In Dortmund-Rangers, Giovanni Reyna affronterà la persona a cui deve il suo nome di battesimo

Il nome Giovanni è stato scelto da suo padre per omaggiare l'amico Giovanni van Bronckhorst, tecnico della squadra scozzese.
di Redazione Undici 17 Febbraio 2022 alle 15:21

Giovanni Reyna non sta vivendo una grande stagione: il 19enne talento americano del Borussia Dortmund è riuscito ad accumulare poco più di 400 minuti di gioco a causa di un infortunio muscolare, è tornato in campo – solo per una mezz’ora scarsa – lo scorso 6 febbraio dopo un’assenza di circa cinque mesi e ha dovuto saltare anche l’ultima gara di Bundesliga, contro l’Union Berlin, a causa di un problema fisico non meglio identificato. In virtù di tutto questo, non si sa se sarà a disposizione di Marco Rose per la gara di stasera contro i Rangers Glasgow, valida per l’andata del playoff di qualificazione agli ottavi di Europa League. Farà di tutto per esserci, anche perché per lui si tratta di una partita speciale: nei Rangers c’è la persona a cui deve il suo nome di battesimo. Si tratta di Giovanni van Bronckhorst, tecnico della squadra scozzese dal 18 novembre 2021, dopo l’addio di Steven Gerrard – assunto dall’Aston Villa.

Ma cosa c’entrano un allenatore ed ex giocatore olandese di 47 anni e una giovane promessa americana? Per dirla meglio: perché Giovanni Reyna porta il nome di un terzino olandese che ha smesso di giocare nel 2010, dopo aver raggiunto una storica finale di Coppa del Mondo con la Nazionale dei Paesi Bassi? Il legame si deve a Claudio Reyna, fantasista americano classe ’73 nonché padre di Giovanni: anche lui, oggi direttore sportivo dell’Austin FC, è un ex calciatore, e ha giocato proprio con Van Bronckhorst tra il 1999 e il 2001, quando entrambi erano sotto contratto con i Rangers Glasgow. È stato proprio l’allenatore olandese a raccontare il forte legame che esiste con il giovane del Borussia Dortmund: «Conosco ‘Gio’ da quando è nato», ha detto in una conferenza stampa. «Ho un rapporto speciale con lui e con tutta la sua famiglia. Sono rimasto in contatto con suo padre, siamo molto amici e ci vediamo almeno una volta l’anno. Sarà speciale, per me, affrontare una persona che conosco così bene». L’amicizia tra i due ex calciatori era così forte che, come detto, Reyna ha scelto di chiamare suo figlio Giovanni proprio per omaggiare Van Bronckhorst.

L’allenatore dei Rangers ha anche raccontato che Gio Reyna, quando ha sostenuto un provino con il Feyenoord, è stato ospitato a casa sua: «È venuto in Olanda per allenarsi con la nostra accademia giovanile quando anche io ero al Feyenoord. L’ho accolto in casa insieme alla mia famiglia, abbiamo cercato di aiutarlo a diventare il calciatore e l’uomo che voleva essere. E che è diventato». Anche Marco Rose ha confermato il rapporto tra il suo calciatore e l’allenatore dei Rangers, e per farlo ha utilizzato un linguaggio piuttosto colorito: «Van Bronckhorst conosce Gio fin da quando faceva cacca nei pantaloni. Ora, però, presumo che Gio voglia mostrare al suo omonimo quello che ha imparato nel corso degli anni».

>

Leggi anche

Calcio
Il Leicester che retrocede in terza divisione dieci anni dopo aver vinto la Premier è una storia incredibile, ma in realtà non è la prima volta che succede
Se guardiamo alle cinque leghe top, il Blackburn, il Kaiserslautern e il Deportivo La Coruña hanno fatto lo stesso identico percorso delle Foxes. E anche questi club non hanno vinto il titolo nella preistoria, anzi.
di Redazione Undici
Calcio
L’Atlético Madrid e l’amministrazione comunale hanno avviato un grande progetto che trasformerà il Metropolitano nell’area musicale e culturale più importante della città
L'impianto di casa dei Colchoneros diventerà il centro di un polo multifunzionale, aperto 365 giorni all'anno e che (ovviamente) genererà enormi ricavi.
di Redazione Undici
Calcio
Anche se sembra impossibile, il tempo effettivo di una partita di Serie A è superiore a quello di una partita di Premier League
Lo dicono i dati aggiornati del CIES, ed è una notizia abbastanza sorprendente.
di Redazione Undici
Calcio
Il Real Madrid ha un grande problema di mercato: i giocatori non vogliono lasciare il club, e così cederli diventa difficilissimo
Nelle ultime tre stagioni, il club blanco ha incassato solo 25 milioni di euro dalle cessioni. Ma in realtà si tratta di un trend che esiste da più tempo, e che proseguirà ancora.
di Redazione Undici