Sul ghiaccio, ogni volta che pattina, rimangono diverse tracce. Tracce del suo talento, che le è valso 11 medaglie olimpiche nello short track (la donna italiana più medagliata di sempre, a due distanze dal record assoluto dello schermidore Edoardo Mangiarotti), della dedizione e della determinazione. Arianna Fontana, spesso, sembra quasi non avere piena consapevolezza del peso specifico di ogni podio e di aver fatto la storia degli sport invernali e non solo. Forse, anche per questo, le è stato concesso l’onore di essere per una seconda volta portabandiera (unica donna italiana di sempre) ai Giochi Olimpici di Milano – Cortina 2026, le Olimpiadi di casa. A vent’anni da Torino 2006, quando era una bambina dal cui caschetto uscivano delle ciocche bionde che nemmeno capiva appieno cosa significassero quei cinque cerchi, oggi è una donna con un vissuto e una maturità completamente diversi. Per questo si avvicina alla sua quinta edizione della rassegna più importante al mondo con calma serafica.
A meno di un mese dai Giochi, avete un Europeo (16-18 gennaio in Olanda): come si vive e si gestisce una competizione del genere a ridosso dall’evento dell’anno?
Devo dire che sono contenta di avere questi Campionati Europei, perché purtroppo, con l’infortunio che ho avuto a inizio ottobre, non ho fatto troppe gare. Grazie alla competizione posso gareggiare in un contesto, se vogliamo, non troppo “impegnativo”: non ci sono asiatiche, nordamericane, atlete che rendono la gara già difficile già dal quarto di finale. In ogni caso, rimettersi in gioco prima delle Olimpiadi è di grande aiuto per me e per la situazione in cui mi trovo. È un test: poi, se arrivasse il podio, sarebbe la ciliegina sulla torta.
A diverse settimane di distanza dall’annuncio, hai realizzato che sarai nuovamente portabandiera dell’Italia?
Sì, sicuramente ho metabolizzato. Quando mi è stata comunicata la scelta è stato quasi più bello di Pyeongchang 2018, perché in quell’occasione un po’ ci speravo. In questo caso è stata una cosa inaspettata e magari proprio per questo, anche più bello. Ho sentito gli altri (Federico Pellegrino con lei a Milano e poi Federica Brignone e Amos Mosaner a Cortina, ndr) e li ho visti a Roma per la consegna del tricolore. È stato bello condividere quel momento al Quirinale con il Presidente della Repubblica. Eravamo agitati, nonostante di solito siamo abituati a gestire pressione e stress in quanto sportivi.
Il Presidente Sergio Mattarella è un grande appassionato di sport, si informa e dà spazio a tutte le discipline. Ti è rimasto impresso qualcosa di questo incontro?
Lui è davvero sempre gentile, è bello andare a Roma per queste occasioni e vederlo perché è chiaro come ci tenga allo sport e a noi atleti. Come dici tu, trova sempre le giuste parole, sa sempre chi ha davanti, che momento è della tua carriera e cosa fai, è davvero unico.
Hai detto che a Milano-Cortina vuoi giocartela, arrivare in finale e poi vedere come andrà. Come si mantiene viva, dopo tutti questi anni la fame di vittoria?
Quando sono sul ghiaccio mi diverto, non mi pesa quello che faccio. Ho ancora…. quello che chiamo fuoco, è l’immagine che più assomiglia alla grinta che ho in me, alla voglia di mettermi in gioco anno dopo anno.
C’è un momento in tutti questi anni in cui hai dubitato del prosieguo della tua carriera, in cui ti sei detta “ma ne vale la pena”?
Dopo i Giochi di Sochi 2014, ho imparato a prendermi pause dalle competizioni per staccare, per darmi del tempo da dedicare alla famiglia, agli amici e a me stessa. Fare l’atleta è bello, siamo onesti, permette di rendere la propria passione un lavoro, ma la cosa complessa è rimanere sempre ad alti livelli, non solo fisicamente ma mentalmente. Nel tempo ho capito questa cosa e ciò mi ha aiutato ad avere una carriera longeva e ad essere competitiva per tanto.
A Milano Cortina 2026, per il tuo palmarès, e visto che sei in “casa”, avrai tanti occhi puntati addosso: si parla sempre della pressione, molti dicono che sia un privilegio. Come vivi questo avvicinamento?
Per il momento c’è un po’ di tensione, di adrenalina… ma in fondo è bello. Quando provi queste sensazioni vuol dire che ci tieni ed è importante. Poi, quando gareggerò a Milano, crescerà il mix di emozioni. Nelle precedenti edizioni dei Giochi sono sempre riuscita a gestire la parte emotiva e a canalizzarla nel migliore dei modi, come benzina e spero di riuscire a fare lo stesso anche in questa occasione.
C’è il rammarico per non riuscire a gareggiare pure in pista lunga…
Purtroppo c’è, però ormai siamo così a ridosso delle competizioni olimpiche che è inutile rimuginare oppure disperarsi. Sarebbe stato bello, sarebbe stata una cosa importante, per me, riuscire a pattinare nella doppia disciplina, in pista lunga, sia nel team pursuit che nella mass start: era il mio sogno gareggiarci. Purtroppo è andata diversamente per via dell’infortunio, poi successivamente non c’è stato modo di poter dimostrare le mie abilità, le mie capacità e confrontarmi con gli altri. Ma va bene così. Ora vedo il lato positivo: tutti gli allenamenti che abbiamo fatto sulla doppia disciplina aiutano e servono. Rimettermi in gioco, provare una nuova specialità, seppur sempre pattinaggio, è molto diverso. L’approccio all’allenamento e alla gara non è uguale allo short track, mentalmente ha dato una grande mano.
L’azzurro dello short track, Pietro Sighel si è lamentato dei prezzi alti dei biglietti olimpici. Secondo lui è anche un’occasione perduta per dare visibilità alle vostre discipline. Tu che ne pensi?
So che le persone che volevano venire a vedermi hanno acquistato i tagliandi e si sono organizzate già dall’estate scorsa. Ci saranno i miei sostenitori, il mio gruppetto di amici, di famiglia, sia dell’Italia che degli Stati Uniti. Saranno presenti circa una trentina di persone dagli USA pronte a sostenermi. Il loro supporto e anche quello dei tifosi italiani, per me è importante. Arriviamo dall’edizione di Pechino 2022 dove non c’era nessuno per via del Covid, averli sarà un boost in più. Per il resto, sono concentrata su ciò che mi compete, mi è stato già chiesto cose ne pensi sullo status dei lavori e altro. Io so che devo essere pronta, al resto ci penserà chi di dovere.
Avendo fatto diverse edizioni olimpiche, qual è il villaggio che più ti è rimasto nel cuore?
Direi quello che ho vissuto di più, per clima e atmosfera, ovvero Sochi 2014: era tutto vicino, so che i miei familiari – che erano venuti a vedermi – si divertirono molto. Tutte le venue erano attaccate e c’erano le varie Case dei Paesi vicine e c’era molto altro al di là delle gare. In generale, i momenti vissuti al villaggio sono tanti, anche quelli a Casa Italia, forse ancora più intensi. Lì si va a festeggiare dopo una medaglia: mi sono ritrovata mia mamma, papà, fratello e mio zio quando era ancora vivo. È un modo per staccare e godersi il momento prima di concentrarsi sulla gara successiva.

In tutti questi anni, secondo te, come sei cresciuta in quanto donna e in quanto atleta?
Tanto. Da Torino ad oggi sono trascorsi 20 anni, ne è passata di acqua sotto i ponti. Sono cresciuta sia come donna sia come atleta. Sono evoluta, mi sono dovuta rimettere in gioco diverse volte e reinventare. Ho avuto paura di provare cose diverse…come andare all’estero ad allenarmi, provare programmi diversi. Non mi sono mai accontentata di quello che avevo, ho sempre cercato quel qualcosa in più.
Il primo ricordo sul ghiaccio?
Forse non il primissimo, ma pattinavo ancora a Valmalenco. Pattinavo su un campo da calcio che ghiacciavamo d’inverno, la sera tardi, al buio. Non facevamo caso al freddo, ero con altri bambini e ci piaceva rincorrerci, divertirci mentre i miei genitori aspettavano all’interno della struttura al caldo, noi eravamo semplicemente fuori ad allenarci.
È stato amore a prima vista o no?
Non è iniziato benissimo perché, quando ho messo i pattini la prima volta, da quello che mi hanno detto, non stavo in piedi. Dopo un po’ di volte e vari allenatori, uno disse ai miei “Forse Arianna dovrebbe provare un altro sport”. Il tempo mi ha dato ragione e torto a lui.
Poi è arrivato nella sua vita Anthony Lobello, coach e marito: come si è sviluppato il rapporto?
Non è stato semplice, ma allo stesso tempo, non è stata una scelta nata su due piedi. Essere marito e moglie aiuta ed è anche la nostra forza nel rapporto sportivo. Ci conosciamo alla perfezione, lui sa esattamente dove voglio arrivare, capisce il mio carattere: sa quando spingere, quando non è neanche necessario o quando concedere una mezza giornata di riposo. Questo ci dà molto di più.
Essere una coppia comporta anche delle valutazioni: da donna pensa alla maternità?
Sì, ne parliamo. Ci piacerebbe un giorno far crescere la nostra famiglia. Se Dio vorrà avremo e arriveranno dei figli. Nel caso arriveranno al momento giusto: non è come negli allenamenti che devi programmare tutto. Non è così automatico pensare che se smettessi di pattinare allora cominceremmo a provarci, se e quando arriverà ne saremo più che felici.
Le atlete donne secondo te hanno supporti a sufficienza quando diventano madri? Francesca Lollobrigida, ad esempio, ha avuto una bella mano d’aiuto dalla Federazione…
Ci sono, per fortuna, casi che conosciamo di mamme atlete che sono state aiutate, ma non non so se è per tutte è così. Non è un qualcosa di semplice da affrontare per una donna che è atleta e vuole essere mamma: da uomo non avrei questo problema.
Da uomo non c’è nemmeno la problematica del ciclo mestruale, tema che per anni è stato un tabù…
Il ciclo influisce, non si può dire che non sia così. Certo, dipende anche da donna a donna, c’è chi lo patisce di più chi e chi meno. È un qualcosa di scientifico: dal punto di vista ormonale, il tuo corpo cambia e di conseguenza ci sono periodi dove hai più forza e dove sei più debole. Ci vuole un po’ di fortuna a trovarsi nel momento giusto del ciclo, e di certo non si può non gareggiare anche se le mestruazioni, ma sicuramente, da donne non siamo nelle migliori condizioni.
Parlavi del corpo, che rapporto ha con la sua fisicità?
Sono abbastanza serena, per lo sport che faccio, so che ho le gambe più grosse (ride, ndr): quando vado a comprarmi i pantaloni devo prendere la taglia in più perché le gambe sono più massicce. Fa parte del mio essere, accetto il mio corpo nonostante tutto, non mi vedo in modo sbagliato per questo.
Sembri molto determinata e “inquadrata”, hai qualche vizio?
Sono molto golosa, ma di tutto in generale: dolce e salato. Quando posso, amo fare una bella cenetta fatta bene, bere qualche bicchiere di vino e prendere un dolcetto per concludere tutto: quello è il mio vizio.
Hai ancora sogni nel cassetto da sportiva e da donna?
A livello sportivo, tutto quello che volevo raggiungere l’ho conseguito. Arrivo a Milano Cortina 2026, molto più serena, tranquilla, non sto rincorrendo nulla e non vado a caccia di un risultato o di una medaglia particolare. Voglio godermi ogni momento, rivivendo una competizione in Italia, visto che la prima volta ero troppo piccola per capire fino in fondo e questa invece voglio veramente godermela dal primo giorno all’ultimo, a 360°. A livello umano non so che farò da grande. È un’incognita.