Se c’è una notizia peggiore rispetto alla sconfitta nel “six pointer game”, come chiamano in Inghilterra gli scontri diretti tra squadre in lotta per lo stesso obiettivo, è perdere il proprio pubblico. Al West Ham è capitato martedì 7 gennaio. Ed è capitato alla gente del “Forever Blowing Bubble”, delle bolle di sapone sparate all’uscita del tunnel, del “West Ham till I die”, “fino alla morte”, la gente che dall’Est di Londra si fa quaranta minuti e passa di mezzi per arrivare allo stadio. Intendiamoci: da quando gli Hammers hanno lasciato Boylen Ground, i tifosi non si sono mai del tutto ripresi. Certo, per qualche tempo alcuni fan degli Hammers hanno dato l’impressione di accettare il trasferimento, aiutati anche dalla rinascita sportiva della loro squadra, ma ora la situazione è di nuovo critica: l’Olympic Stadium, concesso in affitto per un secolo, non scalda i cuori di chi ama il West Ham. Perché si trova in un’altra zona di Londra, perché non è piccolo e compatto come il vecchio impianto e perché è il simbolo di un’identità smarrita.
La stagione complicata del West Ham sta facendo il resto, nel senso che ora i fan sono arrabbiati come non mai. La partita contro il Nottingham Forest ha spedito la squadra di Nuno Espîrito Santo -7 dalla salvezza, ma il vero problema è che gli Hammers hanno perso il loro pubblico, ovvero una delle tifoserie più calde del calcio britannico. Come riportato dal giornale inglese The Guardian, l’affluenza ufficiale di 62.429 spettatori comunicata dal club per la il match contro il Nottingham Forest non restituisce assolutamente il dato reale. Nel senso che gli spettatori presenti al London Stadium erano molti, molti di meno: sugli spalti, infatti, c’erano circa 34mila persone.
Ma com’è possibile questa discrepanza così ampia? In realtà non è raro che i club utilizzino il numero di biglietti venduti, comprensivo anche degli abbonati stagionali, per comunicare le presenze allo stadio. Questo può dare l’impressione di un tutto esaurito anche quando i seggiolini vuoti sono ben visibili e chi ha acquistato il biglietto decide di non presentarsi. Proprio il West Ham aveva dichiarato 62.452 spettatori per la partita contro il Brentford a ottobre, nonostante in quello stesso giorno i tifosi avessero organizzato un boicottaggio di massa come forma di protesta contro la dirigenza del club. La stessa cosa si è ripetuta in occasione della gara contro il Forest: c’erano moltissimi posti disponibili sul ticket exchange del West Ham, ovvero la piattaforma che consente ai tifosi (così come agli abbonati) di rimettere in vendita i biglietti se non intendono assistere alla gara. Altri fattori che potrebbero aver influito sull’affluenza sono stati il maltempo e il fatto che la gara fosse trasmessa anche in tv. Ma il segnale resta comunque forte, molto forte.
In realtà il West Ham aveva provato a risolvere preventivamente la situazione: visto che tra ingressi invenduti – il London Stadium può ospitare 68mila persone – e posti disponibili su ticket exchange c’era ampia disponibilità. il club ha inviato notifiche ai suoi tifosi nel giorno della partita. In pratica, ha chiamato a raccolta la sua gente. E non solo: qualche giorno prima era stata organizzata una vendita a tempo limitato, ovvero i prezzi dei biglietti in alcuni settori degli anelli superiori erano stati ridotti del 30% fino alle 23:59 del giorno di Santo Stefano. Entrambe le iniziative, a quanto pare, non sono servite a molto.