Con il calcio a porte chiuse, il fattore campo sembra essere scomparso

Solo tre vittorie casalinghe su 22 partite giocate in Bundesliga.
di Redazione Undici 27 Maggio 2020 alle 12:16

La vittoria del Bayern in casa del Borussia Dortmund può rientrare nella normalità, non è un risultato clamoroso e quindi imputabile all’assenza dei tifosi del Signal Iduna Park. Solo che si tratta dell’ennesimo successo esterno in queste prime partite della Bundesliga dopo il lockdown, e allora il discorso sul fattore campo del calcio a porte chiuse diventa un tema centrale, che non è possibile ignorare. I numeri sono eloquenti: su 22 match disputati finora, solo tre si sono conclusi con la vittoria della squadra di casa. E se, come detto, alcuni risultati possono essere considerati “normali”, altre sfide sono finite con punteggi inattesi: parliamo di Schalke 04-Augusta (0-2), di Bayer Leverkusen-Wolfsburg (1-4), di Lipsia-Friburgo (1-1).

Le tre partite che hanno visto trionfare la squadra di casa sono state Bayern Monaco-Eintracht Francoforte (5-2), Borussia Dortmund-Schalke 04 (4-0) e Hertha-Union Berlin (4-0). Poi, 12 successi in trasferta e sette pareggi. Un numero enorme, considerando la media totale di questa stagione: finora, ci sono state 90 vittorie esterne su 280 partite giocate, quindi il rapporto è in fase di ribaltamento. Ma in realtà è giusto chiedersi: quanto incide l’assenza di tifosi sugli spalti su questo aspetto del gioco? Secondo Gabriele Marcotti, giornalista di Espn che ha scritto un articolo su Borussia Dortmund-Bayern Monaco, si tratta di un fattore che può aiutare molto chi gioca in trasferta, soprattutto in stadi con un pubblico storicamente caldo: «Il Bayern ha sfruttato l’assenza del muro giallo che incombe su tutti quelli che giocano a Dortmund. I giocatori di Flick hanno sfruttato il loro pedigree, la loro esperienza, in questo modo hanno imposto una sorta di destino manifesto sul Borussia, senza che i giocatori di Favre potessero ricevere dagli spalti la spinta necessaria a ribaltare le cose».

Sempre secondo Marcotti, anche il comportamento dei giocatori in campo, dell’arbitro e degli addetti al Var è stato influenzato dal fatto che il Klassiker si è giocato a porte chiuse: «Forse il rumore della folla avrebbe potuto cambiare le cose poco prima dell’ora di gioco, quando un tiro di Haaland è stato chiaramente deviato dal gomito di Boateng. Guardando la Tv, eravamo pronti per delle scene ormai familiari: un sussulto di rabbia della folla, i giocatori del Dortmund capiscono che è successo qualcosa di controverso e allora circondano l’arbitro Tobias Stieler per protestare, infine il controllo del Var. Nulla di tutto questo: il pubblico non c’era, i giocatori del Borussia non hanno protestato, anzi sembravano avere solo l’urgenza di riprendere il gioco il prima possibile, battendo il calcio d’angolo». 

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