Rocco Commisso voleva lasciare il segno nel calcio, alla Fiorentina e non solo, e ci è riuscito

Il presidente del club viola è morto negli Stati Uniti, e la sua vita è stata divisa tra imprenditoria e passione per il gioco.
di Redazione Undici 17 Gennaio 2026 alle 12:40

Quando un appassionato di calcio – e non è necessario che sia un tifoso della Fiorentina – ha la fortuna di entrare al “Rocco B. Commisso” Viola Park, ecco, visitare tutta la struttura era e resterà il modo giusto per misurare quello che era il rapporto tra Rocco Commisso e il calcio, un rapporto fatto soprattutto di mentalità imprenditoriale – in fondo il lavoro di Commisso, essenzialmente, era fare impresa. Il fatto, però, è che dentro di lui c’era anche una passione genuina, viscerale, per il calcio. Oggi, nel giorno della sua morte, la Fiorentina e tutto il mondo del calcio si ritrovano a celebrare innanzitutto questo: un uomo che amava il gioco e che ha fatto di tutto per lasciare un segno del suo passaggio come proprietario, come dirigente. E che ci è riuscito.

Il Viola Park, appunto, è il lascito più importante di Commisso. E non perché porti il suo nome, ma perché l’imprenditore italo-americano – era nato a Gioiosa Jonica nel 1949 e si era trasferito negli USA quando aveva solamente 12 anni – è stato l’anima dietro la progettazione, la costruzione, la continua espansione del centro sportivo della Fiorentina. Il suo arrivo a Firenze, nel 2019, ha determinato – in soli due anni – l’inizio dei lavori a Bagno a Ripoli, il uno dei primi comuni fuori dalla città, e così nel 2023 le squadre viola avevano già a disposizione un’area di  32 ettari in cui c’è davvero di tutto.

E non è un modo di dire: nel Viola Park c’è spazio per 12 campi di calcio regolamentari in erba naturale e/o sintetica, su cui giocano e/o si allenano 20 squadre maschili e femminili, senior e giovanili; per 28 locali spogliatoi; per un padiglione eventi/sala ristorante che può ospitare fino a 500 persone; per un plesso in cui i calciatori del vivaio studiano dopo la scuola, seguiti da tutor assunti dal club, e diversi alloggi per i ragazzi che arrivano da altre città, o anche da altre regioni, per formarsi nel settore giovanile viola; per 18 sale riunioni, tre piscine di diverse dimensioni, una postazione per interventi dentistici, una per trattamenti podologici, tre postazioni parrucchieri. E poi ci sono ci sono due stadi: uno da tremila posti, intitolato alla Curva Fiesole; e uno da 1500 posti, intitolato a Davide Astori.

L’esperienza di Commisso nel calcio non nasce con la Fiorentina, né con l’enorme progetto del Viola Park, ma molti anni prima, negli Stati Uniti. Intanto da giovane è stato un giocatore: ai tempi della Columbia University, ha giocato per i Lions, la squadra sportiva dell’ateneo newyorchese iscritta al campionato NCAA, ed è stato anche chiamato a una selezione per la Nazionale olimpica statunitense. In seguito, mentre con la sua Mediacom diventava uno dei più importanti imprenditori del Nord America nel settore della tv via cavo, è sempre rimasto dentro le attività calcistiche della Columbia, al punto che uno degli stadi del complesso sportivo dell’università è intitolato proprio a lui. Poi nel 2017 è arrivata la prima avventura da proprietario e dirigente, alla guida di una squadra che per gli americani (e anche per gli italiani d’America) è un’istituzione importante: i New York Cosmos, iscritti al campionato NASL (poi chiuso nel 2018).

Infine, la Fiorentina: l’acquisto del club nel 2019, poi la pandemia da Covid e il grande impegno per mettere su il Viola Park. Nel frattempo la squadra viola è tornata in Europa e ha disputato due finali consecutive in Conference League, nel 2023 e nel 2024, più quella di Coppa Italia (sempre nel 2023). Nel frattempo, e questo è stato un altro punto centrale del suo lavoro a Firenze, il club viola ha lanciato diversi talenti cresciuti nelle giovanili, prima nel vivaio in senso assoluto e poi al Viola Park: Ranieri, Comuzzo, Fortini e Kayode sono solo alcuni dei talenti lanciati da quando la Fiorentina è passata nelle mani di Commisso. Che, a causa della sua morte a 76 anni (a causa di una lunga malattia), non vedrà compiersi quello che era il suo progetto più ambizioso: la ricostruzione dello stadio Franchi. Ma tutto questo non cancella quello che è stato, per la Fiorentina, per Firenze e anche per tutto il calcio italiano.

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