I Washington Redskins non si chiameranno più Washington Redskins

Perché considerati discriminatori nei confronti dei nativi americani.
di Redazione Undici 13 Luglio 2020 alle 17:31

In una nota ufficiale diffusa lunedì 13 luglio, i Washington Redskins hanno annunciato il cambiamento del loro nome e del logo della squadra. L’inizio della revisione, dopo tanti anni di pressioni da parte dei media e della società civile, era iniziata il 3 luglio scorso, sulla scorta delle proteste antirazziste che sono scoppiate in tutti gli Stati Uniti dopo l’omicidio del sospettato americano George Floyd, soffocato da un agente di polizia a Minneapolis durante un’operazione d’arresto dello scorso 25 maggio. Il movimento Black Lives Matter è servito anche per riaccendere i riflettori sulla discriminazione di altre minoranze, e così ora una delle franchigie più controverse della NFL – almeno per quanto riguarda il nome, traducibile letteralmente con “Pellerossa” – ha deciso di passare dalle ipotesi ai fatti.

Nel comunicato ufficiale della società, si legge che «Il proprietario Dan Snyder e Coach (Ron) Rivera stanno lavorando a stretto contatto per sviluppare un nuovo nome e un approccio progettuale che miglioreranno la reputazione della nostra società e ispireranno i nostri sponsor, i fan e la community per i prossimi 100 anni». Si tratta di una prima volta nella storia degli sport americani: molte società si sono trasferite in altre città cambiando nome e loghi e colori sociali, ma nessuna aveva mai deciso di modificare la propria ragione sociale tradizionale perché il nome e il logo risultavano discriminatori. Dal 1971, il crest dei Redskins raffigura un capotribù degli indiani d’America. Secondo quanto riportato da Espn, il nuovo nome potrebbe contenere riferimenti militari, mentre dovrebbero rimanere inalterati i colori della franchigia – bordeaux e oro.

Per anni, il proprietario Snyder aveva resistito a qualsiasi pressione per modificare il nome della squadra. Nel 2013, intervistato da Usa Today, affermò che «non avrebbe mai considerato questa soluzione». La situazione, come detto, è cambiata dopo la morte di George Floyd. A influire sulla scelta, oltre alle proteste, è stata anche una lettera che 87 investitori e azionisti del club hanno indirizzato agli sponsor della squadra – aziende-colosso come FedEx, PepsiCo e Nike. Nel testo, c’era l’invito a sospendere ogni partnership con i Redskins se la franchigia non avesse cambiato nome. In seguito, anche Amazon ha annunciato he avrebbe smesso di commercializzare il merchandise della squadra se si fosse ancora chiamata Washington Redskins. Arrivati a questo punto, era inevitabile che anche Snyder cambiasse idea.

>

Leggi anche

Altri sport
Quella di Elana Meyers Taylor, 41enne madre e attivista, è una delle medaglie d’oro più importanti di Milano Cortina 2026
La bobbista americana non è solo una campionessa, ma anche un punto di riferimento per diverse minoranze. E l'ha dimostrato lungo tutta la sua carriera.
di Redazione Undici
Altri sport
La maggior parte degli atleti che vincono le medaglie olimpiche poi le conservano nel cassetto dei calzini
Un articolo del New York Times svela che, per gli atleti americani, esporre le medaglie vinte è una scelta molto rara.
di Redazione Undici
Altri sport
Alla cerimonia d’apertura di Milano Cortina 2026, il cartello della Nazionale dell’Ucraina è stato portato da una donna russa
Si chiama Anastasia Kucherova, è un architetto e vive in Italia da tantissimi anni.
di Redazione Undici
Altri sport
Anche se sembra assurdo, l’Australia sta diventando sempre più forte negli sport invernali
La prima medaglia è arrivata solo nel 1994, ma da allora le cose sono cambiate, soprattutto in alcune discipline. Il rischio, però, è che le sovvenzioni diminuiscano. Anzi: sono già diminuite.
di Redazione Undici