Perché la Cina ha un ruolo importante nella rinascita del calcio in Repubblica Ceca

Gli investimenti di Pechino nello Slavia Praga hanno avviato un circolo virtuoso che ha coinvolto anche la Nazionale.
di Redazione Undici 19 Novembre 2021 alle 18:45

La Repubblica Ceca è stata una delle sorprese dell’Europeo 2020: dopo aver superato i gironi e aver eliminato l’Olanda agli ottavi, solo un’altra grande squadra-rivelazione – la Danimarca di Hjulmand – ha messo fine al percorso della Nazionale guidata da Jaroslav Silhavy, 60enne ex giocatore e poi tecnico del Viktoria Plzen – che un tempo si chiamava Skoda Plzen, dal nome della celebre causa automobilistica. Nelle qualificazioni mondiali, la Repubblica Ceca non è andata altrettanto bene, infatti ha raggiunto i playoff solo grazie alle buone prestazioni nell’ultima Nations League, ma la crescita rispetto agli ultimi anni è molto evidente. E non è solo una questione di risultati: dopo un decennio vissuto senza esportare grandi giocatori nei campionati più importanti d’Europa, ora i vari Soucek, Barak, Coufal e Zima guidano una nuova generazione di calciatori che magari non toccheranno i livelli raggiunti da Nedved, Rosicky, Koller, ma possono dire la loro in Premier League, in Serie A, in tutte le leghe più prestigiose.

Questa rinascita è iniziata soprattutto grazie all’intervento della Cina, che attraverso la società CEFC China Energy ha acquisito le quote dello Slavia Praga. Quando l’operazione fu finalizzata, nel 2015, lo Slavia viveva una situazione finanziaria a dir poco complicata, per non dire drammatica, ed era reduce da anni di anonimato sportivo. Ovviamente quella cinese era l’unica proprietà straniera nel massimo campionato ceco, un primato che in realtà perdura ancora oggi, ma la situazione è molto cambiata. E non solo per lo Slavia, che ha vinto quattro degli ultimi cinque titoli nazionali e ha raggiunto per due volte i quarti di finale in Europa League: anche gli altri club locali hanno beneficiato dei massicci investimenti sul mercato della proprietà cinese, che col tempo ha allestito la rosa più ricca e di tutta la Repubblica Ceca. Alcuni dei calciatori acquistati dallo Slavia – Coufal, Kral, Zima – sono stati rivenduti all’estero, generando grosse plusvalenze; altri talenti sono stati allevati in casa – tra cui spicca Soucek, il miglior giocatore ceco in assoluto – prima che si affermassero anche nella Nazionale. E questo ciclo continuerà: in totale, ben undici giocatori dello Slavia sono stati convocati dal ct Silhavy per gli Europei, le amichevoli e le gare di qualificazioni ai Mondiali.

Col tempo, l’impegno della Cina nello Slavia Praga è diventato più profondo, più istituzionalizzato: CEFC Energy è confluita in CITIC Europe Holdings, una sussidiaria del gruppo CITIC, vale a dire il più grande conglomerato di investimenti statali della Cina. Tutto questo, ovviamente, fa parte di una precisa strategia economica e politica da parte del governo di Pechino – che, va ricordato, negli ultimi anni ha scoraggiato gli investimenti all’estero in settori non essenziali. Lo Slavia Praga rappresenta un’eccezione, perché – come riporta il portale di informazione britannico iNews – Xi Jinping ha individuato la Repubblica Ceca come un partner chiave della Cina all’interno dell’Unione Europea. Non a caso, infatti, il presidente ceco Milos Zeman visiterà Pechino nel corso del prossimo anno. Questo rinnovato entusiasmo per il calcio ha contagiato anche Daniel Kretinsky, proprietario e amministratore delegato di EPH, il più grande gruppo energetico dell’Europa centrale, e possessore di un patrimonio stimato di 4,3 miliardi di dollari: Kretinsky ha infatti acquistato il 27% delle quote del West Ham, la squadra in cui militano Soucek, Coufal e Kral. Anche questa scelta non è fatta a caso, anche se la Cina c’entra pochissimo.

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