Calcio Internazionale

André Silva ha trovato la sua dimensione

Gioca bene e segna all'Eintracht Francoforte, soprattutto dopo il lockdown. Può essere ancora un asset per il Milan?

Un anno fa, al termine di una stagione altalenante al Siviglia, André Silva veniva accusato di simulare un infortunio: secondo El País, prestigioso quotidiano spagnolo, l'attaccante portoghese di proprietà del Milan «si allenerebbe regolarmente con i suoi compagni, per poi tirarsi indietro al momento delle convocazioni a causa di questo problema fisico. In pratica, rifiuterebbe di scendere in campo con il suo attuale club, per concentrarsi sulla preparazione in vista della Nations League, che affronterà con la Nazionale portoghese».

Questa vicenda descriveva e raccontava perfettamente la figura di André Silva, attaccante di qualità – non a caso anche a Siviglia aveva iniziato benissimo, con sette gol nelle prime sette partite di Liga – che poi finisce per smarrirsi, non tanto per problemi tecnici o tattici, ma perché non riesce a sintonizzarsi psicologicamente con l'ambiente intorno a sé. Era successa la stessa cosa anche al Milan, durante la sua prima stagione italiana: la concorrenza di Cutrone e Kalinic finì per immalinconirlo, le sue doti tecniche – soprattutto quelle potenziali – apparvero evidenti ma non bastarono perché Montella e Gattuso lo eleggessero titolare fisso, regalandogli la fiducia senza condizioni che gli serve per sentirsi accettato, per sentirsi bene, per giocare bene.

A Francoforte, invece, tutto sta andando in maniera diversa. André Silva ha iniziato discretamente, poi però ha continuato a imporsi, lo sta facendo sulla distanza. I quattro gol segnati in cinque partite dopo il lockdown sono un segnale evidente di come il tecnico Adolf Hütter abbia trovato la chiave per farlo rendere al meglio: metterlo al centro dell'Eintracht, far ruotare intorno a lui il gioco della squadra, schierandolo sempre e in ogni situazione. Per esempio, nelle ultime partite Silva ha giocato come prima punta ma anche accanto a un altro attaccante puro, l'olandese Bas Dost. Ed è andata bene, anzi benissimo: ha segnato contro il Gladbach, contro il Friburgo, contro il Wolfsburg e pure contro il Werder Brema, ma soprattutto l'ha fatto in maniera diversa, occupando l'area o attaccandola da lontano, con un'azione palla al piede, o ancora di testa e su calcio di rigore.

Piccolo saggio sui movimenti della seconda punta, in una squadra che sfrutta bene le transizioni

Proprio questo tipo di completezza formale era ed è la caratteristica più evidente di André Silva: l'attaccante cresciuto tra Boavista, Salgueiros e Porto avrebbe le capacità tecniche e fisiche per fare tutto, o meglio per segnare in tutti i modi, e anche per orchestrare la manovra offensiva – gestendo il possesso, smistando il pallone, facendo salire la squadra. Se in alcuni sistemi tattici questa sua natura di punta poliedrica può risultare poco utile, in un contesto come quello dell'Eintracht – e, per estensione, della Bundesliga – diventa un'arma da sfruttare. Il tecnico Hütter, formatosi nell'universo Red Bull, predica e pratica un gioco fatto di verticalizzazioni, di transizioni, chiede a tutti i giocatori di essere performanti dal punto di vista atletico e precisi nella gestione del pallone. È per questo che André Silva sembra aver trovato la sua dimensione ideale a Francoforte, come era già capitato ad altri attaccanti prima di lui – un anno fa la coppia d'attacco dell'Eintracht era formata da Haller e Jovic.

Quando gioca in un modo che gli piace ed è un calciatore coccolato, centrale in un progetto, André Silva diventa un attaccante efficace. Del resto basta consultare la sua storia con la Nazionale portoghese per rendersene conto: nonostante le annate difficili con Milan e Siviglia, è stato sempre convocato e spesso ha giocato accanto a Cristiano Ronaldo; ora il suo score è di 15 reti in 34 presenze. Il punto, quindi, è capire quali possano essere i margini di André Silva, se la crescita mostrata in questa stagione sia dovuta a una maturazione del giocatore – e del professionista – oppure semplicemente a contingenze favorevoli, non riproducibili in altre società, oppure in tornei più competitivi.

In questa azione, invece, André Silva si muove in maniera perfetta da prima punta: l'Eintracht trova un buon corridoio verticale sulla fascia sinistra, lui occupa l'area di rigore, capisce che non ha senso attaccare la porta, viene servito e stacca benissimo, come un centravanti vecchia scuola

Il Milan possiede ancora il suo cartellino, l'ha ceduto per due anni in prestito secco all'Eintracht, ma potrebbe fare leva sull'affare Rebic, oppure sulla volontà del giocatore di restare in Bundesliga, per invitare il club tedesco ad acquistarlo definitivamente. Insomma, ci sono ancora tanti interrogativi, ma la dirigenza rossonera ha (di nuovo) un asset tra le mani. E deve capire come gestirlo. Il probabile arrivo di Rangnick cambierebbe le carte in tavola, perché l'allenatore tedesco avrebbe un approccio simile a quello di Hütter, imporrebbe al Milan un gioco simile a quello delle squadre Red Bull, e a quel punto André Silva potrebbe essere molto utile, magari formando una coppia tutta portoghese con Rafael Leão – considerando anche l'età di Ibrahimovic.

Allo stesso tempo, però, c'è e ci sarà ancora qualche – inevitabile – riserva sulla consistenza psicologica di un giocatore finora incapace di accedere al livello successivo. La stessa rinascita a Francoforte sembra confermare questa sensazione: fin quando si tratta di esprimersi in una realtà con ambizioni e pressioni contenute, André Silva riesce a sentirsi a suo agio, a mostrare il meglio di un validissimo menu tecnico. Al Milan e al Siviglia era stato chiamato a fare un passo in più e non ci è riuscito, o comunque non è mai stato davvero continuo; magari i 25 anni (che compirà a novembre) sono un'età in cui il salto di qualità è ancora possibile, ma il tempo comincia a diminuire. E il rischio è alto, a maggior ragione per il Milan, che ci ha già provato e non può permettersi di sbagliare ancora, svalutando in maniera definitiva un investimento ingente – 38 milioni di euro nel 2017 – e finora intermittente, per non dire fallimentare.

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