Come sono nate le giacche con messaggi solidali della Nazionale Usa

La campagna "Be The Change" è stata organizzata negli ultimi mesi dai giocatori e dalla Federazione americana.
di Redazione Undici 20 Novembre 2020 alle 13:23

La partita amichevole del 12 novembre 2020 tra Galles e Stati Uniti è stata molto seguita negli States – e non solo – perché la squadra di Gregg Berhalter si è presentata a Swansea con tantissimi giocatori giovani e di grande prospettiva: McKennie, Reyna, Musah, de la Fuente, Dest, Adams. Il risultato finale (0-0) ha deluso un po’ le attese, ma forse la cosa più interessante è successa prima del calcio d’inizio: i giocatori americani si sono presentati in campo con una giacca customizzata, che portava un doppio messaggio solidale. Sul front, compariva la scritta “”Be The Change”; sul retro, invece, ogni giocatore è stato libero di scrivere un proprio messaggio personale. Sul sito ufficiale della Nazionale Usa, si legge che questa campagna è stata ideata per «inviare e diffondere un messaggio significativo di giustizia sociale: ogni persona ha la capacità, l’opportunità e la responsabilità di fare la differenza, di cambiare il mondo che lo circonda». Inoltre, sempre sul sito della USMNT, c’è l’elenco di tutti i messaggi scelti dai componenti della rosa: John Brooks ha scelto il messaggio “Stop Racism”, Owen Otasowie ha toccato un altro tema importante con “End Police Brutality”, Tim Weah ha invece fatto scrivere “World Peace”.

Come detto, in campo, c’era anche Weston McKennie, centrocampista della Juventus, primo giocatore statunitense nella storia del club bianconero. Proprio McKennie è stato uno dei primi calciatori professionisti a manifestare apertamente il proprio sostegno a Black Lives Matter – l’anno scorso, poco dopo l’omicidio di George Floyd, quando giocava in Bundesliga con lo Schalke – e poi un mese fa ha pubblicato un video in cui denunciava di «rappresentare un Paese che forse non mi accetta solo per il colore della mia pelle». Interrogato sulla questione da Sports Illustrated, aveva dichiarato che la Nazionale americana avrebbe dovuto supportare campagne di sensibilizzazione contro il razzismo e le discriminazioni. Anche lui, durante l’inno, indossava una giacca che riportava un messaggio emblematico: “For Social Injustice”.

Sports Illustrated  ha raccontato, in un lungo reportage, come è stata organizzata questa campagna solidale: Kyle Robertson, responsabile dei kit della Nazionale Usa, ha preparato tutte le giacche il giorno prima della partita, ma in realtà l’intera iniziativa è stata preparata negli ultimi mesi – la rappresentativa americana non scendeva in campo dal primo febbraio 2020. Il ct Berhalter ha spiegato che «i ragazzi prendono sul serio la loro influenza, la loro responsabilità sociale: si sono inventati “Be The Change”, un grande messaggio che mi rende davvero orgoglioso di loro». Il portiere Zack Steffen ha scelto il messaggio “VOYCENOW”, il nome della fondazione che ha creato a giugno e che ha l’obiettivo di riunire gli atleti interessati alla filantropia, a costruire campagne di solidarietà per i giovani americani: «Difendo con orgoglio la porta degli Stati Uniti», ha detto Steffen, «ma voglio che il mio contributo in campo rifletta un impegno in qualcos’altro che sia ancora più importante».

I giocatori sono stati liberi di scegliere il proprio messaggio, ma anche di non farsi portavoce di nessuno slogan: è il caso di Konrad de la Fuente, promessa della Masia del Barcellona, che ha lasciato bianco il retro della sua giacca per dare risalto al messaggio “Be The Change”. Il tecnico Berhalter ha spiegato che «ogni giocatore della mia squadra ha un atteggiamento diverso: McKennie magari è più schietto, altri sono più chiusi, allora abbiamo deciso che ognuno avrebbe potuto partecipare a modo suo alla campagna, senza che questo avesse nessun significato particolare. Tutti sono supportati».

Anche Weston McKennie ha parlato bene dell’iniziativa “Be The Change”: «Speriamo di aver dato un messaggio, Non importa il colore della nostra pelle, non importano le nostre idee politiche, tantomeno importa come ci siamo espressi alle recenti elezioni: questa campagna mostra che tutti dobbiamo e possiamo essere supportati, ed è quello che volevamo trasmettere insieme alla Federazione, a tutto lo staff della Nazionale, a tutti i compagni. Volevamo raccontare una storia ed esprimere un’idea in cui tutti ci identifichiamo, ma al tempo stesso volevamo rendere tutto un po’ più personale, vicina all’individuo. E credo proprio che ci siamo riusciti, è stata un’immagine molto potente».

Le foto sono tratte dall’account Twitter della Nazionale Usa
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