Classe 2000 — Erling Haaland

Il nuovo attaccante del Borussia Dortmund ha un fisico antico, ma è cresciuto nel nuovo millennio.
di Redazione Undici 02 Gennaio 2020 alle 02:44

Erling Braut Haaland è nato a Leeds, nello Yorkshire, ma è norvegese ed è enorme. Un metro e 94 con spalle larghe, per una novantina di chili: un ragazzone tagliato con l’accetta. Nonostante queste misure, non c’è quasi corrispondenza tra l’ex attaccante del Salisburgo, appena passato al Borussia Dortmund, e lo stereotipo del centravanti di posizione che usa il fisico come perno e la testa per fare gol. Anzi, Haaland è l’evoluzione di quella figura ormai superata. L’aria sgraziata è ancora tutta lì, ma Erling usa il corpo e le gambe lunghe per portare palla in transizione, per accarezzarla con la suola del piede sinistro, o per attaccare lo spazio in profondità.

Il paradosso è che Haaland non riesce ad esprimersi giocando da fermo: se costretto a fare soltanto da sponda, a giocare in situazioni statiche spalle alla porta, non può esaltarsi. Quando, invece, si abbassa verso il centrocampo, o si defila su un lato per guadagnare spazio, diventa devastante con la sua corsa ad ampie falcate ed è uno strumento letale per creare vantaggi per sé e per i compagni.

Del centravanti classico ha conservato la passione per il gol: al Molde, in Norvegia, ha iniziato a segnare subito, all’esordio in coppa, prima ancora di compiere 17 anni. Nel campionato locale era chiaramente fuori scala, non solo per una questione fisica, e così si è trasferito a Salisburgo, entrando così nel network delle squadre Red Bull – un contesto ideale per il suo gioco dinamico e potente. In estate il suo nome ha iniziato a circolare sui taccuini di tutti i dirigenti d’Europa, soprattutto dopo i nove gol segnati all’Honduras in una partita del Mondiale Under 20 in Polonia.

È stato chiaramente un episodio ma è rappresentativo di quanto Haaland riesca a essere decisivo contro difese che non fanno in tempo a prendergli le misure. Le marcature multiple, infatti, sono un elemento ricorrente nella sua carriera: nell’Eliteserien norvegese, con la maglia del Molde, segnò quattro gol in poco più di un quarto d’ora al Brann Bergen; con i Red Bull ha segnato una doppietta e quattro triplette nelle prime dieci partite, tra cui quella indimenticabile al debutto in Champions, contro il Genk, in cui ha mostrato il meglio del suo calcio variegato, tipico di una punta dal fisico antico cresciuta nel nuovo millennio, che alla corsa lineare e feroce e alla prestanza atletica aggiunge colpi e intuizioni che risultano tanto efficaci quanto sorprendenti.

I sei gol su azione realizzati da Haaland nella prima fase di Champions League. In totale ne ha segnati otto, mancano due rigori

In un’ideale compilation delle giocate più iconiche di questi suoi primi anni di carriera ci sono gol in acrobazia, passaggi filtranti con l’esterno del piede, assist dalla linea di fondo, giocate di suola, conclusioni dalla distanza e un’infinità di scatti con cui brucia i difensori che dovrebbero marcarlo e invece fanno fatica a tenerlo. Lui dice di ammirare Zlatan Ibrahimovic, un altro giocatore scandinavo. Ibra non sembra proprio il calciatore cui assomiglia di più, per caratteristiche fisiche e tecniche. Ma almeno l’ambizione, quella sembra averla presa da lui.

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“Classe 2000” è la serie di profili dei 50 più interessanti calciatori nati nel nuovo millennio, pubblicata originariamente sul numero 30 di Undici e realizzata in collaborazione con Wyscout. Qui c’è una guida su Ansu Fati e qui una su altri cinque talenti. 

Illustrazione di Cristina Amodeo
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