L’Amburgo ha vissuto un incredibile dramma sportivo, ancora

Ha perso la promozione diretta al 95esimo, e ora ha bisogno di in un miracolo per poter tornare in Bundesliga
di Redazione Undici 22 Giugno 2020 alle 14:26

Due anni dopo la prima, storica, retrocessione dalla Bundesliga, l’Amburgo continua a vivere in un incubo. Nella scorsa stagione, la promozione è svanita dopo un ottimo campionato, con una striscia horror da tre punti in otto partite, dalla 26esima alla 33esima giornata; inoltre, nello stesso periodo la squadra allora allenata da Hannes Wolf perse anche la semifinale di Coppa di Germania, in casa, contro il RB Lipsia.

Un’esperienza molto negativa, che però non ha niente a che vedere con quello che sta succedendo quest’anno, e che ieri ha raggiunto l’apogeo assoluto: nella sfida-promozione in trasferta contro l’Heidenheim, terza contro quarta in classifica, l’Amburgo è stato sconfitto per 2-1, perdendo così ogni possibilità di essere promosso in Bundesliga senza passare dai playoff. Inoltre, proprio l’Heidenheim si è preso il terzo posto, e ora servirà un miracolo nell’ultima giornata perché l’Amburgo possa sperare di tornare in massima serie: se l’Heidenheim non perderà punti in casa dell’Arminia Bielefeld, già sicura del primo posto in classifica, un’eventuale vittoria in casa contro il Sandhausen risulterà inutile.

Tutto questo è reso più atroce dal modo in cui è arrivata la sconfitta del 21 giugno: l’Amburgo è passato in vantaggio dopo 17 secondi della ripresa, grazie a un gol di Joel Pohjanpalo. L’Heidenheim ha pareggiato all’80esimo a causa di uno sfortunato autogol di Beyer. Ma il peggio doveva ancora venire: al 95esimo minuto, nell’ultima azione della partita, la squadra di casa è passata in vantaggio e ha sorpassato l’Amburgo in classifica, grazie a un tiro lento ma beffardo di Kerschbaumer, 27enne centrocampista austriaco. Nel postpartita, l’allenatore amburghese Hecking ha criticato molto i suoi giocatori per la dinamica con cui è arrivata questa rete: «Abbiamo fatto un errore difensivo molto chiaro: non si può essere così aperti, così sfilacciati e poco concentrati in un momento tanto importante».

I due gol realizzati dall’Heidenheim

Il vero problema è che l’Amburgo ha dimostrato più volte, in queste ultime settimane, di non possedere la consistenza mentale per gestire gli ultimi minuti delle partite: è la quarta volta, da quando è ripartito il campionato tedesco di seconda divisione, che la squadra di Hecking perde punti durante gli ultimissimi minuti di gioco. Nel 3-3 interno contro il Kiel dell’8 giugno, la rete del pareggio della squadra ospite è arrivata al 93esimo; nello scontro diretto contro lo Stoccarda del 28 maggio, il gol decisivo di Gonzalo Castrom, quello che ha fissato il risultato sul 3-2, è arrivato al 92esimo; anche contro il Fürth la marcatura del 2-2 per gli avversari dell’Amburgo è stata realizzata nel recupero del secondo tempo.

Insomma, l’Amburgo sembra essere davvero vittima di una maledizione sportiva, che si aggiunge agli errori commessi dai giocatori, dal tecnico, ma anche dalla società. Quest’ultimo aspetto è stato approfondito, in maniera cruda e anche un po’ ironica, in un articolo dello Spiegel: «La differenza emersa ieri tra Heidenheim e Amburgo sta anche nella differente programmazione: nel settembre 2007, Frank Schmidt è diventato l’allenatore dell’Heidenheim e ha iniziato un percorso che dura ancora oggi, e che potrebbe portare un club poco conosciuto in Bundesliga. Da allora, invece, l’Amburgo è stato allenato da: Stevens, Jol, Labbadia, Moniz, Veh, Oenning, Cardoso, Arnesen, Fink, ancora Cardoso, van Marwijk, Slomka, Zinnbauer, Knäbel, ancora Labbadia, Gisdol, Hollerbach, Titz, Wolf e Hecking». Oltre a criticare i suoi giocatori, Hecking se l’è presa con uno spirito trascendente, che ormai da anni trama – in maniera non tanto velata, in verità – contro l’Amburgo : «Sembra che il dio del calcio non sia dalla nostra parte. Avremmo dovuto essere promossi molte settimane fa, ma abbiamo perso tanti punti in modo stupido. Se non è andata così, però, non possiamo che incolpare noi stessi».

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