C’è stato un momento in cui Lamine Yamal era davvero vicino a rappresentare il Marocco, poi però ha scelto la Spagna

Il fenomeno del Barcellona è stato contattato dalla Federcalcio di Rabat quando era un bambino, ma le cose sono andate troppo veloci.
di Redazione Undici 02 Gennaio 2026 alle 13:22

Se guardiamo al modello che ha permesso al Marocco di diventare una delle rappresentative calcistiche più forti al mondo, l’impatto dello scouting e della persuasione risulta davvero enorme: la Nazionale di Walid Regragui, infatti, è piena di calciatori con passaporto marocchino che sono nati in altri Paesi, soprattutto in Spagna e nel resto d’Europa, e che sono stati convinti ad accettare la convocazione in virtù di un progetto sempre più ambizioso, sempre più concreto. In questo senso si pensi aa Achraf Hakimi, a Brahim Díaz, a Eliesse Ben Seghir. In questo elenco, lo sappiamo da tempo, avrebbe potuto esserci anche Lamine Yamal: il giovanissimo fuoriclasse del Barcellona è nato in Spagna e alla fine ha scelto la Roja, ma soltanto dopo una lunga “gara di seduzione” tra la Federazione di Madrid e quella di Rabat.

In relazione a questa disputa, una delle tante tra Spagna e MaroccoL’Équipe ha raccontato che c’è stato un momento in cui Yamal era davvero vicino a prendere un’altra strada. Sì, perché Rabie Takassa, che oggi è il responsabile della Federcalcio marocchina per il reclutamento dei giocatori con doppia nazionalità, ha “scoperto” Yamal quando era davvero piccolissimo: nel 2017, l’attuale numero 10 del Barcellona aveva appena dieci anni e Takassa si innamorò di lui seguendo una partita della Masía trasmessa su Barça TV; da quel momento iniziò una vera e propria manovra a tenaglia per convincerlo a giocare con il Marocco, una manovra fatta di incontri con familiari, agenti e affini, una manovra incentrata su quelle che sembravano le inclinazioni del ragazzino di Rocafonda, quartiere dell’estrema periferia catalana: «Se visiti la casa in cui Lamine ha trascorso la sua infanzia», racconta Takassa all’Équipe, «capisci che il Marocco avrebbe avuto una concreta possibilità di convincerlo: l’arredamento rispecchia le tradizioni del Nord Africa, ci sono sure del Corano incorniciate alle pareti, la fa miglia mangia cibo marocchino, si respira il Marocco».

I colloqui con i parenti del ragazzo vanno anche bene, ma poi avvengono diversi fatti che cambiano completamente le carte in tavola: Nasser Larguet, il direttore tecnico della Federcalcio marocchina che di fatto ha avviato il reclutamento di talenti all’estero, viene sollevato dall’incarico; la pandemia da Coronavirus rallenta inevitabilmente tutti i processi, a cominciare dalla nomina del nuovo DT; dopo l’allentamento delle restrizioni sanitarie, Yamal comincia a giocare con le Nazionali giovanili spagnole, dall’Under 15 fino all’Under 17.

Infine, ed è qui che l’esito della partita viene completamente ribaltato, il Barcellona fa entrare Lamine Yamal nel giro della prima squadra. E allora la strada diventa segnata, perché il talento del giocatore esplode in maniera fragorosa, travolgente. E poi perché Xavi Hernández – che all’epoca era il tecnico del Barça, ma che deve essere considerato come una leggenda del calcio spagnolo in senso assoluto – inizia a parlare delle enormi opportunità che Lamine potrebbe cogliere giocando per la Roja, a cominciare dalla possibilità di partecipare all’Europeo.

Siamo ormai alla fine dell’estate 2023, cioè alla resa dei conti: poche settimane dopo la sua partecipazione all’Europeo Under 17, naturalmente con la maglia della Spagna, Yamal va a cena con il ct della Nazionale maggiore del Marocco, Walid Regragui, e i suoi avvocati. Pochi giorni dopo, arriva l’annuncio ufficiale: Yamal è tra i convocati della Spagna per le partite successive, quelle che valgono la qualificazione agli Europei 2024. In realtà i vertici della Federcalcio marocchina sapevano già da tempo che la scelta sarebbe ricaduta sulla Roja, ma la reazione è comunque ammantata di dolore. E quel dolore è piuttosto vivo ancora oggi: «È triste, è frustrante, ma è andata così», racconta Takassa. «In fondo, quando hai 15 anni e il tuo allenatore Xavi ti parla della Spagna come di una vetrina internazionale, del Pallone d’Oro, dell’Europeo, non è che tu possa fare molto. In ogni caso auguriamo buona fortuna a Yamal: più prospererà, più sarà un esempio per i giovani marocchini. Perché è marocchino». Ma è anche spagnolo, e in fondo la questione è tutta qui.

>

Leggi anche

Calcio
Gli allenatori MLS fanno una fatica tremenda quando si trasferiscono in Europa, e per il momento non ci sono eccezioni
Gli ultimi casi, quelli di Nancy al Celtic e di Ramsay al WBA, sono una conferma praticamente definitiva: la lega nordamericana, ora come ora, non è ancora in grado di formare tecnici pronti a lavorare nel calcio d'élite.
di Redazione Undici
Calcio
Per cercare di recuperare una maglia indossata durante un suo concerto, il Celta Vigo ha scritto una lettera a Madonna
Nel 1990 la regina delle pop star si è esibita nello stadio del club galiziano, e una sua foto con la divisa celeste è diventata leggendaria. Al punto che la presidente del Celta sta facendo davvero qualsiasi cosa pur di ritrovarla.
di Redazione Undici
Calcio
I club dell’Arabia Saudita adesso vogliono giovani talenti e stanno saccheggiando i club francesi, ma in realtà li aiutano a sopravvivere
Tutta questione di efficienza di (calcio)mercato: Monaco, Rennes e altre squadre di Ligue 1 hanno bisogno di vendere, la Saudi Pro League ha bisogno di comprare.
di Redazione Undici
Calcio
Nonostante l’esasperazione degli schemi e del gioco fisico sulle palle inattive, l’International Board non ha intenzione di intervenire sul regolamento
Ma secondo diversi allenatori, come Arne Slot, le zuffe in area piccola restano uno dei motivi per cui il calcio "non è più un piacere per gli occhi".
di Redazione Undici