Se vorrà andare negli USA, Kevin De Bruyne dovrà trattare prima con l’Inter Miami

Questa situazione è legata una particolare regola introdotta dalla MLS, quella relativa ai "Discovery Rights".
di Redazione Undici 08 Aprile 2025 alle 12:04

Se dovesse scegliere di andare gli Stati Uniti, Kevin De Bruyne potrebbe giocare con Messi. L’Inter Miami, la squadra MLS in cui gioca la leggenda argentina, ha infatti un diritto di prelazione per acquisire il centrocampista belga, che proprio qualche giorno fa ha annunciato l’addio al Manchester City. Il suo contratto scadrà il prossimo 30 giugno, quindi De Bruyne è già libero di trattare accordarsi con il club che preferisce. Ma in cosa consiste questa prelazione dell’Inter Miami?

Secondo le regole americane, non tutti le franchigie MLS possono trattare un calciatore contemporaneamente. Valgono infatti i discovery rights, un meccanismo in base a cui le squadre possono inserire fino a cinque giocatori in una lista, dando loro il diritto di prima negoziazione con l’atleta in questione in merito a un contratto da firmare nella lega.  Questa regolamentazione è stata introdotta per impedire alle squadre di scatenare un’asta, di fare offerte l’una contro l’altra e quindi di aumentare i potenziali ingaggi. L’obiettivo è infatti di mantenere invariato il tetto del salary cap, la base del sistema di equilibrio competitivo made in USA. Le franchigie possono inserire i discovery rights all’interno degli scambi, ma non sono autorizzate a negoziare con un giocatore in liste altrui.

Partendo da qui, è più semplice capire cosa sta accadendo e cosa potrebbe succedere: De Bruyne ha flirtato negli scorsi mesi con San Diego, ma il team non è stato scelto dalla MLS come destinatario dei delivery rights. Che, invece, sono andati a Miami. Questo, però, non spiana la strada all’arrivo di KDB in Florida: come riportato da The Athletic, la franchigia di Beckham dovrà fare i salti mortali per permettersi il contratto di De Bryune. I posti per i giocatori con contratti al massimo salariale sono occupati da Messi, Jordi Alba e Busquets, e quindi non si potrà inserire anche De Bruyne. L’Inter Miami, però, potrebbe imitare quanto fatto in passato dai LA Galaxy con Zlatan Ibrahimović: lo svedese si era unito ai LA Galaxy nella primavera del 2018, dopo la rescissione con il Manchester United e all’epoca, i Galaxy avevano già tre DP (giocatori al massimo salariale, ovvero l’attaccante Giovani dos Santos e i centrocampisti Jonathan dos Santos e Romain Alessandrini. Ibrahimovic ha quindi firmato un accordo biennale che gli ha fruttato solo 3 milioni di dollari, sfruttando una particolare clausola, chiamata “targeted allocation money”, una somma extra di denaro che le squadre possono usare per ingaggiare un altro DP senza però segnarlo come tale.

Dopo la prima stagione, tuttavia, i Galaxy hanno fatto spazio tra i DP e Ibra ha cominciato a percepire uno stipendio di 7,2 milioni di dollari, con buona pace delle altre franchigie che gridavano all’aggiramento delle regole. Miami ha ampio spazio nel tetto salariale per fare un accordo simile a livello TAM, ma solo se De Bruyne sarebbe disposto a rinunciare allo status di DP nei primi sei mesi. Nell’ultimo comunicato sul budget, a marzo, è stato annunciato che Miami ha più di 3,15 milioni di dollari in TAM, sostanzialmente un tesoretto nel tetto salariale. Se De Bruyne dovesse accettare di essere un TAM player, non potrebbe guadagnare più di 871.875 mila dollari nel 2025, la metà della commissione massima TAM, di 1.743.750 dollari. E in ogni caso non potrà scendere in campo in MLS prima del 24 luglio, quando si aprirà la seconda finestra di mercato.

Non ci sono solo gli States, però. Diversi club europei hanno bussato alla porta di KDB, che non ha un agente ma cura personalmente i propri interessi. Nonostante la stagione 2024/25 sia stata condizionata da diversi infortuni, De Bruyne resta un top player che a 34 anni potrebbe avere davanti a sé almeno un paio di stagioni di altissimo livello. E infine c’è anche da tener conto della pista saudita, dove le società farebbero a gara per contenderselo. Da quelle parti, poi, non hanno certo questioni di tetti salariali da risolvere. Lo sa, perché l’ha ammesso in passato, anche lo stesso De Bruyne.

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