Non avrà i colpi del fuoriclasse assoluto: quasi 25 anni, nessuna esperienza nei top-5 campionati europei, valore di mercato attorno ai due milioni di euro. Eppure Andreas Tetteh, oggi, ha tutte le carte in regola per fare comunque la storia. Anzi, in buona parte l’ha già fatta, debuttando con la maglia della Grecia lo scorso novembre e diventando così il primo calciatore nero di sempre nella storia della Nazionale. Rompendo pregiudizi e tabù a suon di sprint in piena area avversaria.
Che cos’è cambiato negli ultimi due mesi? Tetteh è passato dal Kifisias, un piccolo club di provincia, al Panathinaikos: tra i più importanti e popolari del Paese. E con la maglia biancoverde, da ateniese ad Atene, ora ha la grande occasione di lasciare il segno ben oltre i gol e le giocate sul campo. “Da bambino ho sempre voluto giocare per l’Ethniki“, spiega il classe 2001 parlando della Nazionale. “Per tutta la vita avevo sognato quel momento”, suggellato dalla bella vittoria per 3-2 sulla Scozia alle qualificazioni ai Mondiali, impreziosita da un suo assist. “Ora, se mai dovessi diventare il talento che alcuni si aspettano, farò sentire la mia voce e dedicherò tutte le mie energie a garantire che i bambini nati in Grecia, cresciuti qui e con gli anni necessari di istruzione scolastica, possano ottenere la cittadinanza greca. So quanto sia difficile e quanto la desiderino”.
Per Tetteh non è stato affatto facile arrivare fin qui. Nato nella capitale greca da genitori ghanesi, ha perso il padre all’età di 8 anni e ha dovuto trascorrere l’infanzia con lo spettro quotidiano del razzismo. “Il mio trauma più grande è stato quando da bambino prendevo l’autobus: quando andavo a sedermi, la gente si alzava e cambiava posto per non stare accanto a me”, So Foot ha ricostruito la sua storia con un lungo approfondimento. E se il basket greco negli ultimi anni ha avuto la fortuna di poter contare su un modello d’ispirazione globale, come Giannis Antetokounmpo e i suoi fratelli, il calcio finora è rimasto indietro anni luce. Basti pensare che l’unico altro giocatore nero a esordire in Nazionale, prima di Andreas, era stato Daniel Batista Lima: un attaccante capoverdiano, naturalizzato a metà anni Novanta. E non nato e cresciuto in Grecia come Tetteh.
La novità accade dopo decenni particolarmente tesi e difficili per il Paese: la crisi economica esaspera gli animi, la pressione migratoria da est e da sud si fa sempre più massiccia e il razzismo nei confronti dei greci di seconda generazione resta un problema persistente. Senza che il complicato processo burocratico per l’ottenimento della cittadinanza venga in qualche modo in aiuto (in questo senso, la Grecia sembra ancora più indietro dell’Italia, e dei calvari che anche grandi atlete come Myriam Sylla hanno testimoniato a più riprese). “Il colore della mia pelle ha sempre complicato le cose”, riassume Tetteh.
Dopo il suo debutto in Nazionale, l’attaccante aveva ricevuto anche il plauso della FIFPRO, la federazione internazionale dei calciatori professionisti: “Per il suo coraggio, la sua voce e la sua continua lotta contro il razzismo. Attraverso l’istruzione, l’advocacy e una vera leadership, Andreas sta contribuendo a plasmare un futuro più inclusivo e rispettoso per il calcio”. Non importa se non ha lo straordinario talento di Giannis sul parquet: la via verso certi traguardi può e deve prescindere da gol e canestri. Ma avere finalmente l’occasione di trasmettere il messaggio attraverso il megafono del Panathinaikos, senz’altro potrà aiutare. Fino al giorno in cui Tetteh aiuterà a vincere la Nazionale, facendo esultare tutta la Grecia. Un assaggio l’ha già dato.