Di Jürgen Klopp non si sente parlare da un po’, ma l’ex allenatore del Liverpool non è affatto scomparso dal mondo del calcio. Tutt’altro: sta scalando le gerarchie del gruppo Red Bull, lo sta facendo dall’interno e in modo discreto, e nel frattempo si sta godendo la tranquillità, la famiglia, il tempo di qualità per aggiornarsi senza dover fare i conti con lo stress che travolte i tecnici dei top club europei. Finalmente, come ha confessato lui stesso, Klopp ora ha l’occasione di «andare al bar con gli amici, godersi un pomeriggio al cinema o partecipare a un matrimonio».
Come detto, però, questo disimpegno è solo parziale: Klopp, infatti, si è conquistato spazio e influenza del gruppo calcistico Red Bull, che comprende squadre come Lipsia, Salisburgo, Bragantino e una franchigia MLS a New York, e di cui è stato nominato “head of global soccer”. Come rilevato e raccontato da ESPN, la sua nuova vita ora consiste nel frequentare regolarmente gli allenamenti del Lipsia e a intervenire in prima persona nelle strategie di mercato. Oliver Mintzlaff, ex amministratore delegato del Lipsia e oggi CEO dei progetti corporate di Red Bull, ha definito Klopp «il colpo più importante dell’azienda, senza aver pagato alcun cartellino».
Una differenza netta e quindi significativa rispetto alle percezioni di qualche mese fa: all’epoca del suo arrivo in Red Bull, chi era vicino a Klopp aveva fatto intendere che Jürgen avrebbe avuto un ruolo prevalentemente rappresentativo, limitandosi a presenziare e a fungere da volto istituzionale del progetto Red Bull nel calcio. Inoltre, alcuni mesi dopo – e nel mezzo di una stagione molto complicata per molte squadre della conglomerata – in Germania e in tutta Europa erano iniziate a circolare delle notizie non proprio edificanti sul nuovo lavoro alla Red Bull: si parlava di un suo possibile addio, di proposte arrivate dal Real Madrid e dal Brasile, e intanto si vociferava di un coinvolgimento limitato, quindi labile, nell’ideazione e nell’attuazione delle strategie sportive del gruppo Red Bull.
Ecco, ora pare che quei dubbi non esistano più: l’impatto di Klopp si è fatto sentire in modo concreto soprattutto sulla campagna trasferimenti del Red Bull Lipsia, reduce da un’annata in cui ha mancato la qualificazione alle coppe europee. Johan Bakayoko, arrivato nell’ex Germania Est dal PSV Eindhoven, ha raccontato di una lunga telefonata con l’ex tecnico del Liverpool: «Abbiamo parlato per quasi due ore di tutto. Ho avuto subito la sensazione che capisse davvero il calcio». Proprio Bakayoko è stato il volto più luccicante di di una profonda rifondazione estiva, che ha rimediato alle cessioni di Benjamin Sesko al Manchester United, Loïs Openda alla Juventus e Xavi Simons al Tottenham, investendo circa 92 milioni di euro su cinque giocatori tutti sotto i 22 anni. Una strategia che, almeno per ora, sta dando frutti. Il Lipsia occupa il quarto posto in Bundesliga, a soli tre punti dal Borussia Dortmund secondo.
Klopp ha esercitato una certa influenza anche nella scelta degli allenatori: a marzo 2025, nel bel mezzo della stagione negativa di cui abbiamo detto, il Lipsia ha esonerato Marco Rose, ex giocatore di Klopp al Mainz tra il 2002 e il 2008. Nonostante un rapporto personale lungo oltre vent’anni, Klopp ha finito per sostenere la decisione della società. I due erano entrati in contrasto dopo la sconfitta contro il Borussia Mönchengladbach del 29 marzo, partita preceduta da un discorso motivazionale di Klopp alla squadra e seguita, contro gli accordi, da un intervento analogo di Rose. Il giorno successivo, l’allenatore è stato sollevato dall’incarico.
Situazione analoga a New York, dove l’addio a Sandro Schwarz e al direttore sportivo Jochen Schneider ha alimentato titoli polemici sulla stampa tedesca. Come Rose, anche Schwarz aveva lavorato con Klopp ai tempi del Mainz, ma i legami personali non sono bastati a proteggerli quando i risultati sportivi non erano più in linea con gli obiettivi del gruppo. Ciò non significa, però, che Klopp rifiuti di circondarsi di figure fidate. Durante la lunga ricerca del nuovo allenatore del Lipsia, ha voluto inserire in organico Jürgen Kramny, altro ex compagno dei tempi di Mainz. Prendendo Kramny, di fatto, Klopp ha creato una nuova figura: lo scout degli e per gli allenatori.
Insomma, oggi come oggi creare nuovi ruoli, rafforzare la strategia globale e dialogare a lungo con i potenziali acquisti sono diventate le principali funzioni di Klopp. Che quindi occupa un ruolo del tutto in linea con la sua attitudine manageriale, un’attitudine già emersa al Mainz, al Borussia Dortmund e al Liverpool – tutti club ricostruiti di sana pianta, praticamente, dopo il suo arrivo. Nonostante tutto questo, però, è davvero difficile immaginare che il suo futuro resti confinato alle segrete stanze in cui lavorano i dirigenti. Un ritorno in panchina, infatti, appare tutt’altro che improbabile. Lo stesso Mintzlaff ha ribadito che Klopp, al momento, non intende allenare, pur lasciando aperta la porta a un possibile cambiamento. Per Red Bull, la sua presenza è un valore strategico, soprattutto in un contesto – sportivo, ma anche politico e culturale – in cui il gruppo continua a cercare piena legittimazione. Quanto a Klopp, pur lontano dai riflettori della panchina, resta lo stesso carismatico leader. Anche se non allena più.