I tifosi del Siviglia stanno organizzando una protesta perché non vogliono che il club venga venduto a investitori stranieri

L'ennesimo fondo americano pronto a irrompere nel calcio deve fare i conti con la levata di scudi che si alza dalla città andalusa.
di Redazione Undici 12 Dicembre 2025 alle 16:54

Tempi duri e orgogliosi per il sevillismo. Non ci sono risorse, pesano i debiti, la squadra arranca – e prima dell’arrivo di Almeyda in panchina le cose andavano pure peggio –, gli orizzonti attorno al futuro societario si fanno sempre più incerti. E a trazione straniera, aspetto che sta facendo decisamente infuriare i tifosi biancorossi. Come racconta El Confidencial, nella giornata di giovedì un gran numero di supporter e piccoli azionisti del club è sceso per le strade della città per impedire la cessione ostile del Siviglia. Anche se le speranze che le manifestazioni di dissenso vadano a buon fine, sono ormai piuttosto basse.

In realtà dei compratori andalusi, riuniti sotto una cordata che eloquentemente si fa chiamare “La terza via”, ci sarebbero pure. Il problema è che la loro offerta è ancora bassa. E soprattutto inferiore a quella presentata da un gruppo di imprenditori americani, pronti a sborsare 3000 euro ad azione in luogo dei 2400 fissati dai sevillisti (nel complesso, in base a queste stime, sarebbe una differenza da 100 milioni di euro: chi ha un gran bisogno di vendere, come la maggioranza dei soci guidati dal presidente José María del Nido Carrasco, farebbe fatica a ignorarla fino in fondo).

Finire in mani statunitensi è ormai un leitmotiv del calcio moderno, che a onor del vero non sempre ha portato a disastri sul piano sportivo o insanabili disconnessioni fra piazza e dirigenza – anzi: si pensi al Bologna o al Parma, anche se in Liga la tendenza è ancora in fase embrionale e soltanto l’Espanyol, da quest’estate, conta una proprietà a stelle e strisce. Siviglia, lato rojiblancos, è però una piazza molto complessa e dalla spiccata personalità: il pubblico del Sánchez-Pizjuán è tra i più caldi di Spagna, ha connotazioni fortemente identitarie, antifasciste e socialmente impegnate (innumerevoli le iniziative pro Palestina nate sugli spalti negli ultimi mesi). Cedere la propria storia, il simbolo e il futuro a un fantomatico fondo d’investimento oltreoceano, per molti rappresenterebbe uno smacco più insopportabile del fallimento.

La prossima data chiave è lunedì 15 dicembre, quando l’Assemblea generale degli azionisti si riunirà per tirare le somme sulla pesante situazione debitoria del club (50 milioni di euro di deficit soltanto nell’ultimo bilancio). Stringere i tempi per le trattative di cessione avrebbe poi un impatto immediato sul piano sportivo, visto che così il Siviglia potrebbe verosimilmente intervenire sul mercato dopo un’estate vissuta col contagocce – e una squadra costruita col budget più basso di tutto il professionismo spagnolo. Da un lato sarebbe un peccato capitale rinunciare agli sforzi sul campo dei ragazzi di Almeyda, impegnati a dare continuità alla sfarzosa storia recente del club – anche se i bei tempi delle cinque Europa League conquistate nell’ultimo decennio sembrano improvvisamente lontanissimi. Dall’altro i tifosi gridano che quello non sarebbe più il loro club, ma un’altra cosa. Senza più azionariato popolare né presenza locale. Il Siviglia non potrebbe proprio permetterselo: poco ma sicuro, la protesta continua.

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