Quando Emiliano Malagoli chiude gli occhi si rivede steso nel letto dell’ospedale. Al suo fianco il dottore ha un lungo camice bianco, è ancora spiazzato dalla domanda del paziente. «Quindi? Quando tornerò in moto?», chiede Emiliano. Ha appena perso la gamba destra in un incidente stradale, subirà quindici interventi per salvare la sinistra. «Emiliano, ma ci sei?» è forse l’unica domanda che corre per la testa del medico. Poi riapre gli occhi. È seduto insieme a noi al Circuito Tazio Nuvolari di Cervesina. Accanto a lui c’è la sua BMW. Anzi, la sua bimba, gli piace chiamarla così.
«Il dottore continuava a guardarmi stranito, pensava che fossi impazzito», continua Emiliano sorridendo. «Perché sapevo che se fossi tornato in sella le altre cose le avrei raggiunte tutte di conseguenza. E così è stato. Sette mesi dopo l’incidente sono tornato in pista al Mugello». L’incidente lo ha trasformato, gli ha aperto uno spazio nuovo davanti agli occhi. Non cambierebbe niente di quella giornata: rifarebbe la stessa strada. Ne è convinto. «È molto di più ciò che ho guadagnato come consapevolezza e modo di pensare rispetto a quello che ho perso. Prima ero una persona con poca autostima, molto egoista. Sono diventato l’opposto, altrimenti non mi sarei rialzato».


Dopo aver vinto il Trofeo Octo Cup 1000, nel 2013 Emiliano ha deciso di dare vita all’Associazione Di.Di. Diversamente Disabili per riportare i ragazzi con disabilità a fare attività sportiva. Nel 2019 ha iniziato a correre al fianco di BMW. Un rapporto che è nato grazie a un adesivo che aveva appiccicato sulla sua vecchia moto. «Abbiamo avuto la stessa visione sin dal primo momento. Ogni anno questa collaborazione cresce. Sono veramente orgoglioso di ciò che stiamo facendo». E proprio insieme a BMW Motorrad e al progetto Specialmente, Emiliano rimette sulla moto i ragazzi con disabilità. Sentono il brivido della velocità. Di conseguenza tornano in sella alla vita, come dice lui.
In mezzo ai ragazzi Emiliano scherza, fa le battute. Ha gli occhi che brillano. D’altronde al Circuito Tazio Nuvolari è una giornata speciale, che permette a chi convive con una disabilità di tornare a respirare l’attività sportiva. Si sfila la tuta, la indossa di nuovo, sfida gli amici a fare un giro in pista, si ferma a dare dei consigli. Tutto con la sua protesi che si incastra alla perfezione nella moto. La sua associazione ormai è diventata un riferimento nel campo dell’ortopedia italiana. «Guardate questi ragazzi. La loro gioia è la mia soddisfazione più grande, mi rivedo in loro».


Qualcuno ha paura, è spaventato dal ruggito della moto. «È normale che ci sia», sostiene con tutta la serenità del mondo. La relazione tra Emiliano e la paura è cambiata il giorno dell’incidente. Ha capito che l’essere umano non è spaventato dal buio del cambiamento, ma dalla grande luce che potrebbe emettere sganciando i freni che lo tengono ancorato ai timori. «Con BMW portiamo i ragazzi dall’altra parte della paura. Perché lì ci sono tutte le nostre potenzialità». L’incidente lo ha cambiato. Ha perso una gamba, ha sofferto, ma se potesse tornare indietro nel tempo non sposterebbe una pedina. Neanche quelle cadute. Si è spinto sempre oltre, trasformando un limite apparente in un’opportunità.
Ha vinto campionati in Italia e in Europa, ha corso anche delle maratone. Giusto per non farsi mancare «New York e Berlino sono state alcune delle emozioni più belle della mia vita. Non è stupendo soltanto tagliare il traguardo, ma ciò che mi ha portato a quel traguardo. Difficoltà e gioie, preparazione e dolori. Quando ti guardi indietro rivivi tutto. Ed è estremamente appagante». Perché quando tocchi il fondo non hai più paura di sbagliare. Parola di Emiliano.