L’incredibile e infinita crisi dello Schalke 04

La vittoria in Bundesliga manca da 24 partite, ma questo è solo l'ultimo dei problemi.
di Redazione Undici 27 Novembre 2020 alle 17:30

L’ultima vittoria dello Schalke 04 in Bundesliga risale al 17 gennaio 2020: 2-0 in casa contro il Borussia Möchengladbach. Allora la squadra di David Wagner era in corsa per la Champions League, dato il quarto posto in classifica a pari punti col Borussia Dortmund, e non era neanche troppo distante dal Lipsia capolista (sette punti più su). Domani, 28 ottobre 2020, lo Schalke affronta di nuovo il Möchengladbach, stavolta in trasferta, con tre punti accumulati nelle prime otto gare di questo campionato, frutto di tre pareggi e cinque sconfitte, e uno score di cinque gol realizzati e 24 subiti.

Andando a ritroso nell’ultima Bundes, la striscia negativa all’inizio di questa stagione dura per altre 16 partite. Totale: 24 match di campionato senza vittorie, un andamento che per poco non è costato la retrocessione – lo Schalke ha chiuso il 2019/20 a 39 punti, otto lunghezze più su della zona playout – e che, presumibilmente ha già condannato la squadra ora allenata da Manuel Baum a un campionato di sofferenza nella palude del fondo classifica. Ma questo rendimento così nefasto, il cambio di allenatore, il progressivo ridimensionamento, non sono i problemi più delicati che affliggono lo Schallke. Già durante il lockdown della Bundesliga, infatti, le voci su una profonda crisi economica sono state molto insistenti, addirittura si temeva che il club potesse fallire, sparire completamente dalla piramide calcistica tedesca. Venerdì 8 aprile 2020, la società di Gelsenkirchen è arrivata a chiedere pubblicamente l’aiuto dei propri tifosi, diffondendo un comunicato in cui li esortava a non avviare le pratiche per il rimborso dell’abbonamento sottoscritto a inizio stagione: «Ogni singola rinuncia al rimborso», si leggeva nella nota, «è un immenso contributo per stabilizzare la liquidità e garantire la sopravvivenza dell’associazione».

Il vero problema, però, è che la crisi economica era già iniziata prima del Coronavirus, ed era già molto grave. Al punto che, da tempo, i dirigenti chiedono una totale economica e politico-culturale della società: lo Schalke è infatti gestito da un comitato comitato interno che è espressione della comunità di Gelsenkirchen, e i dirigenti – in primis il direttore marketing, Alexander Jobst – vorrebbero cambiare le cose, attraverso l’ingresso di nuovi soci esterni «per rendere più moderno il club date le mutevoli circostanze economiche». Questo scenario non piace ai tifosi, soprattutto ai gruppi ultras che frequentavano le gradinate della Veltins Arena, campo di casa dello Schalke, e che sostengono che questa sia tutta una manovra per favorire il rientro in società di Clemens Tonnies, ex presidente del consiglio consultivo che aveva abbandonato la carica a giugno 2020. Le sue dimissioni sono arrivate dopo una lunga polemica per la gestione di un focolaio di Coronavirus all’interno di uno stabilimento della Tonnies Holding, l’azienda di carni che possiede; un anno prima, poi, Tonnies era stato molto criticato per alcune frasi razziste.

L’incertezza che regna in società si è riflessa in maniera inevitabile sulla squadra: l’allenatore David Wagner è stato licenziato a settembre, due settimane dopo l’inizio della stagione in corso, ed è stato sostituito da Manuel Baum, ex ct della Nazionale Under 20; il dirigente che aveva insistito per la sua conferma dopo il pessimo finale della scorsa stagione, il direttore tecnico Michael Reschke, ex di Stoccarda e Bayern Monaco è stato sollevato dall’incarico pochi giorni fa – per «mancanza di una visione comune con gli altri responsabili del club», secondo la versione dell’amministratore delegato Jochen Schneider.

Anche il rapporto con i giocatori è gestito in maniera alquanto caotica: pochi giorni fa, l’attaccante 36enne Vedad Ibisevic e il vice allenatore Naldo, ex difensore brasiliano, sono quasi venuti alle mani sul campo di allenamento; dopo questo litigio, lo Schalke ha deciso di rescindere il contratto con il suo giocatore, che tra l’altro è stato acquistato nell’ultima sessione di mercato, il prossimo 31 dicembre; martedì 24 novembre, invece, Amin Harit e Nabil Bentaleb sono stati esclusi dalla rosa della prima squadra per comportamento non professionale: il primo non ha salutato l’allenatore dopo una sostituzione, mentre è già stato deciso che l’ex centrocampista del Tottenham lascerà la squadra al termine della stagione «dopo una lunga e attenta riflessione in merito al suo atteggiamento». Lo strappo è stato talmente forte che i social media manager del club gli avevano fatto gli auguri su Twitter per il suo 26esimo compleanno – festeggiato lo scorso 24 novembre – ma poi la dirigenza avrebbe insistito per la cancellazione immediata del tweet. Uno dei giornali più influenti nella Germania del Sud, la Suddeutsche Zeitung, ha scritto che lo Schalke «vive una crisi a tutti i livelli: finanziaria, sportiva, d’identità, di leadership e dentro lo spogliatoio». Ecco perché le 24 partite senza vittoria sono l’ultimo dei problemi, o comunque sono un effetto, non la causa, di un momento davvero complicato.

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