I “cerchi” a fine partita sono la nuova moda degli allenatori

A cosa serve fare sul campo ciò che si potrebbe fare nello spogliatoio dopo pochi minuti?
di Redazione Undici 24 Febbraio 2025 alle 18:45

Dopo la fine delle partite di Serie A, e non solo di Serie A ovviamente, le telecamere tendono a indugiare su ciò che fanno i calciatori e gli allenatori. Non è una novità degli ultimi mesi o degli ultimi anni, è dall’avvento delle pay tv che va in questo modo. E anche prima andava così. Ciò che è cambiato, e che sta cambiando, sta nel modo in cui i protagonisti interpretano e vivono i momenti prima di entrare definitivamente negli spogliatoi. Soprattutto quando si vince: l’esultanza tutti insieme sotto la curva e a quella individuale favore di operatore, poi il cerchio magico con l’allenatore o il capitano che parla. Anzi: che grida e incita la squadra. Lo abbiamo visto fare a Conceição e ai suoi giocatori dopo la vittoria del Milan a Como, l’abbiamo visto fare – ancora a Como – a Cesc Fàbregas e ai suoi ragazzi dopo il successo contro il Napoli. Ma a cosa servono questi “cerchi magici”?

Secondo uno dei precursori di questo rito, Davide Nicola, «in quel momento avviene un debriefing, cerchiamo la coerenza tra i messaggi dati prima della gara e ciò che è successo in partita. Cerchiamo insieme quei valori che ci permettono di rimanere uniti al di là del risultato conseguito». Nicola disse queste parole nel 2021, quando era tecnico del Torino. E quando il cerchio postpartita si stringeva a prescindere dal risultato maturato sul campo. Oggi, qualche anno dopo, le cose vanno in maniera leggermente diversa: nel caso di Fàbregas, tanto per fare un esempio, il tecnico spagnolo ha sfruttato quel momento di unità e di comunione per comunicare ai giocatori che avrebbero avuto due giorni di riposo; Conceição e anche Gattuso, dopo la vittoria nella finale di Coppa Italia 2020, hanno utilizzato quegli istanti per motivare la squadra in vista delle prossime partite; Mourinho l’ha fatto spesssissimo ai tempi della Roma, specialmente in occasione delle partite più importanti.

È chiaro che la presenza – sempre più invadente – delle telecamere spinga gli allenatori e anche i giocatori a “prestarsi” per contenuti d’impatto. Perché, molto banalmente, si tratta di persone che dopo le partite si riuniscono nello spogliatoio, al chiuso, senza nessuno che li senta e li veda. E invece la tendenza è quella di spettacolarizzare lo spirito di gruppo, di caricare il momento di simboli e significati un po’ retorici, ma anche facilmente comprensibili da parte del pubblico. Che, allo stadio e/o soprattutto da casa, non può che apprezzare questa manifestazione di unità, di coesione. Soprattutto dopo una vittoria.

>

Leggi anche

Calcio
Sembra proprio che lo stipendio di Gianni Infantino, presidente della FIFA, sia aumentato moltissimo negli ultimi anni
Di oltre quattro volte, arrivando quasi a quanto percepiscono Marcus Thuram o Jonathan David tra Inter e Juve.
di Redazione Undici
Calcio
Lo stadio in cui si giocherà la finale della Coppa d’Africa, il Prince Moulay Abdellah Stadium, sembra un’astronave che arriva dal futuro
L'impianto di Rabat, progettato da Populous, ha una struttura che garantisce un'atmosfera unica. Ed è proprio qui che i tifosi marocchini sperano di festeggiare il ritorno sul trono continentale.
di Redazione Undici
Calcio
I calciatori professionisti si stanno prendendo anche LinkedIn
Da Alberto Paleari a Mario Götze, una nuova generazione di atleti ha scelto una nuova piattaforma per parlare di business, salute mentale e attivismo. Riscrivendo così i modelli del personal branding sportivo
di Redazione Undici
Calcio
Atalanta, Juve, Milan, Inter e Roma hanno dei settori giovanili che funzionano, ma i numeri sono ancora molto lontani da quelli dei top club
L'ultimo rapporto del CIES parla chiaro: le società di Serie A hanno dei vivai meno produttivi rispetto a quelle che comandano gli altri campionati europei.
di Redazione Undici