Calcio Internazionale

Il calciomercato del Chelsea era un disastro, ma ora è cambiato tutto

Durante questa stagione stanno emergendo i risultati di un lavoro a lungo termine:: merito di Lampard, ma anche di Marina Granovskaia e Scott McLachlan.

Poco prima che il calcio giocato si fermasse a causa del Coronavirus, il Chelsea è diventata una delle pochissime squadre capaci di battere il Liverpool durante questa stagione, con un 2-0 a Stamford Bridge nel quinto turno di FA Cup. Dopo il risultato, molti si chiesero chi fosse quel Billy Gilmour che aveva sostituito Jorginho a centrocampo, giocando una partita da maestro senza mostrare il minimo tentennamento. Nonostante i dubbi dei tifosi, non è la prima volta quest'anno che Lampard e il Chelsea presentano un undici con nomi non ancora conosciuti, che inizialmente sono solo lettere su una maglia e poi diventano anelli della catena dei titolari. Tutto è partito dall'impossibilità di concludere operazioni di mercato in entrata a causa del bando imposto dalla Fifa, una condizione che ha costretto i Blues a valorizzare le proprie risorse interne in modo strutturato. Ma questo aspetto è solo la parte visibile di una rivoluzione che parte da lontano, e che ha trasformato il calciomercato dei Blues, storicamente gestito in modo caotico, mentre ora invece la situazione è molto più razionale, le strategie sono concordate, lineari. E i risultati si vedono.

Come spiega un articolo di The Athletic, il processo di reclutamento del Chelsea è fondato su Scott McLachlan, capo degli osservatori: un autentico man in the dark, un talent scout da centinaia di partite guardate, il coordinatore del player trading che da quasi dieci anni infittisce di promesse la rosa del Chelsea. L'altra figura centrale è quella di Marina Granovskaia, che ha il ruolo di “director” e in pratica gestisce il club per conto di Roman Abramovich, e che dall'addio dell'ex direttore tecnico Michael Emenalo (nel 2017) interagisce direttamente con McLachlan – che è stato assunto nel 2011, ma che nel corso del tempo ha visto evolvere il proprio ruolo. In realtà ci sono anche altri dirigenti con un ruolo operativo – dal responsabile del settore giovanile Neil Bath fino a Petr Cech, consigliere tecnico del club –, ma ora tutto fa capo alla struttura di McLachlan, intorno al quale ruota un ampio sistema di collaboratori che sfrutta tutti i moderni sistemi di analisi dei big data e del lavoro sul campo, servendosi di tecnologie avanzate.

Prima, erano tanti i dirigenti che avevano voce in capitolo nella politica di trasferimenti: quando gestiva il club in prima persona, Abramovich assecondava le richieste dei suoi allenatori sul mercato, ma si affidava anche a un gruppo di consulenti – tra cui l'ex manager Bobby Campbell e lo scout olandese Piet de Visser – che segnalavano possibili acquisti. Emenalo aveva il compito di mediare tra tutte le voci del club, ma a sua volta lavorava in modo da imbottire la rosa di giovani talenti, così da poter potenziare la squadra ma anche per poter avere capitali economici da poter valorizzare sul mercato. I risultati sul campo sono stati ottimi, ma sul mercato sono state perse grandi occasioni: il Chelsea ha acquistato e non ha saputo sfruttare giocatori come Lukaku, De Bruyne, Salah, che poi si sono affermati altrove.

McLachlan utilizza un metodo molto più legato ai dati, e ai reali bisogni della squadra e dell'allenatore. Il suo lavoro consiste nell'individuazione di nuovi talenti attraverso una rete di collaboratori che devono rispettare regole precise e stringenti: lavorare solo e unicamente per il Chelsea, innanzitutto; poi, devono sapersi rendere invisibili quando vanno sui campi a visionare un giocatore, non devono mostrare di essere parte del gruppo di scouting dei Blues, anzi The Athletic racconta che spesso anche gli osservatori acquistano un biglietto piuttosto che richiedere un accredito per la tribuna, così da non segnalare la propria presenza; inoltre, prendono appunti in modo che non possano essere decifrati dagli altri, per poi inserirli in un database informatico di nuovissima generazione. L'approccio è diventato integrato per i giocatori di tutte le età, cioè non ci sono separazioni tra il settore scouting per le squadre giovanili e per la prima squadra. La chiave è la comunicazione continua tra McLachlan e Marina Granovskaia, ma anche con Cech e Lampard.

Mason Mount è il quarto giocatore più utilizzato da Lampard in questa stagione: ha giocato 2866 minuti in competizioni ufficiali (Catherine Ivill/Getty Images)

Dopo la fase di osservazione, entra in scena Granovskaia: basandosi sul costo stimato individuato da McLachlan, la direttrice operativa del club avvia e poi conduce la trattativa d'acquisto a modo suo, cioè tramite telefonate estremamente chiare nell'esposizione. Alcuni procuratori di calciatori intervistati da The Athletic spiegano che il suo modo di negoziare l'acquisto o la cessione di un giocatore è «spietato, non si fa condizionare dalle emozioni, accetta solo alle proprie condizioni ma non va oltre il proprio ruolo e le proprie conoscenze, non si improvvisa conoscitrice di calcio, ma lavora in modo serio per portare a termine le operazioni in cui crede».

È così che il Chelsea è riuscito a trasformarsi, prima era una società schizofrenica sul mercato, oggi invece segue una strategia comune per potenziare gli organici a tutti i livelli. Le contingenze di questa stagione hanno posto l'accento sul buon lavoro fatto dagli scout per l'Academy e da Lampard, un tecnico scelto proprio per la sua capacità di lavorare con i giovani talenti: non a caso, Abraham è il miglior marcatore della squadra (15 gol in 35 partite ufficiali), mentre nove giocatori cresciuto nel vivaio del club hanno esordito in partite ufficiali con la maglia dei Blues – Tomori, James, Gilmour, Lamptey, Guheli, Maatsen, Anjorin e Broja. Ma anche i calciatori arrivati nelle ultime sessioni di mercato, per esempio Rüdiger, Jorginho, e Kovacic, in attesa di Zyiech, hanno avuto un ottimo impatto sul Chelsea. Certo, non sono mancate le operazioni fallite – Morata, Bakayoko, Drinkwater – o non ancora particolarmente redditizie sul campo – Kepa e Pulisic –, ma la sensazione è che il Chelsea di oggi lavori in maniera completamente diversa rispetto al passato. Al punto da poter superare senza problemi un anno senza possibilità di fare acquisti, anzi ripartendo proprio da qui nella costruzione di una squadra giovane, ingenua ma già credibile pure a livello internazionale, coerente con le aspirazioni del club e che enormi margini di miglioramento, non solo spendendo cifre enormi sul mercato.

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