Nella rosa del Barcellona ci sono solo quattro giocatori che hanno disputato una semifinale di Champions League

E due di loro, ter Stegen e Christensen, quest'anno non hanno mai giocato. Insomma, arrivare in fondo anche senza esperienza si può, i blaugrana stanno facendo vedere come.
di Redazione Undici 16 Aprile 2025 alle 18:18

Col brivido, ma avanti tutta. Il Barça ha eliminato il Borussia Dortmund ed è tornato in semifinale di Champions dopo sei anni: una vita fa, e non per modo di dire. Perché dei giocatori blaugrana, soltanto Lewandowski, De Jong, Ter Stegen e Christensen hanno già disputato il penultimo atto della massima competizione europea. E gli ultimi due, in questa stagione, non sono mai scesi in campo. Il resto? Qualcuno ci è andato vicino, come Szczesny nel lungo periodo alla Juventus. La maggior parte però è semplicemente al primo grande esame della carriera. Anzi: in quel 2019, quando il Barça si vide soffiare il biglietto per la finale per mano del Liverpool – 3-0 al Camp Nou, 4-0 ad Anfield –, tutti gli altri ragazzi dell’attuale rosa di Hansi Flick (tranne Dani Olmo) non erano ancora professionisti. Il grande calcio lo seguivano da casa, in tv.

«La Champions è davvero tosta: io e tanti miei compagni non abbiamo mai giocato a questi livelli”, ha dichiarato con franchezza Ronald Araujo, dopo lo scampato pericolo del Signal Iduna Park. Tecnicamente in effetti, il 4-0 dell’andata non aveva lasciato spazio a dubbi: questo Barça ha stritolato i gialloneri, dimostrando una superiorità totale. Al ritorno però è emersa la grande sostanza del Borussia, una squadra comunque giovane, ma reduce da una finale di Champions. Un fatto che, in termini di esperienza, fa tutta la differenza del mondo.

Nonostante la paura e i fantasmi del passato, i ragazzi Flick ce l’hanno fatta. «In altre occasioni questa partita ci sarebbe sfuggita di mano», dice sempre Araujo, ripensando ai tedeschi avanti 2-0 in avvio di ripresa. Ma la rimonta s’è fermata a metà, sul 3-1 che in Catalogna è stato accolto da un’ovazione. Perché al netto delle pesanti spese servite per costruirlo, il Barcellona è oggi una squadra giovane – 25 anni di media – ma anche talentuosa, sgravata dal peso della tradizione. Ha già vinto 37 partite su 50 in stagione, segnando una valanga di gol (147) e rimanendo, come l’Inter, in piena corsa per il Triplete. L’ultima volta era stata nel 2015, nel segno dell’irripetibile tridente Messi-Suárez-Neymar.

La squadra di oggi magari sarà meno glamour. Ma ai propri tifosi piace con particolare orgoglio, perché riflette anche la naturale realizzazione della Masía: all’epoca, sempre sei primavere fa, Yamal, Cubarsí e Bernal guidavano le giovanili blaugrana, mentre Ansu Fati muoveva i primi passi in Youth League. Yamal era praticamente un bambino, gli altri giovani – Casadó, Gavi, Baldé, Pedri – erano adolescenti. Sono cambiate le categorie, gli avversari, gli allenatori. Ma la maglia è rimasta la stessa. E loro pure. Fino al grande salto in Europa. Il bello arriva adesso.

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