Lo scouting del Genk si è preso la scena ai Mondiali

Molti giocatori, del Belgio e non solo, sono arrivati al top partendo dal club delle Fiandre.
di Redazione Undici 01 Dicembre 2022 alle 18:00

Il Belgio non ha fatto un gran Mondiale, almeno finora, ma resta una delle Nazionali più talentuose allestite negli ultimi anni. Merito delle politiche della Federazione e del lavoro condiviso con i club, di un sistema costruito a tavolino che ha saputo creare una generazione dorata probabilmente irripetibile. Tra le società che hanno operato meglio c’è sicuramente il Genk: da anni, infatti, il club delle Fiandre lavora benissimo con il talento locale, quindi con i giovani giocatori belgi (di prima o di seconda generazione, non importa), ma anche con quello proveniente dall’estero. Ai Mondiali, per dire, ci sono 15 giocatori convocati che sono passati per il sistema giovanile e/o per la prima squadra del Genk: si tratta di Courtois, De Bruyne, Carrasco, Trossard, Castagne, Casteels e Theate, limitandoci al Belgio; se andiamo oltre la Nazionale di Roberto Martínez, troviamo anche Koulibaly (Senegal), Milinkovic-Savic (Serbia), El Khannous (Marocco), Arteaga (Messico), Maehle (Danimarca), Preciado (Ecuador), Vukovic (Australia), Ito (Giappone).

Si tratta di un numero molto elevato, quindi da riportare e celebrare. Ed è per questo che The Athletic ha dedicato un articolo alla figura e alla carriera di Michel Ribeiro, che da anni lavora nel Genk con mansioni sempre diverse, ma sempre legate allo sviluppo dei giovani. Il suo ruolo attuale nello staff tecnico della prima squadra, come spiega The Athletic, è piuttosto particolare: è un coach tecnico individuale, cioè che si occupa di far migliorare i calciatori in aspetti specifici del loro gioco. Il motivo per cui è conosciuto, in ogni caso, è la sua capacità di scovare i migliori prospetti in giro per il mondo, anche grazie al fatto che parla sette lingue.

Gli ex giocatori del Genk – e quindi scoperti o “trattati” da Ribeiro – presenti al Mondiale potrebbero essere molti di più, in realtà: Origi, per esempio, è stato escluso dalla rosa definitiva del Belgio, esattamente come Dennis Praet; Wilfred Ndidi e Leon Bailey, invece, hanno nazionalità nigeriana e giamaicana, rispettivamente, e non sono riusciti a qualificarsi alla fase finale. E se al Genk dovessero continuare a lavorare così, così bene, anche le prossime edizioni del torneo iridato potrebbero essere piene di giocatori formati nel club: la squadra di oggi, prima nella Jupiler Pro League, ha un’età media di 22,7 anni ed è composta da giocatori di 14 nazionalità diverse, tra cui Argentina, Nigeria, Tanzania, Costa d’Avorio, Stati Uniti, Colombia. Insomma, è altamente probabile che alcuni di questi giocatori andranno a popolare le rappresentative del futuro, proprio come successo a coloro che li hanno preceduti. È una certezza virtuale, lo dice la storia del Genk. 

>

Leggi anche

Calcio
Il Manchester City sta per completare l’acquisto di Guehi dal Crystal Palace, un affare che gli farà superare i 500 milioni di euro spesi in meno di un anno
Con l'arrivo del centrale del Crystal Palace, la cifra record sarebbe realtà. E la rivoluzione di Guardiola non è ancora finita.
di Redazione Undici
Calcio
Rocco Commisso voleva lasciare il segno nel calcio, alla Fiorentina e non solo, e ci è riuscito
Il presidente del club viola è morto negli Stati Uniti, e la sua vita è stata divisa tra imprenditoria e passione per il gioco.
di Redazione Undici
Calcio
Secondo i giornali inglesi, la prima settimana di Rosenior al Chelsea è stata piena di cose strane
Per esempio far giocare Cole Palmer coi pezzi dei LEGO, e rendere il tutto assolutamente sensato.
di Redazione Undici
Calcio
Il manager all’inglese sta sparendo anche dall’Inghilterra, anche come professione: in Premier League, infatti, ce ne sono solamente cinque
E c'entra la contemporanea ascesa del direttore sportivo, sulla falsariga delle mansioni ricoperte in Italia.
di Redazione Undici