Da Haaland a Lamine Yamal, passando per Doku: i calciatori su YouTube non sono una novità, anzi sono la moda degli ultimi mesi. La tendenza è provare a raccontarsi senza filtri, mettendosi a nudo e portando gli appassionati nella propria vita. Però poi è arrivato Alex Iwobi, che di fatto ha alzato l’asticella. Dimenticate i classici house tour oppure “A day in my life”: l’attaccante del Fulham usa YouTube per portarci direttamente nel cuore della Coppa d’Africa. Attraverso una sua piccola videocamera, possiamo entrare nello spogliatoio della Nigeria, vivendo dall’interno cosa significa essere davvero un calciatore e partecipare a un torneo così importante. È la prova di un grande cambiamento: per creare un contenuto immersivo ed esclusivo non servono più grandi produzioni, bastano un giocatore e la capacità di registrare ciò che lo circonda.
Con l’inizio della Coppa d’Africa in Marocco, l’ex Arsenal ha lanciato “AFCON Diaries”, un vero e proprio diario di bordo in formato video. Dalla preparazione al campo, Iwobi offre un punto di vista inedito: ci porta oltre la porta chiusa degli spogliatoi, confessa le sensazioni pre-gara, racconta il dietro le quinte delle interviste e mostra persino scorci di partita. Lo fa con la disinvoltura di un vlogger navigato. Non è un caso: il suo canale, @Alexander Yaa Digg, è attivo da oltre un anno ed è un laboratorio di contenuti originali che lo distinguono nettamente dai suoi colleghi. In questa serie, tutto si regge su due pilastri: ritmo e tempi comici. Alex Iwobi non si limita a registrare, ma sa esattamente quando accendere la telecamera per abbattere quel muro di privacy e distanza che da sempre separa i tifosi dagli atleti. I compagni non solo lo accettano, ma diventano co-protagonisti: c’è Chukwueze che lo stuzzica costantemente, Calvin Bassey – sua “spalla” anche al Fulham – che lo trascina sulla cattiva strada, convincendolo a “rubare” cibo dal buffet per portarlo in camera, fino agli scherzi continui con Osimhen e Lookman.
Sembra un’anomalia, un errore nel sistema: un giocatore che infrange il dogma sacro secondo cui “ciò che accade nello spogliatoio resta nello spogliatoio”. Eppure, i vlog di Iwobi sono la risposta naturale a un calcio diventato troppo distante. Mentre il mondo social correva verso l’autenticità estrema, i calciatori si sono a lungo nascosti dietro didascalie preconfezionate e post gestiti da agenzie di comunicazione, diventando figure asettiche. Adesso finalmente c’è aria di cambiamento. I tifosi non si accontentano più di guardare da lontano; vogliono “essere lì”, percepire l’umore della squadra, annusare l’aria del campo. Non è un caso se, in Italia, uno dei format più amati sia proprio Bordocam di DAZN. Guidato da Davide Bernardi, il programma risponde esattamente a questa esigenza: abbattere le distanze e trascinare lo spettatore direttamente sul prato, facendogli vivere la partita da una prospettiva altrimenti inaccessibile. È una fame di verità che i giocatori stessi hanno iniziato a capire: non vogliono più essere percepiti come esseri intoccabili, ma come persone. Alex Iwobi, però, sta facendo un passo in più: ha trasformato il calciatore in un vero e proprio media broadcaster.
In realtà, ciò che nel calcio europeo appare ancora pionieristico, negli Stati Uniti è già la regola. Oltreoceano gli atleti si sono presi in mano la propria narrazione: basti guardare al fenomeno globale di New Heights – uno dei podcast sportivi più seguiti al mondo – condotto dai fratelli Kelce, o alle analisi a caldo di Draymond Green, giocatore dei Golden State Warriors. Hanno compreso che il vero valore non è solo nella prestazione, ma risiede anche nell’accesso esclusivo e non mediato alla loro realtà. Il futuro del racconto sportivo sta scivolando verso questa disintermediazione, dove il confine tra atleta e content creator sfuma fino a scomparire. Iwobi ci sta semplicemente mostrando una nuova via, anticipando un’era in cui la connessione tra tifosi e giocatori sarà sempre più immediata, umana e profonda.