Olivier Giroud si è ripreso il Chelsea, di nuovo

Due gol in tre partite dopo sette mesi vissuti ai margini.
di Redazione Undici 09 Marzo 2020 alle 12:22

Alla fine, è successo anche quest’anno: Olivier Giroud è tornato, si è riappropriato di un ruolo centrale nel Chelsea, e sta dimostrando di meritarsi la fiducia di Lampard. Il gol segnato ieri contro l’Everton, il secondo in tre partite consecutive da titolare in Premier League, è solo un suggello, l’importanza dell’attaccante francese va ricercata in altri aspetto, come sottolineato anche dal suo allenatore nelle interviste del postpartita: «Olivier è un giocatore di grande qualità e personalità, e poi è fantastico nello spogliatoio, nella vita quotidiana della squadra».

La stagione di Giroud, almeno fino a qualche settimana fa, è stata davvero difficile. Sfruttando anche le contingenze – il blocco del mercato in entrata imposto dalla FIFA –, il Chelsea ha deciso di dare grande spazio nella squadra titolare a molti giocatori cresciuti nel vivaio, tra cui l’attaccante Tammy Abraham. La risposta del 22enne attaccante inglese è stata molto positiva: 15 gol e sei assist in 2500′ di gioco in tutte le competizioni, soprattutto ha mostrata un’aderenza evidente alle richieste di Lampard, a un calcio diventato molto più verticale, veloce, rispetto alla scorsa stagione. A metà febbraio, però, Abraham ha subito un infortunio alla caviglia, e allora Lampard non ha potuto fare altro che affidarsi a Giroud. Dopo aver disputato due sole partite dal primo minuto in sette mesi, il centravanti ex Arsenal ha risposto a modo suo, con grande professionalità: il gol all’Everton di ieri, un perfetto anticipo su azione d’angolo, è seguito a quello realizzato contro il Tottenham di Mourinho, con un violento tiro di sinistro dopo una conclusione di Barkley respinta dal palo; e poi il solito grande lavoro per la squadra, la capacità di leggere il gioco, di muovere la difesa avversaria e di smistare il pallone, se non con grande qualità, in maniera logica, utile ai compagni.

Il ritorno di Giroud è una (felice) consuetudine in zona Stamford Bridge. Un anno fa, Maurizio Sarri aveva preferito spesso il francese a un suo giocatore-feticcio, Gonzalo Higuaín, soprattutto in Europa League. Anche nella stagione del suo approdo al Chelsea, l’ex centravanti del Montpellier fu acquistato a gennaio come alternativa a Morata, poi però conquistò sempre più spazio, affermandosi come perfetto terminale del gioco di Conte. Lo stesso tecnico che l’avrebbe riaccolto volentieri all’Inter durante la finestra di mercato di gennaio 2020, come da ammissione dello stesso Giroud nel postpartita di Chelsea-Everton. La grande difficoltà nel trovare un sostituto del suo valore, però, hanno portato il Chelsea a trattenerlo, a congelare il suo addio, ora Giroud sembra aver ritrovato se stesso, la sua dimensione migliore, che non è quella dell’attaccante decisivo per un grande numero di gol o per la bellezza delle sue giocate, piuttosto per la sua capacità di sacrificarsi in nome della squadra, per il bene comune, è un discorso che riguarda il campo ma che sfocia anche in altri aspetti, e che gli allenatori devono per forza riconoscere, e apprezzare, quando si ritrovano a dover fare affidamento su di lui.

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