La scuola italiana ha ricominciato a produrre grandi portieri

Vicario, Meret, Carnesecchi, Falcone, Provedel: dietro Donnarumma, c'è l'imbarazzo della scelta.
di Redazione Undici 08 Luglio 2023 alle 01:22

«In questi ultimi due anni il serbatoio dei portieri italiani ha ricominciato a riempirsi: ci sono ragazzi che hanno veramente grande qualità». A pronunciare queste parole è stato Gianluigi Buffon, e forse c’è da fidarsi. Per chi è davvero pretenzioso e vuole toccare con mano, per chi vuol vedere con i propri occhi, allora basta riavvolgere il nastro del campionato che è appena finito. Nell’ordine: abbiamo di nuovo un portiere italiano titolare nella squadra che ha vinto il campionato (Alex Meret), un evento che non si verificava proprio dai tempi di Buffon; l’estremo difensore con la maggior percentuale di parate in rapporto ai tiri fronteggiati è ancora un italiano (Ivan Provedel, che supera il 77%); i portieri che hanno impressionato di più per il loro rendimento e per le loro qualità – l’istinto, i riflessi, la tendenza all’intervento acrobatico, l’autorità nella gestione della difesa, persino la disinvoltura palla al piede – sono sempre e comunque italiani, e si tratta di Guglielmo Vicario, Wladimiro Falcone, Michele Di Gregorio e Marco Carnesecchi – in ordine assolutamente sparso.

Insomma, ci sono delle buone notizie per Mancini. E non solo per lui: anche chi erediterà – tra uno, cinque, dieci anni – la panchina della Nazionale potrà contare su Donnarumma, che resta comunque un classe 1999 e il titolare di una delle squadre di club più forti del mondo, e su una batteria di alternative di grande valore. Sì perché magari Provedel (29 anni) e Falcone (28) non saranno più giovanissimi, ma tutti gli altri sono nati dopo il 1995; Carnesecchi è addirittura più giovane di Donnarumma, essendo nato il primo luglio del 2000.

La cosa più bella e più interessante in questa scuola di portieri è che non esiste un prototipo, parliamo di calciatori fisicamente e pure tecnicamente diversi, per come parano e per come approcciano al ruolo: Guglielmo Vicario, indicato da Buffon come «un portiere destinato a una big, e a un luminoso futuro in Nazionale», è forse quello più esplosivo e quindi più spettacolare nei pali, alcune suoi interventi hanno qualcosa di selvaggio o di paranormale, tanto sono impensabili al momento del tiro; Meret e Carnesecchi sono i più freddi e solidi, sanno usare i riflessi ma sono prodigiosi soprattutto nel posizionamento, nel comprendere come e dove mettersi per poter bloccare i tiri avversari; Di Gregorio e Falcone restituiscono l’impressione di essere grossi, ingombranti e quindi potenti, occupano la porta in larghezza ma sanno anche volare sui lati con grande rapidità; Provedel, infine, ha movenze da gatto ma ha anche grande qualità nell’anticipo lungo, nelle uscite e nella distribuzione del pallone, tutte caratteristiche tecniche – ma anche concettuali, viene da dire culturali – che l’hanno reso un fit perfetto nella Lazio di Maurizio Sarri.

Ognuno può scegliere il suo preferito, ma la scuola dei portieri italiani ha ripreso a essere una costellazione più vasta, con tanti punti luce sparsi in zone diverse del cielo. Ora, finalmente, abbiamo i dati e le evidenze e i volti e quindi i nomi che servivano per continuare a esserne sicuri.

Da Undici n° 50
>

Leggi anche

Calcio
Uno dei candidati alla presidenza del Barcellona, Marc Ciria, ha detto che farà di tutto per far tornare Lionel Messi
Il ritorno della "Pulce" in Catalogna fino a poco tempo fa sembrava una suggestione, ma ora a Barcellona ci credono davvero.
di Redazione Undici
Calcio
Il calcio italiano continua a produrre difensori molto forti, e che ora in campo sanno fare qualsiasi cosa
Bastoni e Buongiorno, Calafiori e Scalvini, Udogie e Leoni: c'è una nuova generazione di centrali e terzini che non sono bravi solo a marcare, ma anche a impostare il gioco, a rifinire e a finalizzare la manovra offensiva.
di Francesco Gottardi
Calcio
All’Aston Villa, Emery ha fatto ciò che non gli era riuscito all’Arsenal: avere il pieno controllo su tutto ciò che riguarda il club
L'allenatore spagnolo controlla tutto, dalle stanze dei giocatori al menu dei pasti del centro sportivo.
di Redazione Undici
Calcio
Il Real Madrid continua a cedere giocatori mantenendo il controllo sul 50% del loro cartellino, e così sta guadagnando moltissimi soldi (sia reali che virtuali)
Da Nico Paz a Gila gli esempi sono molteplici: nessuno taglia mai il filo con la Casa Blanca.
di Redazione Undici