erin Cuthbert alla nazionale inglese Fran Kirby, fino alla svizzera Ramona Bachmann e all’emergente Bethany England.

L’aspetto più importante del suo contratto con il club londinese, però, è la durata: due anni e mezzo, non quindi la classica toccata e fuga delle star d’oltreoceano, ma un atto di fiducia nel progetto a medio termine del Chelsea. Le squadre europee non hanno un salary cap, a differenza di quelle statunitensi, e questo fattore potrebbe diventare determinante per il futuro del calcio femminile: a Chicago, Kerr era pagata 46mila dollari all’anno; a inizio novembre, la NWSL ha alzato il tetto salariale a 50mila dollari, prevedendo eccezioni fino a 300mila, ma a Londra l’attaccante australiana andrà a guadagnarne oltre 400mila. Certo, non è solo una questione economica ma anche di prestigio sportivo: Kerr, a dispetto del suo talento, ha conquistato appena due campionati australiani e un titolo della regular season negli Stati Uniti, e sono ormai cinque anni che non vince nulla coi club. Tuttavia, in un sistema ancora non pienamente professionistico e in cui ancora si sta lottando per l’equal pay, non deve far storcere il naso che una calciatrice vada dove la pagano di più: al Chelsea, ad ogni modo, guadagnerà meno della metà del difensore della squadra maschile Michael Hector, che non è definibile neppure un comprimario nella squadra allenata da Frank Lampard.

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