Perché gli infortuni ai legamenti sono sempre più frequenti?

Per qualcuno pesano le troppe partite intorno al mondo, ma ci sono anche altri fattori di rischio.
di Redazione Undici 23 Agosto 2023 alle 11:48

L’estate calcistica 2023 è stata caratterizzata da quella che ha tutta l’aria di essere un’epidemia, ma ovviamente non può esserlo: quella della rottura dei legamenti crociati, per la precisione quello anteriore. La lista dei giocatori che sono stati colpiti da questo gravissimo infortunio traumatico è piuttosto corposa: Eder Militão e Thibault Courtois del Real Madrid, Jeremy Menez del Bari, Jurrien Timber dell’Arsenal, Emi Buendia e Tyrone Mings dell’Aston Villa, Wesley Fofana del Chelsea, David Silva della Real Sociedad, Breel Embolo del Monaco. E ne dimentichiamo sicuramente qualche altro, magari meno famoso. La frequenza di questo incidente al ginocchio ha fatto quasi tirare un sospiro di sollievo per altri infortuni non altrettanto gravi ma comunque importanti: Carney Chukwuemeka (Chelsea), Gabriel Jesus (Arsenal) e Kevin De Bruyne (Manchester City) si sono dovuti operare alle ginocchia e resteranno fuori per diverse settimane, De Bruyne per esempio potrà tornare a giocare soltanto a dicembre, ma non dovranno saltare la maggior parte della stagione.

Insomma, i dati e i fatti dicono chiaramente che gli infortuni alle ginocchia sono in aumento. Anche il Telegraph se n’è reso conto, e ha analizzato il problema – ovviamente dalla sua prospettiva più ravvicinata, quella relativa alla Premier League – parlando con i professionisti del settore, allenatori, fisioterapisti, medici, rappresentanti del sindacato calciatori. Tra i manager, Guardiola e Arteta – più di tutti gli altri – si sono lamentati per l’eccessivo carico di partite e di lavoro somministrato ai giocatori, per i viaggi intorno al mondo a cui sono stati costretti per le tournée estive, per altro all’indomani di una stagione anomala – con i Mondiali a dicembre – e più lunga del solito. Anche Maheta Molango, amministratore delegato della Professional Footballers’ Association, il sindacato dei calciatori inglesi, ha detto che «tutti questi infortuni sono la conseguenza naturale di un calendario calcistico sempre più congestionato e che non accenna a rallentare. I giocatori si sentono come se fossero arrivati al punto di rottura, per loro una stagione finisce per confondersi con quella successiva. Non hanno tempo per un adeguato recupero e sono costantemente affaticati».

Da un punto di vista puramente medico, questo periodo dell’anno è sempre considerato il più pericoloso per i calciatori: anche gli infortuni traumatici – come quello al legamento crociato anteriore – sono più frequenti, visto che le squadre tornano a giocare delle partite ufficiali e quindi i tecnici e i preparatori atletici sono costretti ad alzare l’intensità degli allenamenti. Allo stesso tempo, però, ci sono delle statistiche in controtendenza: Saket Tibrewal, chirurgo specializzato negli interventi alle ginocchia, ha detto che «la rottura del legamento crociato anteriore non ha una correlazione verificata con l’affaticamento. Questi incidenti, infatti, si verificano soprattutto nei primi tempi delle partite». In ogni caso, ha aggiunto Tiberwal, «io e i miei colleghi stiamo monitorando il registro nazionale degli infortuni alla ricerca di una reale tendenza, se c’è. Quel che è certo è che esiste la sfortuna ed esistono fattori di rischio: avere un infortunio a un legamento crociato anteriore aumenta la possibilità che ce ne sia un altro, anche al ginocchio non interessato».

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