Come la guerra in Ucraina ha impattato sui club russi

Giocatori in uscita, contratti di sponsorizzazione interrotti, ricavi rapidamente in calo.
di Redazione Undici 01 Luglio 2022 alle 12:02

Il conflitto in Ucraina determinato dall’invasione della Russia ha inevitabilmente avuto ripercussioni su larga scala di diverso genere, con problematiche di carattere economico, politico e sociale che si sono aggiunte all’emergenza umanitaria. Anche il calcio, nel suo piccolo, è stato toccato dalle conseguenze belliche: la Uefa ha deciso di estromettere tutti i club russi dalle proprie competizioni a stagione in corso – lo Spartak Mosca, per esempio, ha dovuto interrompere la sua strada agli ottavi lasciando spazio al Lipsia – e il ban è stato esteso anche per la stagione 2022/23. Anche in campo internazionale, la Fifa ha escluso la Russia da tutte le competizioni ufficiali: la Nazionale avrebbe dovuto giocare gli spareggi per il Mondiale in Qatar, gara poi annullata.

Un thread di The Sweeper su Twitter ricostruisce la vicenda e tutti i tipi di impatto che la guerra, e le conseguenti sanzioni, stanno avendo sul calcio russo. Partendo proprio dal ban della Uefa, quattro squadre russe (Zenit, Dynamo, CSKA e Sochi) si sono appellate al Tas, con il caso che dovrebbe essere discusso l’11 luglio. La mancata partecipazione ai tornei europei ovviamente è un danno a livello economico per i club: nell’ultima stagione, per esempio, lo Zenit aveva incassato 39,2 milioni di euro. In più, c’è anche un secondo livello di complicazioni economiche: come è stato per lo Spartak Mosca, con il partner Nike che ha interrotto il contratto con il club russo. Una cesura che ha pesato enormemente sui conti del club, costretto a chiudere le attività della sua seconda squadra. Un po’ per tutte le società ci sono difficoltà di questo tipo, con budget tagliati e prospettive di competitività decisamente ridotte.

A intervenire negativamente sul livello del campionato c’è anche la decisione di molti giocatori stranieri di abbandonare i club russi. Lo scorso marzo la Fifa ha infatti permesso una finestra per i calciatori stranieri di rescindere i propri contratti senza penali: oltre quaranta giocatori hanno fatto valere questa opzione, con il Krasnodar club maggiormente colpito – ben nove giocatori hanno salutato, e la squadra ha dovuto pescare tra riserve e tesserati della seconda squadra per portare a termine la stagione. Il Rubin Kazan ha anche accusato pesantemente questa diaspora di calciatori, al punto da pagare con la retrocessione, la prima del club dal 2002.

Oggi ci sono 124 giocatori stranieri nel campionato russo, contro i 183 della stagione 2020/21. Per gli stranieri, sarà possibile continuare a rescindere i propri contratti liberamente fino al 30 giugno 2023. Questa situazione si riflette anche sugli allenatori: oggi ci sono soltanto tre allenatori stranieri su 16 club di massima serie – Guille Abascal (Spartak), Slaviša Jokanović (Dynamo), Marcel Lička (Orenburg). Erano otto i coach stranieri all’inizio della stagione 2020/21.

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