Il Rayo Vallecano tornerà a giocare in Europa dopo 25 anni, eppure tutti odiano il presidente

Il club madrileno parteciperà alla Conference League 2025/26, ma Martín Presa continua a non poter andare in giro per Vallecas.
di Redazione Undici 26 Maggio 2025 alle 16:15

Nella stagione 2000/01, il Rayo Vallecano fece il suo esordio nelle competizioni europee, precisamente in Coppa UEFA, e riuscì a spingersi fino ai quarti di finale. Da allora, anche solo l’idea di tornare in una coppa continentale non ha mai sfiorato i tifosi del Campo de Fútbol de Vallecas, impianto da 15mila posti che ospita le partite del Rayo. Oggi, 25 anni dopo, il club madrileno – Vallecas è un quartiere alle porte della capitale spagnola – si è qualificato di nuovo per una coppa continentale, la Conference League. Il problema, però, è che tutto l’ambiente – insieme la stessa società/squadra – è impegnato in una vera e propria battaglia nei confronti di Raúl Martín Presa, presidente del club. «La persona più odiata del quartiere», scrive El Confidenciál in questo articolo ricco di spunti e di aneddoti.

Tutto nasce già nel 2012, nel momento in cui Presa è diventato l’uomo di riferimento del Rayo: non era un residente di Vallecas, non era un tifoso dichiarato del Rayo e per molti tifosi era solo un fantoccio della famiglia Ruiz-Mateos, la stessa che ha gestito il club negli anni Novanta e nei primi Duemila.  In ogni caso, questo è stato solo l’inizio di un rapporto davvero molto problematico. Innanzitutto a livello politico: poche società al mondo hanno un’anima ben definita come il Rayo, nel senso che Vallecas è un quartiere operaio e dichiaratamente schierato a sinistra, eppure Presa non si è fatto problemi a invitare dei politici di estrema destra allo stadio. Di conseguenza, viene da dire inevitabilmente, il presidente va soltanto alle partite in casa – per altro in macchina, quasi come se fosse scortato, e se ne va subito dopo la fine delle partite – e non si è mai fatto vedere da solo per Vallecas.

Il problema, però, non è solo ideologico. Basti pensare che il Rayo è una squadra di prima divisione, qualificata alle coppe europee, che non vende i suoi biglietti online. Secondo quanto scrive El Confidencial, si tratta di una chiara indicazione di Presa per evitare il secondary selling. I tifosi, che spesso sono costretti a passare notti intere davanti al botteghino in attesa che apra, e gli orari in cui è attivo sono sempre abbastanza “casuali”, credono invece che si tratti di un modo per penalizzarli in maniera deliberata. Questa sensazione di ostilità è trasversale, nel senso che va oltre, riguarda anche i dipendenti del club. Proprio in occasione della campagna di vendita per la partita decisiva, quella che poi il Rayo ha pareggiato con il Maiorca (0-0), alcuni funzionari – che però sono rimasti anonimi – hanno rivelato che «il presidente non ha voluto che comunicassimo coi tifosi in merito all’apertura dei botteghini. È stato un peccato, avremmo potuto incassare di più e alimentare il dialogo con la nostra gente. E invece niente, il presidente non ha mostrato il minimo interesse».

In realtà il modello di gestione di Presa è molto semplice: tutti i fondi sono dirottati solo ed esclusivamente alla costruzione della prima squadra. E così tutti gli altri progetti finiscono in secondo piano. Si pensi per esempio al Rayo Femenino (la squadra femminile), che prima dell’arrivo dell’attuale presidente era un’istituzione di riferimento per tutto il movimento spagnolo e oggi milita in Tercera División. Stesso discorso per il centro di allenamento e lo stadio, strutture praticamente abbandonate, a cui vengono dedicate un’attenzione e una manutenzione poco più che basica. Il campo in erba sintetica è in condizioni pessime, l’edificio è pericolante, gli spalti sono sporchi e poco sicuri per i tifosi. Un tentativo di rimettere a posto le cose è stato fatto dalla Comunità Autonoma di Madrid, che ha proceduto alla riparazione delle crepe, la sostituzione di alcune porte, il rifacimento di alcuni muri diroccati e la ristrutturazione dei bagni. Il presidente Presa non ha contribuito in nessun modo all’intero processo.

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