Dopo sette anni di delusioni e sfighe incredibili, l’Amburgo è tornato in Bundesliga

La vittoria per 6-1 contro l'Ulm ha sancito la fine di un vero e proprio incubo, per uno dei club più importanti del calcio tedesco.
di Redazione Undici 11 Maggio 2025 alle 01:21

L’Amburgo che torna in Bundesliga è una notizia grandissima, anzi enorme, per il calcio tedesco. E non solo per quello tedesco: in fondo stiamo parlando di uno dei club più blasonati d’Europa, vincitore della Coppa dei Campioni nel 1983 e di sei titoli nazionali, mai retrocesso dalla Bundesliga fino al 2018, di un’istituzione che rappresenta una città grande, ricca e piena di storia. Più di tutti questi aspetti, però, a incidere è il fatto che l’HSV (acronimo di Hamburger Sport-Verein, nome ufficiale della società) sembrava fosse stato colpito da un vero e proprio sortilegio: la discesa in seconda divisione di sette anni fa aveva dato il via a una catena di delusioni e sfighe davvero incredibili, di episodi rocamboleschi e controversi che anno dopo anno hanno determinato il mancato ritorno in Bundes. Ma ora l’attesa è finita.

In realtà, a pensarci bene, l’Amburgo ci aveva provato anche questa volta ad autosabotarsi: dopo un intero campionato vissuto nelle primissime posizioni, l’HSV aveva messo insieme un solo punto in tre partite tra l’11 e il 27 aprile. Nulla di nuovo e di strano, anzi un vero e proprio déjà vu. Nel senso che era successo già diverse volte, negli ultimi anni, che la squadra amburghese gettasse via la promozione: nel 2019, una striscia da tre punti in otto partite – dalla 26esima alla 33esima giornata di 2. Bundesliga – l’aveva lasciato fuori dai primi tre posti della classifica; un anno dopo era andata anche peggio: sconfitta per 1-3 contro l’Heidenheim alla penultima giornata, per altro con rimonta subita tra il minuto 80′ e il minuto 95′, e addio playoff con la terzultima di Bundes; nel 2022 e nel 2023, infine, sono arrivate due sconfitte – contro l’Hertha Berlino e contro lo Stoccarda – nelle gare intercampionato. La prima, ovviamente, è maturata con rimonta subita in casa (0-2) dopo la vittoria (1-0) nel match d’andata a Berlino.

Questa volta, però, l’Amburgo è riuscito a sconfiggere anche il peggior demone: se stesso. Lo dimostra il 6-1 contro l’Ulm, risultato rotondissimo con cui ha certificato la promozione matematica – primo posto con quattro punti di vantaggio sull’Elversberg terzo a un turno dal termine – e la retrocessione della squadra avversaria. In realtà, però, chi ha seguito la partita sa che l’HSV non ha saputo fare a meno di un ultimissimo brivido: al settimo minuto l’Ulm è passato in vantaggio e ha potuto battere anche un rigore sul risultato di 1-1, dopo l’immediato pareggio di Reis. Il tiro di Telalovic, però, è stato parato dal portiere Fernandes. A quel punto, come dire, si è capito che gli dei del calcio avevano ricominciato a guardare in direzione del Volksparkstadion, impianto da 57mila posti che da oltre settant’anni ospita le gare dell’Amburgo: la squadra allenata da Merlin Polzin – nominato ad interim a fine 2024 dopo l’esonero di Steffen Baumgart e capace di farsi confermare fino al termine della stagione – si è portata sul 3-1 prima dell’intervallo, per poi dilagare nella ripresa. Con altri tre gol.

A quel punto, come si vede in questo video, è iniziata una festa affollata e scatenata sul terreno di gioco del Volksparkstadion, festa proseguita anche negli spogliatoi e in conferenza stampa – mentre parlava con i giornalisti, il tecnico Polzin è stato raggiunto dai suoi giocatori e si è goduto una bella Bierdusche, la doccia di birra con cui i club tedeschi suggellano i propri successi sul campo. Naturalmente le celebrazioni si sono spostate fuori dallo stadio e in città, e dopo sette anni di inferno è anche giusto che sia andata così. Probabilmente le parole più significative sono quelle pronunciate  da Robert Glatzel, attaccante bavarese che è arrivato ad Amburgo nel 2021 e che quindi ha vissuto buona parte delle tragedie calcistiche che hanno colpito l’HSV, poco dopo la fine della partita contro l’Ulm: «È incredibile che una squadra e una tifoseria del genere abbiano dovuto aspettare sette anni per risalire dalla seconda divisione», ha detto Glatzel. Che poi ha aggiunto: «Adesso il club più cool della Germania è tornato al suo posto». Beh, non c’è un solo errore in queste dichiarazioni.

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