I settori giovanili della Premier League sono diventati i migliori al mondo

I club inglesi formano tantissimi giocatori, e anche il lavoro della Football Association ha prodotto ottimi risultati.
di Redazione Undici 20 Marzo 2025 alle 02:36

Non c’è dubbio: la Premier League deve la sua superiorità tecnica alla pioggia incessante di denaro che cade sui club, una specie di diluvio perpetuo dovuto alla perfetta macchina organizzativa e commerciale che opera alla grande dietro le quinte. Col tempo, però, questi soldi in abbondanza sono stati anche reinvestiti nel modo giusto. Chiaramente non da tutti e non sempre, in questo senso basterebbe pensare al declino terribile del Manchester United, ma buona parte delle società inglesi hanno creato dei modelli virtuosi. Se sul mercato, di certo per quanto riguarda la gestione e lo sfruttamento delle giovanili. Anche la Federcalcio inglese (FA, acronimo di Football Association) ha dato il suo contributo. E così adesso il campionato inglese, oltre ad attrarre praticamente tutti i migliori talenti al mondo, sa anche produrne moltissimi. Una condizione che rende tutte le squadre, non solo le grandi storiche, decisamente più competitive.

In un reportage sul temaThe Athletic ha rilevato come anche la Nazionale inglese si sia giovata di questo contesto così produttivo: la rosa assemblata da Southgate per (arrivare in finale a) Euro 2024 era una delle più giovani tra quelle che hanno partecipato alla fase finale del torneo. E 19 dei 26 giocatori scelti dal predecessore di Thomas Tuchel, che nel frattempo è stato nominato ct dei Tre Leoni, si sono formati dopo l’implementazione dell’Élite Player Performance Plan (EPPP), che dal 2012 guida il movimento giovanile attraverso il miglioramento delle strutture, la formazione degli allenatori e dei giocatori – a tempo pieno, cioè mettendo insieme calcio e istruzione – e l’aumento del numero di tornei giovanili.

Proprio partendo dal caso di Cole Palmer, autore del gol del momentaneo pareggio (1-1, la gara poi è finita 1-2 per la Spagna) nella finale degli Europei, The Athletic ha spiegato che molti di questi giocatori, per imporsi in maniera definitiva, hanno dovuto lasciare il club in cui si sono formati. Nel caso specifico, Palmer si è trasferito dal Manchester City al Chelsea. Stesso discorso per Sancho (anche lui formatosi nel City e ora al Chelsea), per Smith-Rowe (cresciuto nell’Arsenal e passato in prestito al Fulham) e per tanti altri ragazzi che sono cresciuti e hanno esordito in Premier con una delle Big Six (Manchester United, Manchester City, Arsenal, Liverpool, Chelsea, Tottenham) e poi si sono trasferiti altrove. Sono 20 su 30, sempre secondo l’indagine di The Athletic.

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Un caso davvero esplicativo, in questo senso, è quello del Nottingham Forest: la squadra più sorprendente della Premier League 2024/25 è stato costruita intorno a Ola Aina (cresciuto nelle giovanili del Chelsea), Hudson-Odoi (sempre Chelsea), Elanga (Manchester United), Gibbs-White (Wolves), Neco Williams (Liverpool). Anche nel Newcastle ci sono Livramento e Hall, entrambi cresciuti nel Chelsea – sì, i Blues sembra siano specializzati nel cedere talenti ad altre squadre. Potremmo andare avanti per ore, ma la sostanza della situazione è abbastanza chiara.

Infine, tornando solo per un attimo alle rappresentative nazionali, ci sono da sottolineare due dati molto significativi: questa fioritura di talenti ha portato l’Inghilterra a conquistare cinque titoli giovanili tra Mondiali ed Europei, in attesa di un acuto della squadra senior; agli ultimi Mondiali, c’erano addirittura 73 calciatori con un’importante esperienza giovanile – vale a dire almeno tre stagioni tra i 15 e i 21 anni d’età – in un club di Premier League. Insomma, anche su questo non ci sono più molti dubbi: i dati aggregati dicono che i vivai inglesi sono diventati i migliori del mondo. Ed è un titolo che vale molto, anche se alcuni talenti devono lasciare il proprio club per trovare la loro dimensione: quello è un discorso legato all’eccessiva competitività, al fatto che ci sono troppi soldi da poter spendere e quindi non c’è tempo di aspettare che i calciatori crescano, si fa prima a comprarli.

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