Le squadre italiane utilizzano troppi giocatori stranieri?

Forse sì, ma è un problema che non riguarda solo la Serie A.
di Redazione Undici 11 Ottobre 2021 alle 15:41

Il vecchio assunto per cui le squadre italiane utilizzino moltissimi giocatori stranieri non è un luogo comune. Anzi, è un dato oggettivo, verificato nella realtà. Secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto dell’osservatorio CIES, infatti, i club di Serie A sono tra i meno virtuosi per il minutaggio concesso ai giocatori della propria nazione di riferimento. L’Udinese, per esempio, ha schierato calciatori italiani per il 12% del tempo di gioco a disposizione nelle prime sei gare di questa stagione. Si tratta del peggior dato nelle cinque leghe top (Premier, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1), e del settimo più basso se consideriamo tutti i campionati europei di prima divisione – prima dei friulani, in questa graduatoria allargata, ci sono solo squadre greche, cipriote e il Rangers Glasgow.

Tornando alle cinque leghe top e alla Serie A, dietro l’Udinese troviamo il Chelsea (13,2% del minutaggio concesso ai giocatori inglesi) e poi Atalanta (13,7% agli italiani) e Torino (16,3% agli italiani). Dal quarto posto in giù troviamo il Lille (18,1% ai giocatori francesi), il Wolverhampton (18,2% agli inglesi) e il Lipsia (20,9% ai tedesch). Il club di proprietà della Red Bull apre una porzione di classifica in cui trovano spazio diverse squadre di primo livello: Manchester City, Atlético Madrid, Liverpool, Siviglia, Real Madrid, Psg, Lazio, Milan. Insomma, è evidente che l’incidenza dei giocatori stranieri sia una condizione comune a tutti i campionati e sia penetrata a tutti i livelli di classifica, soprattutto quelli più elevati.

La conferma di questa sensazione – che poi è un dato oggettivo – si ottiene ribaltando la classifica: oltre al caso unico dell’Athlétic Bilbao – che per statuto concede il 100% del minutaggio a giocatori baschi, quindi anche spagnoli – le squadre che danno meno spazio agli stranieri sono soprattutto quelle meno ricche e ambiziose. Il Saint-Etienne, per esempio, è ultimo in classifica in Ligue 1 anche se ha concesso concesso il 95,9% del minutaggio disponibile a giocatori francesi; il Brest ha gli stessi punti del Saint-Etienne (appena quattro, accumulati in nove gare) nonostante raggiunga quota 77,1%; il Burnley è 18esimo in Premier League e ha offerto molto spazio ai giocatori inglesi (80,6% del tempo di gioco disponibile). Poi ci sono delle eccezioni: l’Angers è quarto in Ligue 1 con l’88,8% del minutaggio concesso a giocatori francesi, l’Osasuna è quinto in Liga con il 77,1% del tempo di gioco riservato a calciatori spagnoli. In ogni caso, però, si tratta di società a basso budget, che difficilmente riusciranno a mantenere questo rendimento fino al termine della stagione.

E in Serie A? Il club che dà più spazio ai calciatori autoctoni è il Genoa, con il 63,8% del minutaggio concesso agli italiani – una percentuale piuttosto bassa, se paragonata a quella del Saint-Etienne o del Burnley. In questa classifica circoscritta, seguono Empoli (62%) e Salernitana (48,9%), due neopromosse. Qualora occorresse, ecco un’altra conferma della tendenza in atto in quest’era di calciomercato: le società più ambiziose guardano sempre più all’estero per costruire rose forti e sostenibili. Non a caso, basta scorrere l’elenco per scoprire che anche Napoli, Inter e Juventus non raggiungono il 35% di minutaggio concesso ai giocatori italiani.

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