Serie A

Tre cose sulla 31esima giornata di Serie A

Quel che resta di Milan-Juve, i problemi di Lazio e Inter, l'esempio del Sassuolo.

Milan-Juve, quel filo sottile tra blackout, fortuna e bravura

Quando si usa la parola “blackout” e c’è di mezzo il Milan, la mente va sempre a quella calda serata turca di quindici anni fa. Cosa si intende, per blackout, in questi casi? La perdita di controllo di una partita senza dei precisi motivi tattici, ma perlopiù mentali. Un attacco di labirintite, qualcosa del genere. In forma meno intensa, il secondo tempo di Milan-Juve è stato questo: la squadra di Sarri aveva condotto un buon primo tempo contro gli uomini di Pioli che sono, con pochi dubbi, una delle due formazioni più in forma d’Italia, al momento, come scrivevamo la settimana scorsa. Ma non ci sono stati rovinosi errori di Maurizio Sarri (che sta pagando un’antipatia già in passato destinata ad Allegri) dietro quei quattro gol segnati dal Milan: piuttosto, un crollo mentale dei suoi giocatori, in primis Leonardo Bonucci, colpevole soltanto a metà sul rigore generoso trasformato da Ibrahimovic, e a caccia di lepidotteri, retino alla mano, nella discesa di Kessié per il 2-0. Mettiamoci un altro errore enorme e decisivo: Szczesny che si fa sorprendere sul primo palo dal tiro furbo sì, ma di certo non imparabile, di Leão per il 3-2. E che dire del cambio di gioco dentro l’area di rigore di Alex Sandro? Niente, appunto. Sembrerebbe così che il Milan abbia avuto fortuna: no, ha giocato una partita straordinaria ed è, quello del 2020, senza dubbi il Milan migliore dell’era post-Allegri, oggi in grado di battere chiunque, sicuro, finalmente cinico, bello da vedere e ottimo nella fase difensiva (escluso Romagnoli, su cui i rossoneri dovrebbero ragionare). Ma non possiamo ignorare, nell’ottica della corsa scudetto, gli errori individuali della Juventus, da bocciare per una partita, ma non da gettare via per un’intera annata.

Lazio e Inter hanno difficoltà comuni

Delle cinque partite di Serie A giocate dopo il lockdown, Inter e Lazio ne hanno “sbagliate” tre: un pareggio e due sconfitte per i nerazzurri, tre sconfitte per la squadra di Simone Inzaghi. Questa è evidentemente una coincidenza, ma rimanda a dei problemi comuni che stanno vivendo le due squadre. Intanto, l'approccio similare degli allenatori: Conte e Inzaghi non solo utilizzano lo stesso modulo in fase passiva, ma intendono il gioco offensivo come un tentativo di esaltare le caratteristiche dei loro attaccanti. Perciò, la Lazio prima del lockdown era diventata una squadra iper-verticale, tutta tesa a ricercare la connection tra le intuizioni di Luis Alberto e le corse in campo aperto di Immobile, col fondamentale supporto di Milinkovic-Savic; l'Inter, invece, aveva una fase d'uscita dal basso più sofisticata, e poi cercava subito le due punte bravissime a combinare tra loro, oppure a tenere il pallone e poi allargarlo sugli esterni. Al rientro dopo la pausa forzata, Inzaghi e Conte hanno fatto fatica a ritrovare quei meccanismi: l'inevitabile calo fisico ha colpito proprio e soprattutto gli attaccanti, i fulcri delle due squadre (Immobile e Lautaro su tutti), ma ha finito per inficiare il rendimento di tutti, soprattutto all'interno di un sistema in cui la condizione atletica è il requisito base per avere equilibrio in tutte le fasi di gioco; e poi si va in campo ogni tre giorni, sono state istituite le cinque sostituzioni, una condizione che ha sfavorito Inter e Lazio, squadre costruite guardando soprattutto agli undici titolari, in cui le alternative non hanno le stesse qualità e sono anche meno abituate a certi schemi. Non a caso, viene da dire, i club di vertice che hanno una rosa più ampia – Juventus, Atalanta e Napoli – hanno assorbito meglio il post-lockdown, sono state più continue. La stagione di Inzaghi, Conte e delle loro squadre resta comunque positiva, ed è probabile che il calcio italiano ed europeo tornino ad avere ritmi convenzionali nella prossima stagione. I due allenatori potranno tornare a lavorare secondo i propri principi, ma queste ultime partite hanno inviato un messaggio evidente, a loro e alle rispettive dirigenze: senza alternative di qualità, tecniche e/o tattiche, è difficile poter rimanere davvero competitivi fino alla fine.

Dopo il pareggio di ieri sera contro il Verona, l'Inter di Conte è arrivata a perdere 20 punti a causa delle rimonte subite da situazione di svantaggio: un problema acuitosi nel lockdown, ma che ovviamente esisteva anche prima

L'esempio del Sassuolo

Rispetto ai casi di Inter e Lazio, il Sassuolo di De Zerbi è come se rappresentasse l'altra faccia della medaglia. Il tecnico neroverde ha costruito la sua squadra sfruttando in maniera più estesa, ed estensiva, le risorse a sua disposizione: in rosa ci sono sedici giocatori con oltre mille minuti giocati, in pratica tutti sono stati provati dentro un certo sistema di gioco; magari qualche elemento è più portato a risalire il campo con il possesso, a comprendere e sfruttare i meccanismi del gioco di posizione, ma oggi De Zerbi ha un'ampia gamma di soluzioni per poter risolvere le partite senza dover stravolgere l'identità tattica del Sassuolo. E i risultati si vedono, eccome: i neroverdi sono imbattuti da sei partite, hanno vinto a Firenze e Bologna e hanno pareggiato in trasferta contro l'Inter. Inoltre, hanno lanciato e stanno lanciando dei nuovi talenti: Muldur, per esempio, ma anche il 24enne slovacco Haraslin, arrivato nel mercato di gennaio e a segno per la prima volta contro il Bologna. Certo, rispetto ad altre realtà De Zerbi ha una mission diversa, quindi deve far fronte a pressioni inferiori: può giocare all'alchimista tecnico-tattico, può lanciare giovani, può sperimentare di più, non ha obiettivi di alta classifica da raggiungere. Ma il suo approccio, perfettamente coordinato con quello del Sassuolo-società, paga i suoi dividendi. In termini tecnici ma anche economici – si pensi alla valorizzazione di Boga in questa stagione. È un esempio per le società che hanno lo stesso budget, ma anche per altre dirigenze: a sette giornate dalla fine, sei punti di distacco dalla zona Europa League non sono impossibili da colmare. Soprattutto se la qualità del gioco continuerà a mantenere certi standard.

Anche il Bologna era una squadra in gran forma, eppure la vittoria del Sassuolo è parsa assolutamente meritata

{

Per migliorare la tua esperienza utilizziamo cookie tecnici, statistici e di profilazione, anche di terze parti, per fornire un accesso sicuro al sito, analizzare il traffico sul nostro sito, valutare l’impatto delle campagne e fornire contenuti e annunci pubblicitari personalizzati in base ai tuoi interessi. Chiudendo il banner acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni. Cookie policy