Com’era l’Italia di Mancini l’ultima volta che ha perso una partita?

Era il settembre 2018, e c'erano Romagnoli, Caldara, Zaza e Criscito.
di Redazione Undici 09 Settembre 2021 alle 11:30

La vittoria per 5-0 contro la Lituania ha un grande valore per la Nazionale italiana, per tanti motivi. Al di là del risultato roboante e dell’ottima prestazione di Kean, Raspadori e dei tanti giovani inseriti da Mancini, il ritorno al successo dopo due pareggi consecutivi ha rimesso gli Azzurri in una posizione di vantaggio nel gruppo C di qualificazioni ai Mondiali – anche perché la Svizzera non è riuscita a battere l’Irlanda del Nord e quindi ora non potrà appaiare l’Italia in vetta alla classifica prima dello scontro diretto in programma a novembre. Anche chi guarda al passato e alle statistiche può sorridere di gusto: il 5-0 con la Lituania ha permesso all’Italia di cancellare ogni dubbio e di prendersi il record storico di imbattibilità per una rappresentativa senior, raggiunto grazie a 37 partite di fila senza sconfitte. Prima della vittoria contro i baltici, c’era incertezza su chi detenesse il primato precedente – la Spagna con 35 match? il Brasile con 36 gare di cui una non riconosciuta dalla Fifa? – ma ora è tutto definito e definitivo: l’Italia è in vetta a questa particolare classifica, grazie a una striscia (ancora aperta) di 28 vittorie e nove pareggi, tra cui vanno considerate anche le due partite vinte ai rigori contro Spagna e Inghilterra, in occasione della semifinale e della finale degli Europei 2020.

L’ultima sconfitta della Nazionale italiana risale esattamente a tre anni fa, al 10 settembre 2018: nel gruppo preliminare di Nations League, gli Azzurri persero per 1-0 in casa del Portogallo, più precisamente al Da Luz di Lisbona. Fino a quel momento, in realtà, l’avventura di Mancini come commissario tecnico era stata piuttosto deludente: una sola vittoria, in amichevole contro l’Arabia Saudita, e poi due pareggi (contro Olanda e Polonia) e un netto 1-3 contro la Francia, sempre in amichevole. Il ko contro il Portogallo arrivò per merito di André Silva, che al terzo minuto della ripresa sfruttò una grande progressione di Bruma e riuscì a battere Donnarumma – suo ex compagno al Milan – con un bel sinistro a giro sul secondo palo. Dopo il vantaggio della Seleçao, l’Italia non riuscì a trovare il pareggio, e alla fine quella sconfitta si rivelò decisiva, in quanto estromise gli Azzurri dalla corsa al primo posto nel girone di Nations League.

Ma com’era la Nazionale di Mancini il 10 settembre 2018? Molto, molto diversa da quella che ha vinto gli Europei, e da quella che a partire dalla gara successiva (1-1 in amichevole contro l’Ucraina) avrebbe iniziato a mettere insieme risultati e gioco scintillante. Basta riguardare la formazione per rendersene conto: al Da Luz, il commissario tecnico azzurro scelse di schierare una difesa a quattro con Manuel Lazzari (allora ancora alla Spal, tra l’altro per lui si trattava dell’esordio in Nazionale), Mattia Caldara, Alessio Romagnoli e Domenico Criscito; a centrocampo c’erano Jorginho, Bonaventura e Cristante; in avanti, tridente spurio composto da Immobile, Zaza e Chiesa. Se allarghiamo lo sguardo alla panchina, troviamo molti dei futuri campioni d’Europa (Chiellini, Bonucci, Insigne, Sirigu, Insigne, Belotti, Berardi, Bernardeschi, Barella), ma anche giocatori come Perin, Benassi e Gagliardini. Tre giorni prima, nella gara interna contro la Polonia (1-1) c’erano in campo Zappacosta, Biraghi e Balotelli. Sì, esatto, sono cambiate molte cose da allora. In realtà la trasformazione decisiva prese il via già dalla gara successiva contro l’Ucraina, quando Mancini disegnò una formazione con Florenzi, Bonucci, Chiellini e Biraghi in difesa davanti a Donnarumma, il trio “storico” Verratti-Jorginho-Barella a centrocampo e poi un attacco leggero con Bernardeschi, Insigne e Chiesa. Dieci di questi calciatori avrebbero giocato, da titolare o da subentrati, la vittoriosa finale di Wembley contro l’Inghilterra.

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